La nube di Oort – Capitolo 24 [564]

Convivio scientifico filosofico di Parigi. (facoltativo)

Todo aquel que no sabe, aunque sea señor y príncipe, puede y debe entrar en el numero del vulgo. (Chi non sa, sia pur signore e principe, può e deve considerarsi volgo). Miguel de Cervantes (scrittore spagnolo, 1547 – 1616), Don Chisciotte della Mancia.

Altra riunione in Parigi. Il punto di vista della comunità scientifica. Altri diventano HSE.

Parigi, 5 novembre 2048.  

Al convivio è presente anche Jean Patron, HSE, come legale dell’ambasciata francese all’Onu, con notevole esperienza sui colloqui ufficiali tenuti a New York, all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. In sua compagnia c’è James Fisher, HSE, neuropsicologo ed ipnoterapista. Anche Belial è presente. Prende la parola Manuel de Echeguevarrio, presidente dell’Unione Scientifica Filosofica Internazionale (ISPA, International Scientific Philosophical Association), antropologo e neuro-chirurgo di chiara fama:

“Egregi luminari qui presenti, salto i preamboli e passo subito al dunque: i nostri ricercatori, come saprete, hanno approfondito, soprattutto con autopsie, quanto successo negli ultimi quattro anni (dal mese di agosto 2044). Nelle vittime si presenta un angioma nell’epidermide della fronte. In buona sostanza, compare una stella a cinque punte. Non sono angiomi confondibili con angiomi normali: sono segni ben precisi. Si presume che le persone defunte fossero dei mentitori con danno arrecato ai loro simili volutamente, come prevede il Messaggio famoso. La conclusione alla quale siamo arrivati è che la manipolazione cerebrale effettuata dai Cosmici sia da considerare funzionante nel modo più assoluto. A conferma, non abbiamo notizia di abusi o di errori. Veniamo al criterio di autodistruzione cerebrale da noi identificato, anche se non siamo ancora perfettamente sicuri dei dettagli. Portiamo l’esempio del bambino morso da un cane e che ora si trovi di fronte a un altro cane aggressivo di grossa taglia. Nella memoria esiste il ricordo «Sono stato morso da un cane». Tale ricordo è collegato dal soggetto alla situazione che sta attualmente vivendo: «Ora sono di nuovo davanti a un grosso cane».

Per il bambino, c’è pericolo di una ripetizione del morso e allora scatta un segnale sinaptico: «Qui occorre più adrenalina per reagire immediatamente». L’aumento d’adrenalina non è volontario e tutto questo processo è completamente inconscio. Il sistema dei Cosmici è analogo: al soggetto è stato depositato un codice in alcuni neuroni, così come facciamo noi quando memorizziamo il nostro numero di telefono. Ci sono dei momenti in cui magari non ricordiamo il numero ma, dopo mezz’ora, può tornarci in mente. Nello stesso modo succede per il codice attribuitoci dai Cosmici, solo che questo resta nell’inconscio e non riaffiora mai a livello della mente cosciente, come succedeva invece nell’esempio del numero di telefono. All’estrazione del nostro numero, in un altro neurone, si crea un’istruzione del tipo «Il mio codice identificativo è stato estratto: se il mio Codice di Sincerità è correntemente posto a falso, sono eliminabile».

Conclusione: Si tratta di una condizione logica dell’algebra di Boole. Subito dopo, il soggetto pone in un altro gruppo di neuroni l’istruzione «Poiché sono in AND logico (dato che le affermazioni sono entrambe vere…), dovrei procedere alla mia eliminazione cerebrale». Dico «dovrei» perché non siamo certi se il disgraziato muore per il processo o se invece muore per paura del processo stesso. In fondo, per la conclusione pratica, la differenza non esiste: non è così se invece consideriamo una conclusione etica; può darsi cioè che si tratti di una morte per terrore e non di un omicidio. Si dirà che indurre in una persona un terrore mortale non fa molta differenza… ma tralasciamo la questione, per quanto l’argomento possa interessare da un punto di vista filosofico: cerchiamo di concentrare la nostra attenzione sull’aspetto pratico e scientifico. Riassumendo, il tutto è semplice, signori, anche se richiede una tecnologia che noi non abbiamo: siamo comunque in grado di comprendere il processo di eliminazione in modo chiarissimo, anche se il meccanismo di ripetizione del processo sinaptico sempre più veloce non ci è ben chiaro. Per inciso, basterebbe disinnescare questo corto circuito, auto innescante, ma non sappiamo nemmeno da che parte cominciare e, anche se lo sapessimo, andrebbe fatto nel giro di qualche secondo dall’inizio del processo: sarebbe quindi inattuabile comunque.

Vediamo ora più da vicino come avviene il tutto: il nostro morituro si trova alla presenza dell’ordine cerebrale appena concretizzatosi che impone l’auto eliminazione. In tale momento, forse (come dicevamo) a causa della paura, si crea un particolare stato di eccitazione sinaptica che fa aumentare a dismisura la velocità di scambio delle informazioni. Non sappiamo come, ma questo processo è come un diapason, con una sola differenza: mentre il diapason oscilla a velocità costante, il processo indotto dai cosmici accelera sempre di più. Insomma, è quasi uguale al cosiddetto effetto Larsen. Una volta che la velocità sia elevatissima, si determina un aumento enorme della circolazione sanguigna e della pressione cerebrale. Nel giro di un minuto o due al massimo, l’ossigeno non è più sufficiente e sopravviene la morte per ictus cerebrale: in altre parole per ischemia, cioè insufficienza di ossigeno nel sangue del cervello, per il carico di lavoro richiesto.

Il processo ha molte analogie con quanto potrebbe sopravvenire quando una persona si convincesse di aver visto un fantasma. Ripeto che tale processo è innescato dalla mancata obbedienza alla legge (sempre che sia giusta) e non è quindi un vero e proprio omicidio: non ci sono vittime innocenti, ma solo vittime che sono convinte di essere disobbedienti alla legge, indipendentemente dal fatto che il tutto sia vero o meno, che sia giusto o meno. E chi decide se tale legge è giusta? secondo i Cosmici, la legge ha tutti i crismi della correttezza. Non è una situazione nuova per noi umani: quante volte le organizzazioni, i gruppi terrestri in genere, hanno inflitto la pena di morte per la violazione di leggi che solo tali organizzazioni ritenevano giuste mentre la vittima non era per niente d’accordo? pensate ai condannati per stregoneria: molti condannati non si ritenevano (e con ogni probabilità non erano) colpevoli… abbiamo qui esaminato quanto sta succedendo e ovviamente non abbiamo dato, né sarebbe questo il momento per farlo, alcun giudizio morale. Sta di fatto che, con l’opportuna tecnologia, per i signori Cosmici è possibile:

  1. Inserire nel cervello una Legge qualsiasi.
  2. Stabilire un senso di colpa auto indotto a livello neuronale se la Legge non sarà osservata: il soggetto non può mentire a se stesso, quindi non avrà via di scampo, almeno per quanto abbiamo capito.
  3. Creare un Codice d’Identificazione individuale.
  4. Lasciare primamente il neurone Codice di Sincerità uguale a vero.
  5. Indurre autonomamente l’interessato a porre il Codice di Sincerità uguale a falso se il soggetto autogenera il senso di colpa.
  6. Se il soggetto ha il Codice di Sincerità uguale a Falso e il suo Codice di Identificazione è stato estratto, egli rientra tra il tre per cento dei non sinceri e si auto-elimina.

Vediamo inoltre con un esempio qualsiasi, come sia possibile eliminare tutti gli esseri umani contemporaneamente, seguendo lo schema precedente:

  1. Inserire la Legge «Se due è uguale a due, tu sei colpevole».
  2. Comunicare che sono stati estratti tutti i Codici di Identificazione.
  3. Tutti sono colpevoli e tutti hanno il codice d’identificazione estratto.
  4. Conseguentemente, tutti procederanno all’auto-eliminazione. Quest’ultimo punto è fondamentale: non eliminazione, bensì auto-eliminazione.

Come bere un bicchier d’acqua, signori miei… ovviamente abbiamo poco tempo per discutere sul sesso degli angeli e penso che siate tutti d’accordo sul fatto che dobbiamo cercare di salvarci. Il dibattito è aperto: risparmiateci, per cortesia, piagnistei e considerazioni morali di ogni genere perché la realtà da affrontare è questa. Mai come oggi ha avuto lustro la massima: dura lex, sed lex…”

[Latino: “è una legge dura, ma è pur sempre una legge…”]

Partecipante: “Professore, la inviterei a dare la parola a qualcuno che ci possa parlare dei Connessi, se è qui presente e se c’è qualcosa da dire…”

de Echeguevarrio: “Bene: se tutti sono d’accordo, darò la parola a Peter Norton, psicologo e psichiatra dell’Università di Londra e ufficiale dell’Esercito Britannico. Si è interessato, sin dal primo momento, della questione dei Connessi, così come richiesto dal nostro partecipante. Prego, dottor Norton…”

Peter Norton: “Cari signori, parlo contemporaneamente come psicologo, come psichiatra e, nel rispetto del mio grado di ufficiale, dirò tutto ciò che non costituisce segreto militare: cioè quasi tutto, salvo qualche piccolissimo particolare che riguarda soprattutto i capi di stato di tutto il mondo ora in carica e quindi, per ora, ancora vivi. Essendo l’argomento vastissimo e le implicazioni non indifferenti, sarò anche lieto di rispondere, con i limiti appena definiti, a tutte le vostre domande. Cercherò di limitare la mia esposizione al minimo indispensabile, proprio per lasciare il maggior tempo possibile agli interlocutori. Alcuni esseri umani sono in contatto cerebrale con i Cosmici ma anche con altre forme di esseri: talvolta con una sola intelligenza remota e talvolta con più di una. Questo è stato vero da sempre, perché da sempre questi alieni ci tengono sotto controllo. Non è chiaro come siano stati possibili originariamente questi contatti – iniziazioni e neppure è chiaro il criterio usato dalle intelligenze non umane per selezionare questi uomini che chiameremo d’ora in poi Connessi. Ripeto che, quando parleremo di un Connesso, dovremo sempre precisare con quale tipo d’intelligenza remota esista la connessione e inoltre sarà fondamentale capire se una persona sia contemporaneamente connessa con una o più forme.

Sembra che noi si sia stati, e si sia tuttora, spettatori ignari di una lotta, non ancora conclusa: tale lotta esiste, se non proprio per il controllo del cosmo, almeno per assicurare un maggior spazio vitale alle varie forze disputanti. Molte volte costoro, approfittando dell’ignoranza dei terrestri, si sono spacciati per Dio o l’hanno lasciato credere ma si pensa che non sia così, perché sembrano rispettare, anche se non sempre, determinate regole: se fossero Dio, per un minimo di coerenza, ci si aspetterebbe che tali regole fossero rispettate sempre. Potrebbe anche trattarsi di qualcosa di auto – imposto, quasi un codice etico.  Non è per noi facile quindi descrivere la reale situazione. Si tratta di una lotta fra forme di vita ad un livello talmente avanzato che noi non possiamo nemmeno immaginare. Ripeto: non siamo in grado di capire bene perché questi esseri stiano lottando, se esistano tra di loro delle gerarchie e se tutti costoro obbediscano a un Qualcuno di superiore. L’importante è che vi sia chiara una cosa: purtroppo, abbiamo capito pochissimo. Meglio proseguire con qualche discorso più concreto che, seppure a sprazzi, possa gettare maggior luce sullo scenario complessivo, il quale comunque rimarrà per ora a macchia di leopardo. Questo almeno per le mie conoscenze attuali. Se poi qualcuno vorrà aggiungere qualcosa, penso che quasi sicuramente il presidente de Echeguevarrio gli darà la parola.

Quello che è accaduto il 6 luglio 2043 non è detto che sia una novità, se ci limitiamo ad interventi sul nostro inconscio. La vera novità è che i Cosmici, questa volta, hanno operato direttamente nel nostro conscio, rendendoci tutti edotti del Messaggio. I primi che sono entrati in contatto con noi l’hanno fatto da oltre due milioni di anni, se non di più: questo è sicuro. Il motivo fondamentale è stato sempre lo stesso: nell’universo, solo le stelle di dimensione analoghe al nostro Sole possono far nascere la vita. Se le stelle sono molto più piccole o molto più grandi del Sole, non ci possono essere le prospettive per lo sviluppo della vita. Per i sistemi grandi come il Sole, che, ripeto, sono gli unici che possono avere la vita in qualche loro pianeta, la durata è comunque di dieci miliardi di anni solari circa.

La massa della stella ha un certo tempo per la trasformazione di due nuclei d’idrogeno in un nucleo d’elio: essendo i nuclei di idrogeno iniziali più o meno dello stesso numero nelle varie stelle suscettibili di vita nei loro pianeti, la trasformazione totale avviene più o meno nello stesso tempo: dieci miliardi di anni circa. Allo scadere dei dieci miliardi di anni, la fine dell’idrogeno che si è trasformato in elio dà il via a una crescita enorme ed improvvisa della stella. Questo processo è chiamato stella gigante rossa e tutti i pianeti interni del sistema finiscono distrutti e bruciati dalla stella stessa. Nel nostro caso, la Terra farà parte dei pianeti bruciati. A questo punto il Sole espellerà gli strati esterni e si contrarrà in una stella nana bianca, molto poco luminosa e con colore tendente al bianco, grande più o meno come la Terra, ma con una densità enorme e con una forza di gravità spaventosa: questa a sua volta potrebbe in seguito esplodere in una supernova ma è inutile qui addentrarsi ulteriormente in questo discorso.

Ne discende una considerazione importante: poiché l’universo ha circa quindici miliardi di anni, (d’ora in poi, quando parlerò di anni, intenderò sempre anni solari) alcuni sistemi che avevano la vita sono già scomparsi, altri sono prossimi alla scomparsa, altri come il nostro Sole sono circa a metà del loro periodo (siamo a cinque miliardi di anni circa) ed altri addirittura devono ancora dare inizio alla loro esistenza e sono ancora un ammasso di polvere interstellare. Non ho la preparazione per entrare nei dettagli e d’altronde queste cose si trovano in un buon manuale di astrofisica. Prima che il sistema muoia, tuttavia, la forma di vita intelligente, se c’è, ha il tempo e la tecnologia sufficienti per migrare, per spostarsi, per assicurare la propria esistenza futura altrove.

Questo è quanto è successo e continuerà a succedere: quelli che sono successi sulla Terra non sono quindi degli accidenti, ma le regole dell’universo, applicate naturalmente anche al nostro pianeta. Alcune forme di vita molto evolute, provenienti da sistemi ai quali mancavano uno o due miliardi di anni per esplodere in una stella gigante rossa, hanno dato inizio ad esplorazioni per trovare altri sistemi con pianeti adatti, con lo scopo di migrarvi. Così hanno fatto le civiltà che hanno visitato la nostra Terra. La cosa più semplice sarebbe stata per loro eliminarci e sostituirci, ma non l’hanno fatto. Come dicevo prima, non si capisce se abbiano delle proibizioni, se seguano delle leggi morali che loro stessi si sono dati o se invece siano vincolati da altre intelligenze. Ci possono anche essere casi di dispute, per cui un’intelligenza non si fida dell’altra. Non sappiamo.

Può essere che più intelligenze accampino dei diritti sullo stesso pianeta: di nuovo, non sappiamo. Noi… noi ci siamo trovati in mezzo. Dato che queste intelligenze si sono connesse nel passato con alcuni di noi, le spiegazioni fornite circa la loro presenza non sono state ben comprese dagli umani oppure erano volutamente oscure. Certe altre volte, non sappiamo se a scopo sperimentale o per altri motivi, il Connesso umano non sa nemmeno di essere Connesso: riceve messaggi subliminali senza rendersene conto. L’umano può fare delle cose magari senza sapere quello che fa: proprio come facciamo noi con le cavie nei nostri laboratori”.

Le meditazioni di Belial.

Belial stava meditando su come intervenire nel modo più indolore possibile. Esaminò tutte le menti presenti e trovò un partecipante che voleva dire una cosa molto interessante, anche se non ne aveva il coraggio. Belial ne aumentò mentalmente il coraggio, la voglia di protagonismo, l’aggressività e la sicurezza in se stesso.

Il partecipante esordì: “Sono Karl Spiegelmann, di Essen, Germania,  ricercatore in fisica al Max Planck Gesellschaft di Dresda e matematico docente a Gottinga. Lei aveva detto di essere anche un ufficiale di Sua Maestà Britannica: mi sembra, francamente, che il militare Norton abbia preso il sopravvento sia sullo psicologo Norton che sullo psichiatra. Molte sono le cose alle quali lei ha accennato e sulle quali poi ha preferito sorvolare, certamente in accordo coi suoi superiori: cose che, mi sembra di aver capito, lei conosce molto bene. Io, purtroppo, non le conosco. La mia domanda è la seguente: c’è qualcos’altro che lei possa dire o qualcosa che possa approfondire, in modo da soddisfare il mio bisogno di conoscenza? Qualche raschiatura del barile? Le persone come lei, in questi momenti, sono la mia sola ancora di salvezza”.

Peter Norton: “Dottor Spiegelmann, per evitare di essere prima reticente e poi ciarliero su sollecitazioni come la sua, mi sono costruito una scaletta alla quale mi ero ripromesso di attenermi.  Come ripeto, sono un militare. Tuttavia può darsi che qualcuno, non vincolato dal segreto, possa dire di più e magari anche lo voglia. Per rispetto, preferirei che il presidente chiedesse…”

Intervenne de Echeguevarrio: “Il dottor Norton ha inequivocabilmente lasciato degli omissis sul terreno delle nostre conversazioni. Prima di affrontare argomenti diversi, per accogliere la cortese richiesta del dottor Spiegelmann, vorrei chiedere ai presenti se qualcuno volesse approfondire certe lacune lasciate volontariamente da Peter Norton, per ovvie ragioni militari”.

Alzò la mano James Fisher. Il presidente gli dette la parola: “Sono James Fisher, neuropsicologo, irlandese di Dublino mentre Norton è psicologo inglese, di Londra…”. Risata generale. “Non sono militare…”  Altra risata.

”Penso che Norton, data la sua posizione, abbia detto tutto ciò che poteva dire. Io sono inoltre specializzato in ipnoterapia a Palo Alto ma non voglio ipnotizzarvi…” Ancora risate.

“Mi trovo qui in veste di assistente di un francese, cattolico come me, tra correligionari ci capiamo… questo francese è Jean Patron, seduto qui accanto, legale dell’ambasciata francese all’Onu, con notevole esperienza sui colloqui ufficiali tenuti a New York: io nella mia assistenza a Jean, non lo vedo in veste di paziente, ma come uno che sa tutto e che ha bisogno di qualche aiuto in neuropsicologia. Dopo il Messaggio, questo è diventato un aspetto fondamentale”.

James Fisher aveva già conquistato il pubblico e anche Norton sorrideva.

James: “Ho preso nota di tutti gli accenni su cui Norton ha preferito glissare, e cercherò di approfondirli tutti, in modo che il discorso di Peter sia completo. Quando mi dovessi trovare in difficoltà, cederei la parola, se il presidente è d’accordo, a Jean Patron, il quale inoltre parlerà senza il mio ridicolo accento irlandese: questo ve lo posso garantire”.

Applauso generale e Peter Norton dal canto suo disse che non si sarebbe aspettato di dover ringraziare un irlandese, ma che tant’era e che James Fisher lo stava veramente sollevando da un impaccio.  Disse queste cose all’inglese, come se avesse ingoiato un manico di scopa.

de Echeguevarrio: “Da buon irlandese, Fisher ha creato un’atmosfera veramente piacevole. Prego, dottor Fisher”.

James Fisher dette il via a un intervento bellissimo, aiutato da Belial. Sviscerò tutte le cose ormai note, mentre Norton assentiva in continuazione come per dire che lui le sapeva ma che non aveva potuto parlare. Lo fece intuire forse anche dove in realtà non sapeva assolutamente niente. La riunione terminò nello stile del Malibran a Venezia, con una proposta di riunioni informali a piccoli gruppi. Jean ebbe la delicatezza di chiedere a Norton se volesse partecipare come curatore. In realtà Belial sperava che Norton potesse divenire un HSE. Dopo questa richiesta, Norton accettò ben volentieri l’incarico di collaborare alle riunioni. Il volantino fu modificato al computer per aggiungere il nome di Norton, poi fu stampato ex-novo.

 

 

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Figura 22/B Il volantino del Quai d’Orsay.

La segreteria della Sala del Quai d’Orsay aveva già ricevuto le istruzioni da Jean Patron. Belial suggerì di invitare immediatamente a colazione Peter Norton per vedere se si potesse riuscire a farlo diventare subito HSE: tutte le riunioni al Ministero degli Esteri sarebbero state molto più semplici. Fisher disse mentalmente che bisognava trovare un ristorante adatto. Sempre mentalmente, Patron rispose che, dato l’ospite, era più che sufficiente andare a Montmartre per mangiarsi un’ottima zuppa di cipolle: la stagione era perfetta. Fisher sorrise, cercando di far immaginare a Jean che la cucina irlandese fosse migliore dell’inglese.

I tre si trovarono in un bistrot a Montmartre, vicino alla funicolare, e si sedettero ad un tavolo talmente piccolo che sembrava non un desco ma il deschetto di un calzolaio.

[Bistrot: termine francese: tratto dal vernacolo parigino, originariamente osteria, in seguito anche piccolo caffè, piccola trattoria piuttosto curata.]

Prima che Norton potesse protestare per il tavolo, Patron disse che, a Parigi, più piccolo era il tavolo e meglio si sarebbe mangiato. Fisher si mise a ridere e Norton disse: “Per questa volta, facciamo finta che sia così…”

Non immaginava che Jean avesse dichiarato la pura verità. Zuppa di cipolle tradizionale, chiocciole alla borgognona tradizionali e formaggi assortiti tradizionali. Pane a forma di baguette, vino rosso di Bordeaux e caffè.

Norton disse che non aveva mai mangiato così bene. Fisher disse mentalmente a Jean: “Pensando da dove viene… non ha fatto fatica a mangiar meglio del suo solito”.

Jean scoppiò a ridere per la battuta e Norton lo guardò leggermente a disagio. Jean si salvò dicendo: “Pensavo a Jacques de la Palice e ai suoi militari che, nel 1525, accompagnandolo nell’estremo viaggio al camposanto, sentenziarono con affetto che, se il generale non fosse morto, sarebbe stato ancora vivo.  Questo è passato alla storia per definire una verità ovvia. L’aggancio mi viene dal fatto che potrebbe essere per tutti noi l’ultima volta che mangiamo una zuppa di cipolle, intendo che ci attende l’agosto 2049…”

Norton fece un mezzo sorriso di circostanza e disse: “Veramente, non ci trovo tanto da ridere…”

James, mentalmente a Jean: “Belial mi ha appena detto che hai girato la frittata in modo meraviglioso”.

Jean a Norton: “Possiamo darci del tu?”

Peter Norton: “Noi, in inglese, possiamo fare solo questo… per me è una liberazione: tu, voi… e poi dicono della perfida Albione… voi ci volete massacrare, con i vostri pronomi”.

[In inglese non si può dare del voi o del lei. Si può dare solo del tu.]

Jean: “In quale misura t’interesserebbe essere garantito contro la tua eliminazione fisica? Intendo dire, contro l’eliminazione per errore”.

Norton: “Spiegati meglio”.

Intervenne James: “Parlo io perché Jean non ha ancora finito la sua zuppa. I rischi che mettono in pericolo la nostra vita sono una bugia involontaria, un errore dei Cosmici e un’eliminazione di tutta l’umanità. Mi devi fare un’offerta, scherzosamente, s’intende”.

Peter: “Pagherei qualunque cosa… ma in realtà tu non stai proprio scherzando… vero?”

Jean: “Vero! James non sta scherzando del tutto: in realtà non stiamo scherzando per niente… non sei solo tu ad avere segreti… anche noi ne abbiamo, anche se non sono militari. Ora, per farti vedere che si tratta di una cosa serissima, pensa 25 numeri, vai nell’altro tavolo, scrivili, poi leggili mentalmente e non mostrarli”. Peter eseguì: Jean si alzò e andò nel tavolo di Peter. Si fece dare il foglietto e lo tenne in modo che entrambi potessero leggerlo, ma non James Fisher, rimasto nell’altro tavolo a bersi del Bordeaux. Erano numeri enormi, più o meno di 15 cifre ciascuno.

Jean iniziò: “James, dimmi il quinto numero, il decimo e l’undicesimo”. James li disse e Peter Norton rimase sbalordito.

Jean: “Adesso dimmeli tutti, partendo dall’ultimo”.

 James li disse tutti. Peter Norton disse: “Mi arrendo”.

James aggiunse: “Ti sei accorto, alla conferenza, che ho detto tutte le cose che sapevi? Ne ho dette anche che non sapevi, ma quelle che sapevi le ho dette tutte”.

Norton: “Sì”.

James: “Alcune, non le sapevo: le ho lette nella tua mente perché tu seguivi il mio ragionamento e le facevi affiorare e da là possono essere prelevate”.

Norton: “Ma… questo non è umano…”

Jean: “Sì, ma è neanderthaliano.”

A questo punto, Norton si alzò di scatto: “Avete… avete… questo è interessantissimo! e James diceva… che anch’io… ”

James: “Se vorrai accettare certe condizioni, anche tu”.

Norton: “Ascolto: comunque non credo di aver molto da perdere”.

Jean: “Una seduta ipnotica irreversibile che, secondo alcuni suggerimenti ricevuti da un’intelligenza remota, ti darà lo svantaggio di non poter più mentire ma ti darà il vantaggio di non poter essere selezionato per l’eliminazione. Inoltre, non correresti rischi in caso di eliminazione totale degli uomini. Non potrai rivelare a nessuno tutto questo, neanche ai tuoi superiori nella gerarchia militare”.

Belial suggerì di dire che loro erano già HSE.

James Fisher: “Noi apparteniamo già a questo tipo di esseri umani, che hanno avuto una riattivazione di certe caratteristiche dei Neanderthal. Un’altra cosa: non potrai più avere figli, sempre che la tua compagna non riceva in futuro lo stesso trattamento e questo lo potrà fare in ogni momento. Ti ripeto che si tratta del ripristino di alcune condizioni genetiche e psichiche dei Neanderthal, come avevamo detto durante la conferenza. Tieni presente che noi, come i Neanderthal, non possiamo mentire. Al massimo, possiamo dissimulare. Comunque, c’è un’altra restrizione: devi decidere subito. Rinviare equivale a rifiutare l’offerta”.

Peter Norton, un poco perplesso: “Mi avete detto tutto?”

Jean: “Ti abbiamo detto tutte le cose negative”.

Peter: “Ci sono altre cose positive che non mi avete detto?”

James Fisher: “Sì, ce ne sono molte altre che per te e per me, come psicologi, hanno un valore rivoluzionario. Ti abbiamo dato un esempio prima, con i numeri scritti sul foglio. Ma preferiremmo, per il momento, non dirti altro”.

Peter Norton, ancora dubbioso: “Ditemi solamente un altro vantaggio e accetto subito”.

Jean Patron: “Se ti dico un altro vantaggio grande, accetterai e non staremo qui a perdere tempo…”.  Peter annuì.

Jean: “Il periodo catabolico della tua vita sarà allungato dalle due alle tre volte, grazie a un controllo sulle cellule staminali gestito da un ormone presente nei Neanderthal e questo si deve a delle particolari funzioni stimolatrici: l’ormone lo ha anche HSS, solo che non ha più lo stimolo, non ha più l’attivazione della funzione correlata. Esiste ancora, ad esempio, nelle unghie, nei capelli, nell’epidermide. Le lepri e i castori ce l’hanno nei denti. Le lucertole nella coda.  Quando la Bibbia parla dei profeti che vivevano novecento anni, in parte esagera: tuttavia c’è del vero”.

Peter: “Incredibile. Accetto. Anche se è irreversibile, accetto. Come si fa?”

Jean: “Abbiamo dei bei cappotti. Dobbiamo uscire dal bistrot e stare due ore circa seduti fuori, al fresco novembrino di Montmartre. Ci metteremo davanti alla Basilica del Sacro Cuore, su una comoda panchina. Sei in un albergo? Dopo il cambiamento, non potrai affaticarti prima di un buon sonno ristoratore: ti accompagneremo per ogni evenienza”.

Peter annuì e ripeté che era prontissimo. Andarono sulla panchina e il destino di Peter Norton cambiò. Lo accompagnarono nel suo albergo, gli imposero di dormire e si misero d’accordo per vedersi il giorno successivo. Nel primo colloquio con Belial, subito dopo essere divenuto HSE, Peter chiese a Belial se sapesse alcuni segreti dell’esercito di Sua Maestà, di cui Peter non era al corrente. Belial glieli spiegò… Peter era quasi più contento di questo che del resto. Prima di accomiatarsi, James disse: “Pensate cosa ho dovuto fare: fraternizzare con un inglese…” gli altri risero. Nelle riunioni che seguirono, al Quai d’Orsay, Peter Norton rivelò tutte le sue capacità. Fu un altro successo per la causa comune.

 

Montmartre
Figura 23 – Montmartre, un bistrot e la Basilica del Sacro Cuore.

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