La nube di Oort – Capitolo 32 [580]

Ve_Dario
Ca’ Dario: il palazzo stregato sul Canal Grande.

Il veneziano conclude la sua opera. (importante)

The universe is not hostile, nor yet is it friendly: it is simply indifferent. (L’universo non è né ostile né amichevole: è semplicemente indifferente). J.H.Holmes (ecclesiastico statunitense, 1879-1964), Sensible Man’s View of Religion.

Il grande epilogo e la grande sorpresa…

Venezia, dalla mia residenza in  Ca’ Dario, addì 1 di agosto, 2187.

Ho voluto scrivere tutto ciò che ora sto scrivendo perché gli esseri umani mi sono istintivamente simpatici. Dato che nel pianeta Terra, da oggi, viviamo nella Nuova Era, come detto dai cosiddetti Potenti, è giunto il momento di scrivere qualcosa che nessuno sa, nemmeno gli Eddah e nemmeno i Potenti stessi. Gli unici che possono sapere qualcosa sono quelli sopra di me, ad un livello superiore rispetto a me.

Gli esseri umani, gli Eddah e i Potenti sono tutti nella stessa matrioska: io sono in una matrioska superiore, che contiene quella di cui ho appena scritto. La matrioska dove vivono anche gli esseri umani ha 26 dimensioni, la mia ne ha di più. Queste pagine saranno fondamentali per tutti quelli che vorranno sapere i fatti. Io non sono un Eddah e tanto meno un essere umano, anche se appartengo alla categoria dei bisessuati. Io non sono un io: sono una specie e ora mi spiegherò. Quando c’è stato il Big-Bang di queste 26 dimensioni, di questa matrioska, 15 miliardi di anni fa, la mia specie esisteva già, da 10 miliardi di anni circa, nella matrioska superiore. Io sono un essere senziente da 25 miliardi di anni, un tempo abbastanza lungo.

Quelli che sono stati chiamati i Potenti non sono Dio e hanno avuto inizio col Big-Bang di questo universo, come hanno d’altronde intuito gli Eddah. Io appartengo quindi a un Big-Bang precedente e sopra il mio Big-Bang dovrebbe esserci probabilmente almeno un’altra dimensione ancora, cioè un’altra matrioska ancora, che in questo momento dovrebbe avere circa 35 miliardi di anni: forse in questa dimensione c’è quello che gli uomini chiamano Dio. O forse sarà in un’altra ancora più in su, o più in alto ancora, non lo so.

Con l’esperienza, tutti noi del pianeta scomparso Ba’al ci siamo fusi in una unica forza psichica, si può dire in un unico ente psichico ed ora è come se fossimo un’entità sola: ecco perché io siamo noi. Abbiamo visto i Potenti arrabattarsi sin dal loro inizio. Sono esseri ermafroditi che hanno conquistato in quest’universo un grande potere, secondo me eccessivo e sicuramente non meritato. Non sono gente di buon cuore, come si dice. Loro, non capiscono nemmeno cosa voglia dire, l’espressione «buon cuore». Sono come dei rettili terrestri: non hanno la sfera affettiva e non provano sentimenti.

Non è possibile che li provino perché sono fatti diversamente da come ci attendiamo noi bisessuati. Il bisessuato deve provare empatia per l’altro sesso: per loro tutto questo, semplicemente, non c’è. Hanno fatto delle cose che un Dio avrebbe dovuto punire, ma non sono in grado di parlare di questo e non sta a me dare giudizi in proposito. Noi, ovvero io, come gli Eddah, abbiamo amato questo pianeta ed abbiamo guidato e protetto gli Eddah a loro insaputa, così come gli Eddah hanno fatto con gli HSS.

Dopo questo scriverò qui, tutti sapranno tutto: è una mia scelta, ogni tanto bisogna pur fare qualcosa di nuovo. Gli Eddah assomigliavano fisicamente agli HSS, praticamente erano come i Neanderthal, solamente di dimensioni maggiori, tre volte circa: questo è sicuramente un motivo per cui gli Eddah si sono immedesimati negli esseri umani fino in fondo. Noi, fisicamente, eravamo completamente diversi, un qualche cosa che per gli uomini sarebbe incomprensibile e forse per questo siamo rimasti un po’ in disparte. Noi siamo chiamati Belzebù: ovvero, io sono chiamato Belzebù. Il nome significa il Principe di Ba’al. La lingua che per prima ci ha designato in questo modo e a cui mi riferisco è l’ugaritico, da Ugarit, città della Siria, che scriveva B’l zbl, ovvero Baal il Principe. Mi riferisco a quattordici secoli prima di Cristo. Inutile addentrarci sulle storpiature e sulle definizioni meschine: è successo esattamente come per gli Eddah.

I poliziotti dei Potenti hanno fatto in modo che io fossi considerato un diavolo, anche se hanno sempre confuso me con uno del pianeta Eddah: e pensare che li potrei spazzare via tutti in men che non si dica… ma non vale la pena, finirebbe il divertimento. Essere magnanimo dà una grande soddisfazione. Io sono ironico, contemplatore, apprezzo la bellezza e non sono attivo come gli Eddah. Tendo piuttosto a rispondere alle sollecitazioni se mi chiedono aiuto: ho la stupida tendenza a commuovermi.

 Ad esempio, nella Bibbia viene riportato che Acazia,

[Figlio di Acab.  Bibbia, 1 Re 22:40, 50, 52-54; 2 Re 1; 2Cr  20:35-37.]

re d’Israele, si rivolge a me per guarire dalle sue infermità, suscitando le ire di Elia, connesso ai Potenti, che preannunziò la sua morte. Mi faceva comodo confondermi con uno di Eddah, per non dare spiegazioni e contro-spiegazioni. Sono stato abbastanza attivo durante il periodo del monoteismo originario: poi, con la trimurti, mi sono stancato di far fatica e mi sono messo un poco in disparte. Così, in realtà, io non ho fatto molto: c’erano gli Eddah che sembravano tarantolati nell’aiutare gli HSS. Io, a mia volta, come ho detto, cercavo di aiutare loro. Loro, gli Eddah, hanno intuito che io ci sono ma non ne erano (e non ne sono) proprio sicuri e hanno anche intuito che li ho aiutati ma anche di questo non sono sicuri: pensano di essere fortunati, molto fortunati. Metto nero su bianco che si tratta di brava gente: un po’ ingenua, certe volte, proprio per voler trovare un difetto.

Ho sempre abitato nelle più grandi metropoli della Terra, da Ur a Babilonia, da Menfi (le Piramidi sono un’idea del sottoscritto) a Roma, da dove infine architettai di costruire Venezia: ho fatto un progetto faraonico, con oltre centomila palafitte da piantare nella laguna. Ho fatto quella volta una serie di calcoli matematici che mi hanno confermato una mia idea precedente: le palafitte conficcate nel terreno, con l’acqua salsa, sarebbero diventate come pietre. Me la sono costruita io, Venezia, nel senso che ho suggerito il da farsi e da quella volta ci vivo: le palafitte sono una foresta a rovescio nell’acqua. Di città come Venezia ne ho costruite altre 45 in giro per l’Universo, tutte perfettamente uguali, o quasi, tutte a forma di pesce

 [La mappa di Venezia sembra un pesce che nuota verso ovest.]

e le differenze dipendono solo dalla fisiologia degli abitanti: abitanti molto grandi richiedono case molto grandi e così via. Quando non sono a Venezia, frequentemente vado nelle altre mie 45 Venezie per vedere che tutto vada come deve andare. Mi piace vedere gli abitanti di un pianeta con una Venezia quando vanno in un altro pianeta con un’altra Venezia e la trovano uguale… restano sempre di stucco e non riescono a capire come sia potuto avvenire. Io sono l’unico, il vero veneziano per antonomasia, e ci tengo moltissimo: ideatore, costruttore ed abitante della città più bella della Terra sin dai primi istanti. Ogni turista che arriva è come se fosse un pezzetto di resina d’incenso

[Boswellia sacra, incenso: pianta aromatica che emette una resina profumatissima. La resina si brucia nei turiboli (piccoli bracieri portatili) per togliere i cattivi odori circostanti, come il lezzo dei cadaveri. Usata dai religiosi nelle cerimonie funebri. Successivamente, usata in qualsiasi occasione per nobilitare la cerimonia.]

 posto nel turibolo ai miei piedi…

Ho sempre amato l’incenso e, per ottenere la sua resina, io… non divaghiamo: avrei diecimila pagine da scrivere su quello che ho fatto per questo pianeta meraviglioso, anche se molte cose le ho fatte per me. Vorrei ben vedere…

Con Venezia, ho fatto qualcosa di divertente, nuovo, un qualcosa che salvasse le tradizioni e i valori dagli attacchi degli invasati mongoli, ipnotizzati dai Potenti: la storia di Attila la sanno tutti. In realtà, se non ci fosse stato quel pazzoide di Attila, non mi sarebbe venuta l’idea di Venezia. Dopo il periodo di costruzione iniziale, non ho mai influenzato profondamente gli abitanti: era troppo bello vedere cosa succedeva. Una volta messa in moto l’opera, gli abitanti proseguirono da soli o quasi. Per la verità, ho fatto comunque qualche piccolo intervento. Citerò i più significativi, anche per pavoneggiarmi un poco:

Ho suggerito di fare il Fondaco dei Turchi e il Fondaco dei Tedeschi, per sviluppare i commerci: una idea semplice e rivoluzionaria che ha creato il concetto di punto franco. Ho dato ovviamente una mano nella battaglia di Lepanto il 7 ottobre 1571, altrimenti tutto il mio lavoro rischiava di esser compromesso. A mezzogiorno, le campane mi onorano tuttora.

[Papa Pio V decise il suono della campane alla mattina, a mezzogiorno e a sera per ricordare la vittoria.]

Ho dato anche una mano per la peste del 1575 e poi ho dato qualche informazione inconscia al Palladio su come fare la chiesa del Redentore: magari senza i miei suggerimenti l’avrebbe fatta ancora più bella; aveva un gusto classico che faceva molto charmant.

[Francese: ricco di fascino.]

Forse, nella peste, c’era lo zampino dei Potenti… forse c’era lo zampino dei Potenti anche nella peste successiva… cercai di favorire la costruzione della Chiesa della Salute nel 1687, dove ho dato qualche piccolo suggerimento a Baldassare Longhena. Il passaggio dal neoclassicismo al barocco… bello, ma eventualmente ne parleremo un’altra volta.

Io sono il vero eterno veneziano: a suo tempo ho aiutato i miei concittadini a fare qualche furtarello innocuo per arredare meglio la Basilica di San Marco. Un po’ di prestigio non fa male. Ho fatto portare a Venezia delle belle cose che, dove si trovavano, non significavano poi molto e comunque non erano molto apprezzate. Mi son dato da fare perché Aldo Manuzio capisse che le macchine da stampa di Gutemberg potevano essere un affare e una tappa miliare per inserire la città ai vertici culturali del pianeta. Ho dato sempre una mano per tutto ciò che poteva essere artistico e culturale.

Volevano rovinarmi la chiesa barocca di San Moisè, affiancandole delle stupidaggini: ho fatto mettere come quinta una parete completamente bianca e che fosse finita. Ho fatto il lavaggio del cervello all’architetto Pietro Lombardo e nel 1479 gli ho fatto costruire una  casa degna di me:  l’ho fatta comprare a Giovanni Dario, un politicante qualsiasi. Io coabitavo con Dario sotto forma di energia psichica, ma non sono molto amante della convivenza

[Una serie incredibile di disgrazie ha colpito i vari proprietari della casa principesca sino ai giorni nostri. Woody Allen, informato dei fatti e quindi sconsigliato, rinunciò all’acquisto.]

e quando ci viene ad abitare qualcuno, faccio in modo che se ne vada, con le buone o con le cattive. Certuni sono particolarmente ostinati ma lo sono anch’io…

Uno dei motivi (che forse mi sono inventato dopo) per la costruzione di Venezia era anche quello di non avere sempre gli Eddah in mezzo ai piedi: loro amano gli agricoltori e a Venezia non ce ne possono proprio essere, anche se di giardini e di orti ce ne sono un’infinità, ma in chiave molto fine ed aristocratica. Di questa città, amo le giornate invernali di nebbia e senza nebbia, le giornate primaverili con la bora e senza la bora, le giornate estive col sole e con la pioggia: a proposito di queste ultime, non ho ancora deciso quali mi piacciano di più. Per non parlare delle giornate autunnali, dove una struggente malinconia mi fa pensare al mio pianeta Ba’al, distrutto dalla stella gigante rossa. Molte volte penso a come cambiare questo tipo di evoluzione astrofisica, ma non sembra facile.

Venezia, la mia Venezia… il silenzio delle notti, il gusto di trovarmi in un posto unico al mondo. Quando mi annoio, posso sempre andare a vedere i piccioni in Piazza San Marco. Qualcuno ha provato a togliermeli, ma sono abbastanza rancoroso. A proposito: mi rendo conto di avere qualche difetto. Il Carnevale di Venezia l’ho creato io, anche se originariamente è stata un’idea dei latini.  Il carnevale mi esalta: muoversi tra la gente. Col corpo orribile che avevamo noi, quello umano è una piuma, una delicatezza. Prendo a prestito il corpo di un passante mascherato e lo uso per andare tra la folla del carnevale stesso.  Danzare e girare per le calli senza scopo alcuno, se non quello di passare un paio d’ore nella spensieratezza. La danza è come una droga: io non mi drogo, non fumo e amo la danza.

Alla fine, vado col suo corpo in una trattoria e lo lascio là mentre mi allontano sotto forma di energia psichica: egli poi si sveglia e crede di aver bevuto o di aver avuto un malore. Non ci sono conseguenze per la sua salute: solo talvolta, ma pazienza. Non lo potevo saper prima: è successo solo un paio di volte con individui malandati nella salute e che non sarebbero dovuti andare in maschera. Il carnevale mi diverte enormemente. Per noi di Ba’al era impossibile una cosa del genere: data la nostra struttura fisica, non potevamo danzare affatto perché il nostro era un pianeta enorme con una forza di gravità fortissima. Abbiamo scoperto la danza in questo pianeta. O forse in qualche altro, non ricordo bene.

Naturalmente, non abito sempre a Ca’ Dario: ho altri due o tre posti preferiti dove mettermi per gustare la mia città. Ad esempio, sulla Riva degli Schiavoni, esiste una piccola casa, dalla quale si vede l’isola di San Giorgio e tutta la laguna. Io mi metto su uno dei due davanzali al primo piano e guardo, specialmente di notte, la laguna incantata, con i raggi della luna. Qualche rara imbarcazione passa. D’inverno, quando la nebbia e fittissima e quindi non si vede niente, il posto è ancora più affascinante perché, invece di guardare, si ascolta.

Penso che un umano al posto mio sentirebbe la nebbia scendere in gola, come un bicchiere d’acqua salsa. Io, essendo purtroppo solo spirito, non ho la gola. Si sente lo strofinìo del cordame di canapa, quello che tiene le imbarcazioni legate alle bricole,

[O briccole, pali doppi o tripli infissi nel fondo, legati tra di loro, atti ad ormeggiare le imbarcazioni ed a proteggere i pontili dagli urti.]

si sentono le onde che risciacquano i gradini delle scalinate, che a loro volta s’immergono tra i pesci.

Di fronte, a duecento metri dalla Riva, c’è una boa con una campana: in previsione di nebbia fitta, qualcuno si reca in barca fino alla boa e scioglie il batacchio, lasciandolo libero di percuotere la campana. Quello che mi ha sempre affascinato è che la campana suona perché la boa si muove con le onde: il battito non è regolare, dipende dal moto ondoso e io mi perdo, ascolto e cerco di prevedere l’istante della prossima percussione.

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Figura 28 – Carnevale a Venezia.

Di solito, quando c’è tanta nebbia, non ci sono molte onde: è come se fosse una legge di compensazione. Impari allora che le onde possono essere frequenti e rade, oppure poco frequenti e intense e da questo capisci il tempo atmosferico. Poi, la prima luce dell’alba dirada lentamente la nebbia, partendo dal cielo.

Ho fatto in modo che la boa si chiamasse B21: tutti credono che B stia per boa e invece sta per Ba’al; il 21 era il mio numero sul mio pianeta, noi avevamo numeri e non nomi, ma spiegarlo sarebbe troppo complicato e comunque poco interessante per chi non abbia la nostalgia che ho io.  Ah, quanti quadri avrei potuto fare, quadri di nebbia e basta, di campana battente e basta… senza contare i quadri che avrei potuto fare coi lampioni sulla Riva, sotto al davanzale dove mi sistemo tutt’ora. Lampioni che si notano sempre meno con il crescere della distanza, fino a dove puoi solo  indovinarne il punto approssimativo. Poi, solo un grigio uniforme, salato dalla laguna. I rumori, con la nebbia, sono ovattati, ti sembrano lontani ma sai che sono vicini. Tutti quadri fatti di sensazioni e di suoni, oltre che d’immagini. Non esistono quadri del genere, né possono esistere, lo so bene, ma sarebbe bello poterli fare e inoltre sono tutte cose che mi portano col pensiero a Ba’al e non capisco perché. Forse perché un po’ di nostalgia è tutto ciò che cerchiamo per commiserarci, ma non troppo.

Io so quasi tutto, ma queste cose non me le so spiegare bene: forse, le spiegazioni ultime sono in un’altra, più alta matrioska. Eppoi, se uno si spiega tutto, se uno sa tutto, cosa gli resta? Che gusto rimane? Un poco di mistero ci fa sognare, ci fa sperare che lo scopriremo, ma guai a scoprirlo: non rimarrebbe più alcun fascino.

Ve_Casa
Figura 29 – La casa in Riva degli Schiavoni, con delle bricole.

Un altro posto dove mi piace andare è situato in una calletta vicina al Campo Santi Apostoli e vicina al Rio Terà Barba Frutarol:

[Letteralmente: Rio interrato dello zio fruttivendolo.]

in questa calle deserta, tra case popolari di quattro piani, i passi rimbombano con uno strano effetto di eco in distorsione. Bisogna provarlo: rintrona, come parlare in una chitarra, ma non proprio. Il suono complessivo dei passi si allontana verso la parte alta delle case popolari e ritorna, come un multiplo effetto doppler che si allontana ed avvicina contemporaneamente. Passa una persona ogni quarto d’ora, non di più: mi diverto ad intuire chi sarà la persona in arrivo in base al passo, di che sesso sarà, quanti anni avrà… sono abbastanza bravo ad indovinare. In ogni caso, posso imparare ancora meglio: il tempo non mi manca di certo.

Poi, altre volte, me ne vado via da Venezia e vado in campagna. Mi diverto un mondo con gli animali. Faccio dei giochi innocenti, in modo che alla mattina i contadini siano stupiti. Entro in una stalla e faccio le treccine sulle code dei cavalli. Quando alla mattina i contadini entrano nella stalla per il rigoverno, restano sbalorditi nel vedere le trecce. Certe volte qualcuno di loro è talmente preso dai suoi pensieri che non le vede nemmeno o non ci dà peso: questo m’infastidisce e allora la notte successiva faccio una treccia unica con la coda di due cavalli: a questo punto lo screanzato deve notare le treccine per forza. Di solito questi tipi chiamano il parroco, il quale arriva magari col turibolo per benedire la stalla: dato che mi piace l’incenso, è un divertimento e un piacere assicurato. Non ho l’odorato ma posso ben fare un’analisi chimica all’istante. Qualche volta però il prete ha dell’incenso scadente e allora molte volte gli faccio cadere il turibolo, così si ammacca e impara: come si fa ad usare dell’incenso scadente? sarebbe come bere vino acido, almeno dicono, perché io non ho mai provato: non ho il corpo, anche se potrei, con un poco di impegno, fare qualcosa in proposito.

Ecco, faccio cose così, sono miliardi di anni e bisogna pur passare il tempo. Altre volte ancora, vado via dalla Terra per controllare le altre Venezie, ma nessuna è come quella della Terra.

Prima di venire al dunque, devo dirvi una cosa: io non sono uno stinco di santo e molte volte faccio delle cose perché mi annoio. In ogni caso, ho un’antipatia feroce per i disonesti: essi sono stupidi e non rispettano le regole. Che gusto c’è a non rispettare le regole? i cosiddetti Potenti appartengono a questa categoria di imbroglioni, opportunisti e delinquenti.

Vengo al dunque: la Nuova Era è una cosa inventata da questi Potenti, ma loro non sono nessuno. Potrei farli sparire tutti con un soffio. L’umanità è protetta da me, anche perché mi va di proteggere gli Eddah, che se lo meritano: ripeto che si tratta di brava gente. 

Una delle cose che m’incuriosiscono è come abbiano fatto gli Eddah a pensare che i Potenti possano essere Dio. Si tratta di un errore grossolano: capisco se lo avessero pensato gli uomini, ma gli Eddah, certe volte, come in questo caso, dimostrano dei limiti insospettabili. Certo, si potrà dire che io parlo perché dall’alto della mia esperienza ho sempre visto il comportamento dei Potenti in chiave critica, quasi umoristica e quindi il mio giudizio sarà stato sicuramente influenzato a priori ma arrivare a considerarli Dio, mi sembra quanto meno un tantino esagerato.

L’attacco alla Sfera di Oort.

Il primo dicembre 2165 ho creato quella che è stata chiamata poi la Sfera di Oort e i Potenti, con i loro scagnozzi, sono rimasti chiusi fuori dal sistema del Sole. Naturalmente, prima di creare la Sfera, ho aspettato che dentro non ci fosse nessuno di loro. Subito dopo aver creato la Sfera, ho partecipato di nascosto a certe loro assemblee e mi sono divertito moltissimo: “Come! non riusciamo ad entrare… che si trovi il responsabile!” e così via.

I Potenti hanno fatto vari tentativi di aggredire la Sfera da me ideata ma non sono riusciti nel loro intento. L’ultimo attacco, il più violento, è stato eseguito nel 2185. In realtà, c’è stata una intera serie di attacchi: di questi, i primi sono serviti a niente perché le loro astronavi sono state semplicemente inghiottite dalla Sfera e proiettate altrove: non sanno ancora adesso con quale criterio fosse stata ideata la Sfera, né hanno le conoscenze tecnologiche per poterlo comprendere, anche esaminando da vicino la Sfera stessa.  Devo riconoscere che l’ultimo attacco è stato notevole ma difettava ovviamente della necessaria tecnologia: prima hanno generato sul limitare della Sfera una violentissima esplosione, il cui riverbero luminoso è arrivato dopo un anno anche sulla terra; il loro piano era poi di vedere se si fossero creati dei punti deboli, onde passare attraverso la Sfera stessa. A questo punto mi han dato fastidio e ho pensato di incapsulare gli attaccanti e farli sparire all’interno dello strato protettivo. Non hanno ancora capito cosa sia successo ma hanno avuto il buon senso di non riprovarci più.

 Volevano eliminare gli HSS ma, come i pifferi di montagna della favola, sono andati per suonare e sono stati suonati: tutto qua. Un anno fa circa ho tolto la Sfera, calcolando il tempo esatto per cui il 31 luglio alle nove di sera il fenomeno arrivasse sulla Terra, perché la distanza è di circa un anno luce. Da un anno in qua ho dovuto darmi da fare per tenere quei quattro teppistelli sotto strettissima osservazione, ché non mi facessero qualche tiro mancino, in quanto la Sfera non c’era più: ma non è successo niente. Ieri, alle nove di sera, mi sono divertito un mondo: i bambini, col caldo, erano ancora fuori sulla Riva degli Schiavoni e nessuno di loro aveva mai visto le stelle.

Bisogna dire che è stata una cosa commovente: per non parlare degli adulti che si attendevano la fine del mondo o qualcosa del genere e invece, sono arrivate le stelle… bellissimo: baci, abbracci, commozione, mi ha fatto un enorme piacere. E poi i bisessuati che si abbracciano mi piacciono un mondo: negli abbracci dei bisessuati c’è un senso che non si trova negli abbracci degli ermafroditi. Tra l’altro, non so nemmeno se gli ermafroditi ne facciano, di abbracci: era una figura retorica, per contrapporli ai bisessuati.

Tutto è bene quel che finisce bene: l’umanità si trova ora indirizzata sulla strada opportuna e questo scritto potrà essere letto da tutti, compresi gli Eddah. Se non ci fossero stati gli Eddah, per gli uomini sarebbe stata dura. Se non ci fossi stato io, per gli Eddah sarebbe stata ancora più dura. Tutto è bene quel che finisce bene… in futuro, se servirà qualcosa, sarò sempre qua. Non fidiamoci dei Potenti. Comunque, penso che abbiano imparato la lezione, tanto più bella quanto più silenziosa: non hanno capito ancora niente, sospettano, ipotizzano… penso che, almeno per un miliardo di anni o due, se ne staranno buoni a riflettere.

                                     il veneziano  

                             Ba’al Zebul, Ba’al il Principe

 

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