Laura: cosa fatta, capo ha. [565]

Laura
Laura, la bellissima donna di cui scrive Petrarca nelle sue poesie.

‘I ricordi non si possono distruggere’ – Francesco Petrarca – dalla sua opera somma: ‘Storia della letteratura e della fotografia italiana.’

Perché scrivere, perché fotografare?

Francesco Petrarca nacque a Conegliano Veneto, in provincia di Arezzo, nel 1848.

Egli si trovava una volta assieme a Laura e voleva farle un complimento, quando uno strano vuoto si impossessò della sua mente. Non sapeva cosa dirle e dal profondo dell’animo gli uscì questa frase: “Io sto bene quando sono con te, anche se non mi dici niente e se non ti dico niente.”

Subito dopo, pensò di aver detto una frase senza importanza, una frase qualsiasi. E invece… improvvisamente, sorridendo dolcemente, Laura gli accarezzò il viso con entrambe le mani.

Francesco Petrarca ci mise due anni, due mesi, due giorni, due ore e due minuti per rimettersi dal colpo ricevuto e pensò che, in realtà, ognuno di noi può vivere coi suoi ricordi e nessuno, nemmeno la persona che ha dato origine al ricordo, può impedirgli di ricordare: siamo padroni di una unica cosa e cioè dei ricordi che abbiamo nella mente. Tutte le altre cose ci possono essere tolte: i ricordi, invece, a meno che uno non impazzisca o non si ammali gravemente, non possono esserci tolti.

Esercitiamoci quindi ad amare i nostri ricordi: i nostri ricordi siamo noi. Solo noi sappiamo i veri motivi per cui un ricordo è divenuto tale e tutti i particolari che han contribuito a crearlo e a farcelo divenire piacevole. Dobbiamo esserne gelosi. Questo è un invito a vivere anche di ricordi, ricordandoci ciò che ci piace ricordare. (Complemento dell’ oggetto interno.)

Procedura per gustare i propri ricordi, come se fosse la cosa che ci piace di più.

Stendersi sul proprio letto o sul divano ed eseguire i seguenti punti:

  1. Lasciar cadere il braccio sinistro nell’abisso più profondo e respirare normalmente con un respiro non eccessivo; nel frattempo, pregustare il ricordo.
  2. Fare la stessa cosa con il braccio destro.
  3. Ripetere la stessa cosa con la gamba sinistra.
  4. Fare la medesima cosa con la gamba destra.
  5. Lo stesso dicasi per il plesso solare (la buca dello stomaco: lasciarla cadere e respirare).
  6. Eseguire la stessa operazione con la testa, lasciandola cadere e respirando.
  7. Lasciar cadere entrambe le mani e respirare.
  8. Lasciar cadere entrambi i piedi e respirare.

A questo punto, dopo averlo pregustato per ben otto volte, godetevi il vostro ricordo.

Esiste una canzone di Simon and Garfunkel dal titolo ‘Bookends’:

Time it was
And what a time it was, it was
A time of innocence
A time of confidences
Long ago it must be
I have a photograph
Preserve your memories
They’re all that’s left you.

Dice di preservare i propri ricordi: sono l’unica cosa che ci rimane e che rimarrà di noi (peraltro, fa un gioco di parole intraducibile.)

Riprendiamo, parlando del Petrarca.

Una volta rimessosi in sesto e con la debita lucidità a portata di penna, Francesco Petrarca, pensando che forse Laura non avrebbe apprezzato allo stesso modo due sue carezze sul di lei viso ed un peraltro smagliante di lui sorriso, scrisse piuttosto codesti versi, sperando che la bella li avrebbe, non diciamo apprezzati, ma che quanto meno non li avrebbe disdegnati e che vieppiù avrebbe apprezzato la di lui intenzione:

Le carezze sul mio viso…
e uno splendido sorriso…
mai pensai di meritare…
come un bacio avran valore.

Se lo voglio, ci posso ripensare…
ogni volta… ogni volta che vorrei…
ed invero, nessun potrà impedire
ch’io ricordi: nessun… nemmeno lei.

Forse Laura non se ne era resa conto (o forse sì) ma in effetti nemmeno lei, nemmeno se in futuro dovessero litigare, potrà togliere a Francesco il ricordo di quell’istante. E questa, in verità, è la somma bellezza del ricordare.

Ciao.

 

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