579 Lo psicologo Sentimenti 1 [579]

 

1982Chioggia
Fotografia con effetti psicologici – 1982 – Il mercato del pesce a Chioggia con due piccoli acquirenti – Macchina elettronica automatica Canon T90 – Obiettivo catadiottrico speciale Tamron da ben 500 mm – Diaframma fisso f/8 – Pellicola Diapositiva Perutz 21° Din – Esposizione 1/15” – Foto eseguita controluce con parasole pronunciato – I due venditori di pesce sullo sfondo, per effetto del controluce, mostrano quasi esclusivamente la silhouette, creando uno scenario di fondo e concentrando l’attenzione di chi guarda sugli altri due piani più vicini all’osservatore – Il diaframma stretto consente la messa a fuoco di tutta la scena in profondità – La posizione della fotocamera, leggermente elevata rispetto ai bambini, accentua la differenza di statura tra gli stessi e il pescivendolo – I due bambini in primo piano, oltre che dare profondità all’immagine, sono decentrati, creando una sensazione di allargamento della fotografia – inoltre, i bambini girati di spalle fanno da quinta e pongono il pescivendolo al centro dell’attenzione – il colore bianco del bancone del pesce aiuta a distinguere il piano dei bambini dal piano del venditore di pesce – la foto è stata tagliata in camera oscura all’altezza della testa del venditore, giustificando in tal modo la curvatura in avanti dello stesso, quasi che egli volesse ‘entrare’ nella foto – tutte queste cose sono notissime a chi fa il fotografo – cose che, se non sono spiegate, farebbero dire che la foto è bella ma il perché non sempre sarebbe chiaro a tutti – Abbiamo dato un esempio di cosa siano i fattori psicologici – Ernesto Giorgi©

Il nostro amico filosofo Benedetto (noto come Mastro Benéto) decise di andare a visitare il suo amico Alvise Sentimenti, noto psicologo, che abitava a Venezia, a San Pietro di Castello, zona molto appartata e molto adatta alla meditazione. Il perché della visita è presto detto. Un giorno, come al solito seduto coi suoi allievi al Caffè Florian in Piazza San Marco, si accorse di non saper rispondere ad una domanda posta da un allievo: “Maestro, perché spesso e volentieri chi ascolta interrompe colui che sta parlando?”

Benéto non aveva una risposta chiara, benché la questione fosse sicuramente rilevante ma, senza perdersi d’animo e con un certo savoir faire (saperci fare), rispose: “Questione interessantissima, di notevole livello e di notevole spessore psicologico ma ora avrei un impegno e siccome la risposta richiede un certo tempo, ci aggiorniamo alla prossima riunione: non dimenticarti, se per caso dovessi dimenticarmene io, di riproporre la stessa questione. Ciao a tutti”.

Siccome era la prima volta che gli capitava di non saper rispondere, la strategia dilatoria passò inosservata o quanto meno non suscitò la pur minima ironia.

Pensò tra sé: “Benéto, per questa volta ti è andata bene…”. Si avviò verso casa e, non appena arrivato, telefonò al suo amico Alvise Sentimenti, esponendo i fatti successi, in modo che, al suo arrivo in casa di Alvise, lo psicologo fosse già edotto del motivo della visita.

“Ciao.” “Ciao.” “Prendi un caffè?” “Si, grazie.”

Entrarono subito nel motivo della visita.

Benéto, la gente interrompe perché tutta una serie di fattori psicologici impediscono di ascoltare, obbligano ad interrompere maleducatamente chi parla ed a proseguire in sua vece la conversazione. Guarda questa fotografia di Chioggia, col mercato del pesce. La didascalìa snocciola tutta una serie di considerazioni delle quali l’osservatore non ha, consciamente, la minima idea ma che l’inconscio percepisce perfettamente. L’inconscio, poi, fa dire alla parte conscia: “Bella fotografia!”. La parte conscia non sa bene il perché ma si accorge che la foto effettivamente non è niente male.

L’interruzione dialettica è esattamente la stessa cosa. Per una serie di fattori psicologici, l’inconscio dell’ascoltatore si rende conto che non può più ascoltare e trasmette alla parte conscia un imperativo: “Ora devo parlare assolutamente io”.

Come sono stati elencati i fattori psicologici della fotografia, elencheremo ora i principali fattori psicologici che causano l’irrefrenabile impulso ad interrompere l’oratore.

Spero di essere stato chiaro. Proseguo?”

“Sì… era proprio quello che volevo…”

“Bene. Dato che mi hai preavvisato al telefono, ho già preparato questi fogli che poi ti darò come promemoria. Ho cercato di ordinare i punti, che evidenzieremo, per importanza ma non è detto che sia così: inoltre ti renderai conto che involontariamente posso averne dimenticati alcuni. I punti sono presentati come avvengono nella mente di colui che interromperà.”

  • Sta parlando dell’argomento X, dove io non ne so molto ma qualcosa so: non vorrei che pensasse che non ne so niente; sembra che stia sviscerando la materia. Se non lo interrompo e non parlo prima di lui, penserà che poi ho ripetuto quello che dice lui. Forse è meglio se parlo subito.
  • Sta parlando di come risolvere il problema X. Mi prospetterà alcune soluzioni A,B,C. Io, la soluzione B l’ho già sperimentata ed è stata un fiasco. Meglio se lo interrompo e se dico tutto subito, altrimenti magari mi prospetta proprio la soluzione B.
  • Mi tratta con una supponenza che mi dà fastidio. In questo momento mi sta dicendo di X ma entro un minuto arriverà ad Y. Lo anticipo subito, gli dico Y così capirà che non sono un cretino.
  • Questo parla, parla ma io ho problemi seri. Meglio se parlo io, così metto un poco di ordine nel mio cervello. Potrei parlare da solo con me stesso (quando sarò solo) ma vorrei sentir anche cosa dice lui dei miei pensieri perché a me di quel che dice lui di sé stesso non interessa niente.
  • Io sono meglio di lui. Quindi è colui che ha più cose da dire che dovrebbe parlare. Per creare una conversazione più interessante, è meglio che parli io.
  • In questo momento lui parla di X e mi disturba perché sto tirando le mie conclusioni su y. Se parla ancora, va a finire che il ragionamento che sto facendo su y me lo dimentico. Potrei prendere nota di y su di un taccuino ma mi guarderebbero come se fossi un marziano. Per non perdere il filo di y, è meglio se parlo io. Parlerò ovviamente di y, abbandonando l’argomento x.

Alvise: “Come vedi, l’interruzione può esserci per evitare una temuta brutta figura, perché l’argomento è ritenuto inutile, per scartare a priori delle soluzioni già sperimentate da colui che interrompe, per cercare di mostrarsi al livello dell’interlocutore, per vedere cosa dice delle proprie problematiche che sono più interessanti delle sue, perché colui che interrompe si considera ad un livello superiore e quindi deve parlare lui perché ubi major minor cessat (dove c’è una persona superiore, quella inferiore deve sempre tacere), perché in questo momento colui che interrompe sta seguendo un altro ragionamento e non vuole lasciarlo in sospeso. Di solito, in quest’ultimo caso, chi ascolta salta di palo in frasca senza motivo apparente.”

Benéto: “Ma vuoi che uno pensi a tutte queste cose?”

Alvise: “Sì, perché lo fa inconsciamente, senza nemmeno rendersene conto. Inoltre, come ti ho detto prima, spiegazioni ce ne saranno anche altre. Tu, da buon osservatore, dovresti valutare anche il contesto nel quale avviene l’interruzione. Inoltre colui che interrompe spesso se ne rende conto solo in parte, il che, parlando di educazione, non è un’attenuante.”

Benéto:” Mi sembra di capire che non è tanto diseducazione, quanto malattia…”

Alvise: “Sì, quasi sempre si tratta di malattia, più o meno grave, più o meno passeggera ma quasi sempre è una malattia non solo sociale ma anche individuale, perché chi interrompe di solito lo fa anche con sé stesso, incapace di coordinare bene i propri pensieri perché assillato da elementi di disturbo mentale. Te ne accorgi perché il malato ha una coazione a ripetere, non può farne a meno.”

Benéto: “Molto ma molto bene: adesso saprò cosa rispondere…”

 

 

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