Nonna Epo 4 [581]

genio
Un militare del Genio Telefonisti si prepara a salire sul palo per installare i fili del telegrafo. La divisa è quella della Prima Guerra Mondiale (1915-1918)

[Vedere anche l’articolo precedente Nonna Epo 3]. Mio padre ha fatto la Grande Guerra col grado di sottotenente. Fu al fronte fin dal 1917: era un ragazzo del ’99. Le classi ’98 e ’99 (i ragazzi del ’99) hanno fatto entrambe le guerre mondiali. Nella seconda guerra mondiale era capitano dei Carabinieri distaccato presso un nucleo di Artiglieria, con compiti di polizia militare, a Roseto degli Abruzzi (Teramo): gli italiani si aspettavano lo sbarco degli Alleati nel mare Adriatico e non nel Tirreno.

Mio padre era quindi più giovane di mia nonna materna ma non di molto. Mia nonna era infatti del 1888. Quando avevo sette anni o meno, mio padre mi accompagnava per le ferie estive da mia nonna e benché né allora né successivamente mi parlasse molto delle guerre che aveva vissuto, lui e mia nonna parlavano quasi esclusivamente di argomenti bellici.

Nella Grande Guerra, avendo un titolo di studio, mio padre fu addestrato all’installazione e manutenzione dei fili del telegrafo e poi inviato al fronte col grado di sottotenente. Raccontava a mia nonna che la compagnia di cui faceva parte (200 uomini) era stata suddivisa per motivi organizzativi e strategici in due plotoni da 100 uomini ciascuno, uno dei quali comandato da mio padre. Il lavoro del Genio Telefonisti aveva la precedenza assoluta su tutto, in quanto indispensabile per assicurare le comunicazioni tra i vari dislocamenti dello Stato Maggiore. Ogni plotone faceva un turno di dodici ore ed il loro lavoro consisteva nell’assicurare la funzionalità assoluta del telegrafo. Durante i combattimenti, i pali del telegrafo piantati in terra venivano spesso abbattuti dai bombardamenti austriaci ed allora bisognava sistemare i fili del telegrafo sugli alberi più vicini. I fili del telegrafo erano avvolti in nastro di tela incatramato (impermeabilizzazione per modo di dire) e, se fossero stati a contatto con l’acqua, entro breve, sarebbero divenuti inservibili. I militari del Genio Telefonisti venivano chiamati in continuazione per riattivare le linee interrotte ma salire su di un albero per cinque minuti circa e riparare un filo elettrico era un invito a nozze per un cecchino nemico: il plotone di mio padre, composto, da cento militari, fu ridotto a sette persone.

Raccontava che giocavano a carte nelle baracche assieme ai morti che non odoravano molto perché congelati dal freddo. Per seppellirli, si attendevano le notti senza luna.

Raccontava che una volta stava giocando a carte con l’altro sottotenente dell’altro plotone. Improvvisamente, mentre stava scrivendo con la matita il punteggio della partita su di un pezzo di carta, sentì un sibilo, un botto, ed il foglio di carta dove scriveva ed anche le sue mani si riempirono di sangue: alzò gli occhi per vedere l’accaduto e davanti a lui c’era l’altro sottotenente morto, ‘con mezza testa sì e con mezza testa no’ (testuali parole, che mi sono rimaste impresse). Diceva che in queste condizioni, quando dai rifornimenti arrivavano degli alcoolici, venivano trangugiati dai militari in men che non si dica: almeno morire ubriachi, senza sapere… diceva poi che quel sottotenente, rispetto ad altre morti atroci alle quali aveva assistito, era stato fortunatissimo e che sperava, se avesse dovuto succedergli di ‘tirare le scarpe’ (sic), di tirarle allo stesso modo.

Mia nonna assentiva ed interveniva raccontando degli orrori visti nell’ospedale da campo di Spilimbergo, dove faceva l’infermiera. Risparmieremo al lettore i particolari.

I disfattisti ed alcuni storici hanno sempre sostenuto che l’Italia è stata sbaragliata non solo a Caporetto ma anche sul Tagliamento. Posso assicurare che non è vero e finalmente, dopo un secolo, diremo il perché.

Ci fu una certa operazione di cui mio padre non ha mai detto il nome per nessun motivo. Inventiamoci il nome, “Operazione Sacrificio 4”:  di certo, da quel che ho capito, aveva anche un numero identificativo per evitare equivoci.

L’operazione Sacrificio 4 era già stata programmata sin da prima di Caporetto e mio padre aveva già gli ordini ed i compiti relativi, per quanto in busta sigillata. Sin da prima di Caporetto, quindi, lo Stato Maggiore, col Sacrificio 4, aveva stabilito che se la linea di Caporetto (o Ternova d’Isonzo o quant’altro perché Caporetto quasi non si conosceva), non avesse tenuto, si sarebbe effettuata la Sacrificio 4, che prevedeva la difesa sul Piave. Mio padre non sapeva del Piave e doveva aprire le istruzioni solo in caso di cedimento della linea del fronte. Il che poi fece, avendo già l’autorizzazione a prendersi un camion con il materiale e con i militari superstiti del suo plotone. Sapeva già che doveva andare sul Montello in una zona precisissima, prestabilita. Diceva mio padre che c’era il problema del rifornimento per il camion: benché avesse degli ordini scritti dello Stato Maggiore che imponevano a chiunque di fornire il carburante dietro presentazione dei buoni, dovette minacciare qualcuno con la pistola di ordinanza perché non volevano consegnare il carburante: molti erano convinti che l’Italia avrebbe perso la guerra e che tali buoni dunque non sarebbero mai stati onorati.

Arrivò così, coi suoi, subito dopo Codroipo, al ponte sul Tagliamento.

Lo Stato Maggiore aveva creato un posto di blocco ferreo: mentre i sottufficiali e i militari venivano lasciati passare, non così fu per gli ufficiali. Due colonnelli e un generale (assieme a graduati dei Carabinieri) sedevano ad un tavolino ricoperto dalla bandiera tricolore.

Se l’ufficiale non era in grado di dare spiegazioni precise della sua presenza, veniva condannato immediatamente, come disertore, alla fucilazione che si eseguiva dopo alcuni minuti.

Mio padre era un ufficiale e, se non avesse esibito i documenti con gli ordini precisi, sarebbe stato fucilato. Si fermarono per un’ora, su ordine del generale, per riparare le locali linee e poi ripresero la loro missione verso il Montello.

Nota: molti altri particolari sono universalmente noti; lo scopo di chi scrive su Il Piave è quello di dare testimonianze che altrimenti non sarebbero conosciute. Ad esempio, circa le fucilazioni sul Tagliamento abbiamo scritto solo ciò che ci è stato riferito da questi due testimoni. Altre notizie si possono trovare ovunque.

[segue Nonna Epo 5]

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