Domenica Festa 2 [584]

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1961 – D’in su la vetta della torre antica, passero solitario… questa è la torre di Recanati di cui parla Giacomo Leopardi – Ernesto Giorgi©

Un giornalista fa un’intervista ad Adolf Hitler.

“Führer, si parla e si sparla di campi di concentramento, nei quali sarebbero stati internati molti ebrei: ci può dire qualcosa di più?”

“Effettivamente ci sono degli ebrei…”

“Dicono che siano sottoposti alla soluzione finale…”

“Mah, le dirò, ci sono delle esagerazioni… ma comunque gli ebrei si sono abituati…”

Alcune storie che vengono scritte sono troppo belle per essere inventate e trovano le loro radici in fatti successi veramente. Ad esempio, questa che segue è verissima.

I due personaggi sono un uomo raccoglitore di funghi che non è molto bravo ed una donna  che è molto brava.

Lui: come fai a trovare tutti i funghi che trovi?
Lei: È facilissimo, basta guardare dove li puoi trovare.

Limerick.

La metrica e i contenuti sono regolamentati da leggi ferree. Cinque versi, oltre al titolo facoltativo, con le rime AABBA, dove A sono endecasillabi e B sono settenari. Il primo endecasillabo deve esporre la località, il secondo una introduzione al fatto da narrare. Il terzo e il quarto verso, ovvero i due settenari, determinano elementi del fatto senza chiarirlo completamente. L’ultimo endecasillabo costituisce il colpo di scena. Il titolo può essere utile per creare una suspence (stato di tensione psicologica) a priori.

Scherzi del prete.

Nessuno ci credeva ma in Oderzo
fu proprio architettato un grande scherzo:
al primo di aprile,
un grande canile
di rosso fu dipinto, per un terzo.

La donna è mobile? soltanto se tu la trascini oppure se tu la spingi.
Altrimenti, sarebbe piuttosto una donna automobile.

Qual’è la caratteristica del triangolo rettangolo?
L’indecisione.  Infatti, pensa sempre:
“Sono io forse un triangolo oppure sono io forse un rettangolo?”

Aveva inventato una barzelletta talmente indelicata che non l’aveva mai raccontata ad alcuno.

Piuttosto che tornare dalla Sardegna ai primi di ottobre e trovare nel Veneto la nebbia e cominciare a lavorare, era meglio restare in Sardegna, col sole, in vacanza, in una spiaggia poco affollata, pulita  e magari anche (perché no?) in dolce compagnia. Forse non tutti saranno d’accordo ma molte volte si deve pur dire, sinceramente, il proprio pensiero.

Che differenza c’è fra un marito e un cavallo?
Nessuna: entrambi vanno soggetti ad ordini di scuderia.
(Chissà perché, su certi tipi di battute, ridono solo i mariti.)

Il politico fa una conferenza in piazza ma batte in assoluto tutti i records di fuga anticipata degli ascoltatori: dopo aver detto esattamente due sole parole, infatti, tutti gli ascoltatori se ne sono andati. Cosa mai aveva detto il politico?
Il discorso s’iniziava con le parole: “In verità…”

Il marito dice alla moglie: “Cara, vieni a sederti qui sul divano, che così facciamo quattro chiacchiere…”
“Volentieri ma devo fare delle cose non importanti.”

Il marito dice alla moglie: “Cosa ti sembra del mio nuovo dopo barba?”
“Buonissimo ma non mi piace.”

Nonsense: snocciolata la Cerasa, spesso vuol restare a casa.
Per snocciolare la ciliegia, bisogna farle un buco.
Mentre la ciliegia senza buco esce spesso e volentieri, una volta snocciolata e quindi bucata, la ciliegia esce una sola volta e mai più. Perché?

 Perché la ciliegia non riesce col buco.

La questione è sempre quella: la ciliegia o la ciambella?

Manlio aveva un negozio di scarpe a Refrontolo. Tutti, quando andavano a chiacchierare al bar, cercavano la compagnia di Manlio, il quale aveva una conversazione piacevolissima ed era bello ascoltarlo parlare. Un giornalista, alla ricerca di piccole notizie, lo venne a sapere ed andò ad interrogare il barista, il qual disse:
“Si tratta di un negoziante di scarpe. Non sarà un letterato ma è molto seguito perché i suoi discorsi sono sempre molto calzanti.”

Erhardt era un tedesco che non parlava troppo bene l’italiano. Una volta gli chiesero dove risiedesse:
“Ie rissiede comune Ponte Piave.”
“Sei sposato?”
“Ja… ie è sposate.”
“Tua moglie è tedesca?”
“Ja, moglie è mia è tutto sapiente, sua intelligenza a Dosson Casier.”
“Come?”
Entschuldigung, scusato me, ie sbagliate: tutto lei sa, sua intelligenza fuori dal comune.”

@@@

A Valvasone, in provincia di Pordenone, una donna entra nella chiesa parrocchiale e si reca al confessionale. Quando arriva, si inginocchia ma… il peso del ginocchio fa crollare il confessionale che si riduce in una polvere di legno minutissima. La donna si trova così davanti al prete confessore che stava all’interno, entrambi sbalorditi.
Antefatto: una fabbrica di mobili del paese aveva importato dal Senegal dei legnami speciali per costruire dei mobili speciali.
Nel tavolame importato in Italia c’era una miriade di uova di termite. Quando dalle uova uscirono le termiti, queste si accomodarono, oltre che in vari luoghi e in varie case, anche e soprattutto nella chiesa, dove, con il legno che c’era, fecero delle scorpacciate colossali.
Le termiti, così come fanno anche i tarli (ma molto più lentamente), mangiano la parte interna del legno perché così rimangono nascoste ed evitano di essere viste dai loro predatori. Rimane insomma l’esoscheletro del legno e in tal modo il confessionale stava ancora in piedi, pronto a dissolversi al minimo urto. Anche un organo a canne preziosissimo, fatto a Venezia nel ‘500, stava per subire la stessa sorte.

In occasione del compleanno della moglie, Gedeone voleva scriverle un bigliettino molto sentimentale: “Amore, io sono cotto di te”.
Presa la matita, inavvertitamente scrisse invece: “Amore, io sono contro di te.”

Fu un lapis freudiano.

Tonio faceva il contadino e quando qualcuno non lo conosceva, faceva girare ostentatamente i pollici a tutta velocità con le mani intrecciate, sostenendo che, così facendo, chiunque avrebbe capito quale potesse essere il suo mestiere.
Perché?
Perché… gioco di mano, gioco di villano.

Pietro all’amico: “Da quando faccio palestra, mi sono accorto che posso fare ogni giorno del sesso acrobatico. Ogni giorno!”
Amico a Pietro: “Spiegami un po’ meglio: mi interessa…”
Pietro: “Presto detto: oggi, salto… domani, salto…”

Lo strudel alla torta: “Ho sentito dire che sei cotta…”
La torta: “Intendi dire innamorata? non lo so bene…”
Lo strudel: “Sì, intendevo questo: ma la gente, cosa dice?”
La torta: “Adesso mi inforno e poi ti saprò dire.”

Le parole possono confondere e il ritmo incalzante può far smarrire la ragione: infatti in dialetto veneto ‘smarrito’ si dice smarìo, che significa anche sbiadito, confuso. Ecco una storiella di giochi di parole, riservata ai ragazzini.

Polifemo aveva, come tutti i Polifemi, un occhio solo e fu consigliato di operarsi di una cataratta che praticamente lo aveva accecataratto.

Mentre era in ospedale, passava il tempo ascoltando musica da un apparecchio radio di marca Allocchio Bacchini. La marca non è trevigiana ma di altrove. Il che, comunque non costituiva un alibi. (alibi: termine latino che significa ‘altrove’)

Mentre mangiava due uova all’occhio, gli infermieri accorsero in parecchi per togliere la fasciatura: insomma, per togliere una benda, una banda.

Polifemo sentì nel frattempo un parlottio. Era un infermiere che diceva ad un visitatore appena arrivato, parlando di Polifemo: “Ha mangiato due uova, s’ode dire che è quasi guarito…no, non sode le uova, le uova erano all’occhio”.

Il visitatore rispose: “Allocchio Bacchini? comunque, io gli ho portato una bella bistecca ben battuta che gli piace tanto”. Era un macellaio suo amico.

Quando gli tolsero le bende (a Polifemo, ovviamente, non al macellaio), il macellaio gli disse: “Ciao, come stai, ti ho preparato una bella battuta… la battuta è per l’occhio: sai, si usa… quando un pugilatore ha un occhio pestato, ci si mette sopra una battuta. Inoltre, con l’occhio pesto, si mangia la pasta col pesto.”

Polifemo: “Toh! chi si rivede! Nel senso che ti rivedo dopo qualche giorno ma anche nel senso che ti rivedo davvero dopo la cataratta. Ciao, grazie della visita ma non ho capito cos’hai detto…”

“Ho pronta per te una bella battuta…”

E, indossato un guantone da boxe, affibbiò a Polifemo un diritto sull’unico occhio appena operato. D’altronde, il diritto lo aveva studiato alla facoltà di legge. Ma Polifemo non legge, perché appena operato.

Inutile sottolineare che il macellaio s’era cambiato di battuta senza senso.

Disse Polifemo:“Ahi! non sono in vena di scherzi né di battute dolorose e spiritose. Perché lo hai fatto?”

“Perché, come diceva Cassius Clay, anche l’occhio vuole la sua parte. Ti è piaciuta questa battuta?”

“Quale? Mi sono confuso: orario indecente questo.”

“Con fuso… orario… cosa dici? di quale fuso orario stai parlando?”

“Adesso mi hai vieppiù confuso e sono fuso ma dato che tu ci vedi, ti faccio vedere!”

Fu così che Polifemo prese l’Allocchio Bacchini e fece una battuta sulla testa del macellaio, sfasciando la radio ed uccidendolo in modo irreversibile. Poi, fece una battuta vocale. Siccome pensava alla frase ‘Battere il ferro fin che è caldo’, disse: “Bisogna battere il macellaio fin che è caldo.” E continuò a colpire.

Quando arrivò uno dei tanti medici dell’ospedale, guardando la testa fracassata del macellaio morto, disse in dialetto: “el ga ‘na testa che tùti rèsta” [ha una testa che fa meravigliare tutti]. Un medico siciliano che passava, ignaro del fatto, disse al l’altro medico, guardando soprappensiero il morto ed offrendo, anche a Polifemo,due meravigliose leccornie: “La testa è fracassata ma fra cassata e cannolo, cosa preferite? leccornìe seceleiàne, sono!”

Polifemo fu condannato a 30 anni di carcere per non aver connesso il fatto dell’uccisione col fatto del cotto e mangiato.

Non connesso col fatto, era il commesso della macelleria che, non essendo presente, testimoniò in modo pressante su cose presunte.

Non connesso fu il commesso,
non presente ma pressante:
balordaggini presunte.

Errata corrige: siccome aveva un occhio solo, Polifemo fu condannato a quindici anni di carcere e non a trenta.

Il giudice diceva: “Procediamo, procediamo.”

Alla fine del procedimento, il giudice disse: “La condanna esemplare è una specie di legge del taglione (targato Torino: taglione-To) per Polifemo, dall’unico occhio: occhio per occhio sessantaquacchio.”

In questi casi, cosa genera il taglione? un taglio netto e quindi finiamorevolmente. (taglione-to).

Occhio ai giochi di parole!

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