Mastro Benedetto 8 [585]

Frezzeria
Venezia – Frezzeria – Una calle centralissima di Venezia dove una volta si fabbricavano le frecce, da cui il nome. Chi guarda, sta guardando verso nord-nord-ovest. Alla sinistra di chi guarda, a cento metri di distanza, c’è la Piazza San Marco. Alle sue destra c’è la Salizada San Moisé, una calle piuttosto larga che dopo 150 metri porta al Campo San Moisè, con la famosissima chiesa barocca.

Al solito, Màstro Benéto si trovava a Venezia, in Piazza San Marco, seduto al Caffè Florian con i suoi allievi, dove, novello Aristotile peripatetico, spesso smetteva di passeggiare e nei tavolini del Caffè teneva concione.

Un allievo gli chiese cosa pensasse del problema degli extra-comunitari.

Benéto: “Secondo me, c’è un disegno per cambiare etnograficamente l’Italia. Un disegno perverso, che viene da lontano, dove quello che mi suscita il rancore più profondo è il politicastro che afferma la mancanza di volontà degli italiani di fare figli e che pertanto noi si debba sperare nell’apporto degli extra-comunitari.

Vero che attualmente gli italiani non vogliono fare figli ma non è per una decisione assoluta: è una decisione legata al fatto che le condizioni economiche dovute all’incompetenza ed alla avidità dei politici sono insopportabili. Il politico attuale preferisce che in Italia ci siano bande di straccioni che chiedono per pietà il pane, che non si preoccupano della politica perché sono alla fame e, non avendo imparato a scuola niente perché la prima cosa è lasciare la gente nell’ignoranza, come al tempo dei romani, si accontentano di guardare dei programmi inguardabili per televisione e di mangiare alla meno peggio. In questo, c’è un accordo di intenti con l’Unione Europea: come l’URSS eliminò i kulachi (piccoli proprietari), nello stesso identico modo la piccola iniziativa commerciale va eliminata. Col grande magazzino si possono fare patti chiari in cinque minuti. Con il grande numero di piccoli proprietari, invece, sarebbe impossibile. Ad esempio, parlando di pensioni, dove si dice che non si possono aumentare le pensioni perché l’Italia è piena di debiti, chi mai ha fatto tali debiti? Li ha fatti una classe politica che è ancora là, non è scomparsa. Però le pensioni dei politici e degli alti magistrati non sono state toccate per questioni di retroattività, retroattività che tuttavia non trova applicazione per i problemi dell’uomo comune. Qualunque legge, in teoria, può essere accettata se è opponibile a tutti, indistintamente ma quando compaiono due pesi e due misure, allora è l’inizio della fine.

E a chi obiettasse che non c’è proporzione tra le cifre dei politici (che sarebbero esigue) e le pensioni che invece servirebbero per aumentare le pensioni dei cittadini, perché ci sono debiti enormi e non ci sono quattrini, si può rispondere, anzi, si deve rispondere, che non si può rappresentare la gente con la pancia vuota se si ha la pancia piena. La pancia piena distorce il modo di vedere rispetto a chi ce l’ha vuota. Il politico attuale pensa di poter fare ciò che vuole. In pratica, a pensarci bene, è una questione di ignoranza della lingua italiana da parte del politico: egli, infatti, non dice ‘sacrifichiamoci’ ma ‘sacrificatevi’: e questi sarebbero dei leaders? forse sono qualcos’altro…

Come i Proci, cambieranno solo se costretti. Non prima. Come al tempo dei romani, finiranno esattamente come è finito l’impero romano. Questi argomenti, comunque, non interessano ad alcuno: purtroppo, la misura nella testa della gente non ha ancora raggiunto il colmo. Per rendersi conto della situazione, basta guardare per dieci minuti un programma televisivo che si occupa di politica. Prevaricazione, ignoranza, malafede, insipienza, trivialità, assurdità, dispute su problemi secondari quando i problemi primari sono irrisolti: i problemi primari si risolverebbero con la fine della corruzione e con l’allontanamento dei disonesti ma questo non si vuole assolutamente fare e allora si parla dei problemi secondari e per intorbidare le acque li si eleva a problemi primari. Un esempio per tutti: ultimamente si dibatte sullo jus soli. Benché sia chiarissima la vera soluzione, non entrerò nel merito e porrò una sola domanda: è più importante il problema della disoccupazione o il problema dello jus soli? di tutte le leggi fatte, ne manca una: una commissione di cittadini rappresentativa stabilisce l’ordine dei temi da dibattere. Ad esempio:

  1. La legge elettorale può essere modificata solo con la maggioranza dei tre quarti dei parlamentari.
  2. Nessuno può guadagnare, per nessun motivo, oltre cinque volte il salario di un operaio.
  3. Ridimensionare a poco o niente le pensioni di chi ha versato solo contributi figurativi, cioè non ha versato niente. Le pensioni figurative vanno pagate dai politici che le hanno concesse per motivi clientelari. Perché mai ci devono essere delle pensioni per chi on ha mai versato nulla? Si tratta di una specie di patto leonino e come tale deve essere annullato come inesistente.
  4. Risolvere il problema dei minimi pensionistici di chi invece ha versato i contributi.
  5. Eccetera.

Questi problemi vanno risolti nell’ordine. Questo elenco, citato solo per esempio, viene sottoposto a referendum. Se il referendum ottiene la maggioranza e le pensioni nell’elenco sono prima dello jus soli, non si può nemmeno parlare di quest’ultimo sino a che non siano risolti i problemi delle pensioni. Una democrazia monotematica.”

Un allievo: ”Maestro, vede soluzioni indolori?”

Benéto: “Sono molto dispiaciuto nel dire che non ne vedo. Ormai, i politici sanno che i cittadini sanno. I cittadini sanno di essere in mani poco piacevoli. I politici sanno ormai che i cittadini farebbero, di loro, piazza pulita. Sono poco piacevoli in modo scoperto, senza nemmeno curarsi di salvare le apparenze. Fornirò un esempio: se il politico rispettasse almeno le apparenze, quando il cittadino non vuole X e il politico per gli intrallazzi suoi invece lo vuole, troverebbe delle frasi di circostanza, come ad esempio <volevamo rispettare la volontà della gente, non votare X, ma purtroppo è successo A,B,C…> e invece si sente dire apertamente e spudoratamente per televisione: <Per non perdere voti, prima facciamo le elezioni facendo finta di non volere X, poi dopo le elezioni, faremo X…> e questo viene detto come se il deficiente di elettore non sentisse. Quindi, al politico non interessa nemmeno di salvar le apparenze, dimostrando il massimo disprezzo per il cittadino.

Ovviamente, queste cose finiranno e, come dice il poeta, udiremo pianto e stridore di denti.”

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