Storia per bimbi 3 [561]

Fiori ghiacciati
1983 – mese gennaio – Fiori ghiacciati sottoposti a deformazione con lente basculante ovoidale decentrabile, montata su macchina meccanica Canon New F1 – Pellicola invertibile a bassa latitudine Perutz 21° Din (Deutsche Industrie Normen, circa 100 Asa-Iso) con dominante azzurra. Il gioco di luci è ottenuto con un flash che ha colpito la lente, senza paraluce. Con tale pellicola si potevano ottenere ingrandimenti incredibili. – Ernesto Giorgi © 

I Bambuti. Sette pigmei del popolo Bambuti, provenienti dalla foresta situata nella parte nord-orientale dello Zaire (oggi Repubblica Democratica del Congo), vengono in viaggio premio a Venezia e si aggirano esterrefatti per la meravigliosa città.

Arrivano in Piazza (esiste solo quella di San Marco, tutti gli altri spazi aperti si chiamano Campi), vanno al Caffè Floriàn e decidono di consumare un tè a testa. Siccome sono piccolissimi, 18 centimetri circa, decidono di salire uno sulle spalle dell’altro e l’ultimo, quello sopra agli altri sei, dovrà effettuare l’ordinazione. Per fortuna, sa alcune parole d’italiano, parole imparate da un turista italiano che a suo tempo soggiornò per un periodo presso la tribù Bambuti. Il settimo pigmeo supera con la testolina il livello del bancone, in modo che il barista del Floriàn lo possa vedere.

Il Bambuti dice, mangiandosi un poco la pronuncia: “Settetè…”

Il barista vede questa testolina che pronuncia malamente tale espressione e risponde: “Bauuuuu…”

Siccome abbiamo lettori da tutto il mondo e la traduzione di ‘Bau settete’ non è supportata dall’automatismo, daremo la traduzione nelle principali lingue:

Italiano: ‘Bu-bu settete’ (in veneto, per l’appunto, ‘Bau settete’)

Inghilterra: ‘Peek-a-boos’

Americano: ‘Peek-aboo’

Francese: ‘Bou! bou bou’

Castigliano: ‘Buus’

Tedesco fa rima con pazzesco, quindi: ‘Kuckuck, wo wo bi-bin ichich!’ (che sarebbe come dire ‘Cucù! chi sono io?’). Sembra, anzi è quasi certo, che i bimbi tedeschi vadano all’università prima di nascere.

Russo: ‘Ky-ky!’

Per chi non lo conoscesse, il gioco è diffusissimo in tutto il mondo. Vediamo l’esempio veneto:

Ci si mette di fronte, molto vicino, ad un bimbo piccolissimo, che abbia cominciato a ridere e sorridere, diciamo di tre, quattro, cinque mesi. Si mettono le mani davanti al proprio viso, lasciando una fessura tra le dita per studiare il bambino. Quando si vede il bimbo incuriosito che guarda le mani davanti al viso, si comincia a dire: “Bau… bau… bau…”. Il bambino a questo punto guarda con enorme curiosità quando sta accadendo. Si tolgono allora di colpo le mani dal viso, si sorride a 32 denti e si dice “Settete!”.

L’effetto è assicurato e garantito: il bimbo scoppia in una allegrissima risata e si attende una ripetizione del gioco stesso. Bisogna farlo due o tre volte, per vederlo ridere divertitissimo.

Penso ai bimbi tedeschi che si sentiranno dire ‘Kuckuck, wo wo bi-bin ichich!’. Poveri…

Per quanto riguarda i pigmei Bambuti, naturalmente l’altezza di 18 centimetri è un’invenzione della storiella, per far sì che sette di loro impilati arrivino col settimo pigmeo sino al bancone (18 x 7 = 126)

In realtà, pur essendo gli uomini più piccoli al mondo, hanno anche loro una statura media: 143 centimetri per i maschi e 135 centimetri per le femmine. Tuttavia, essendovi un gene che nella primissima adolescenza blocca la crescita, abbiamo una grande variabilità, perché alcuni possono essersi già parzialmente sviluppati. Ci sono comunque maschi alti 110-115 centimetri e femmine alte 95-100 centimetri. (Provate con un metro a misurare 95 centimetri…)

Notare che sino alla primissima adolescenza, non sono affatto diversi da gente normale. Quasi sicuramente si tratta di un adattamento genetico alla foresta umida tropicale, dove è dimostrato che la superficie corporea ridotta è la più adatta per una buona sopravvivenza.

 

Il gatto equilibrista.

Ieri ho visto, in un giardino, un robottino automatico taglia-erba in movimento, nelle sue faccende affaccendato.

Un gattone bianco e nero, dall’indole aristotelico-peripatetica, si era sistemato sopra la corazza del robottino e, dato che il robot si muoveva nl giardino non perfettamente livellato, cercava di mantenere l’equilibrio. Ogni tanto cadeva ma con un balzo riguadagnava la posizione perduta. Chiaramente, il gatto si divertiva un mondo e mezzo.

Oggi, di proposito, mi sono proposto di recarmi nuovamente colà, per gustarmi eventuali novissime vicissitudini ma non ho avuto acconcia fortuna.

Era questa infatti una giornata dedicata alla ricarica:

  • Il robottino era fermo, attaccato alla sua apposita presa di energia, che si ricaricava.
  • Il gattone bianco e nero si stava sbranando un pezzo di carne.

 

Mai interrompere chi parla

Antonio è uno scolaro di quinta elementare al quale il maestro ha assegnato il tema: “Un giardiniere di vostra conoscenza”.

Non appena tornato in classe, Antonio si sente chiedere dal maestro di leggere a voce alta il suo tema.

“Eccomi davanti al giardiniere della casa vicina alla mia: il giardiniere si butta l’acqua sui…”

Il maestro lo interrompe con un gesto di impazienza: “Antonio! Si dice ‘il giardiniere butta l’acqua sui fiori’ e non ‘il giardiniere si butta l’acqua sui fiori’, la particella ‘si’, che è una forma atona del pronome riflessivo di terza persona, con valore di dativo e accusativo, si impiega nei verbi riflessivi medi o al massimo, come particella passivante, può essere usata con verbi transitivi, come ad esempio ‘il cinema si apre alle 15’. Nella frase che tu hai scritto, la particella ‘si’ proprio non ci va. Ti è chiaro?”

Antonio: “Mi è chiarissimo, signor maestro: se mi lasciava finire… io volevo dire ‘il giardiniere si butta l’acqua sui piedi, perché c’è molto caldo.”

 

La professione determina l’uomo.

Barnaba faceva il contadino e purtroppo dai suoi genitori non aveva ricevuto alcun insegnamento circa la dieta alimentare da tenere per vivere in buona salute.

Quando mangiava qualcosa, lo faceva senza berci sopra né un bicchier d’acqua, né un bicchiere di vino, né di latte o quant’altro.

Aveva pertanto sempre problemi di digestione: questi paninazzi col salame, che mangiava nei campi, avevano la tendenza a rimanergli quasi sempre sul gargarozzo.

Barnaba si decise di andare da un medico, il qual si accorse immediatamente del problema e si rese conto che Barnaba, quando mangiava, avrebbe dovuto bere qualcosa.

Il medico esordì chiedendo: “Barnaba, che mestiere fai?”

Barnaba: “Il contadino, signor dottore.”

Medico: “Allora puoi andare, non pagarmi nemmeno la visita, non posso dirti niente.”

Barnaba se ne andò preoccupatissimo, rimuginando sul perché il medico non avesse voluto parlare.

Tornando a casa, trovo appollaiato là, su di un vecchio gelso, il suo vecchio amico, il gufo Anacleto, che sapeva tutto di tutto o quasi.

Barnaba espose il fattaccio e confessò ad Anacleto la sua preoccupazione.

Anacleto lo tranquillizzò e gli disse che il medico, per rispettare una certa etica, non aveva voluto parlare. Aggiunse che, se avesse parlato, avrebbe violato il principio che enuncia:

“Al contadino non devi far sapere

che quando mangia, qualcosa deve bere.”

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...