Libertà 2 [600]

catene
La libertà dovrebbe spezzare le catene della schiavitù – Ernesto Giorgi©

La Repubblica di Venezia ha vissuto nella libertà, con le sue ‘concio’, assemblee popolari tenute in barca al Malamocco dapprima e a San Marco poi, dall’anno 800 circa sino al 1297, anno in cui gli aristocratici veneziani

decisero di effettuare un colpo di stato (Serrata del Gran Consiglio) e di instaurare una dittatura, che durò cinquecento anni esatti, sino al 1797. A parte alcuni rari episodi (segnatamente quello del doge Marin Faliero, decapitato nel 1355), i veneziani accettarono la dittatura perché l’efficienza della Serenissima era tale da far vivere agiatamente (rispetto al resto del mondo) i cittadini stessi. I Veneziani sapevano perfettamente che non c’era libertà ma optarono per la vita comoda. Questo contribuì a sviluppare la loro notevole ironia. Se togliete tuttavia anche una certa comodità di vita, è ben difficile che la gente accetti per lungo tempo una mancanza di libertà formale. La gente di Venezia aveva deciso così. Lo sapevano di essere trattati da bambini minorenni e ironicamente acconsentivano alla situazione, perché fuori da Venezia si stava peggio. I veneziani sono sempre stati convinti che, se avessero voluto, avrebbero potuto far cadere la Serenissima. Ma per fare che cosa?

Per stare peggio? Non siamo in grado di sapere cosa sarebbe potuto succedere se il tenore di vita fosse peggiorato. Avremmo potuto assistere, probabilmente, come per la Rivoluzione Francese, ad una Rivoluzione Veneziana.

La Rivoluzione Francese esplose per il malessere popolare ma nulla cambiò nella realtà. Prima si aveva coscienza di non essere liberi e poi si credette di essere liberi. Era semplicemente cambiata la classe al potere. La gente non ha alternativa: deve far derivare la propria libertà da sé stessa. I popoli che si lasciano soggiogare meritano di essere soggiogati. I popoli hanno il diritto di essere quello che hanno il potere di essere. Nessuno concederà mai niente, nessuno ha mai concesso niente. Solo chi riesce a far diventare sacro agli occhi degli altri il proprio egoismo comanderà, perché toglierà agli altri la possibilità di essere egoisti come lui ha fatto.

Se il semplice cittadino è egoista come chi comanda, egli costituisce un pericolo per chi è al potere. Il cittadino che brontola e dimostra di non gradire le imposizioni di chi comanda sarà perseguito dalla polizia. Può essere libero di fare solo ciò che non costituisce disturbo per la classe dominante. Se ha un diritto, in nome della libertà, uguale a quello si chi è al potere, il suo diritto sarà calpestato in nome dell’ordine pubblico e l’analogo diritto del potente sarà mantenuto. Non bisogna farsi illusioni. Abbiamo solo due casi che fanno eccezione a questa ferrea regola.

Il primo caso è quello del 1348, quando la peste sterminò da metà a due terzi degli europei. Non c’erano più contadini per lavorare la terra dei signori e questo fu l’unico caso in cui la classe al potere fu obbligata (in realtà per il proprio tornaconto), se voleva vedere le sue terre coltivate, a fare delle concessioni. La conseguenza fu che il nuovo benessere fece uscire l’Europa dal Medio Evo ed esplose il Rinascimento. Nonostante questa evidente lezione, i potenti se ne sono guardati bene, in seguito, dall’applicarla e dal fare analoghe concessioni.

Il secondo caso è quello del 1870, quando i tedeschi (in realtà i prussiani) subirono perdite spaventose nella guerra con la Francia. Gli spettri dei morti aleggiavano sopra la Prussia e von Bismarck, per rabbonire la gente furibonda, si inventò il suffragio universale, cioè le votazioni, dando ai cittadini l’illusione di poter decidere e di contare qualcosa.

In realtà, Bismarck, nei salotti, diceva: “Ci mancherebbe altro che il popolo bue pretendesse di essere ascoltato nelle sue utopiche decisioni. Si tratta solo di un contentino per il quieto vivere. Faremo quello che bisogna fare. La politica e l’economia non possono essere comprese dalla gente.”

Ed è, naturalmente, ancora così.

Un politico queste cose le sa. Se non le sa, sarà uno strumento nelle mani degli altri politici che sanno queste cose.

Si sentono dei politici dire impunemente, per televisione, cose come la seguente, come se la gente non ascoltasse o non esistesse: “Facciamo finta di concedere X, poi, dopo le elezioni, sarà tutto un altro discorso.”

Solo chi sa che la gente subisce stupidamente può fare un discorso del genere, che richiederebbe invece una reazione forte ed immediata. Se la gente subisce, se lo merita. Se le tasse sono alte, la gente se lo merita. Se c’è la corruzione, la gente se lo merita. Se i politici, invece di essere al servizio dei cittadini sono passati all’impunità e al potere, la gente se lo merita.

Esiste la famosa dialettica, di cui parla George Orwell:

[I cittadini,] finché non diverranno coscienti della loro forza, non si ribelleranno e, finché non si ribelleranno, non diverranno coscienti della loro forza.

Solo un Masaniello può dar fuoco alle polveri, ma di solito, anch’egli, finisce poi fagocitato dagli intellettuali che la sanno più lunga di lui.

Bisogna a questo punto concludere con una frase di un gondoliere veneziano: “Ricòrdite ògni matìna, quàndo che ti fa marénda, che par i móne xe sémpre scùro…”

[Ricordati ogni mattina, quando fai colazione, che per gli sciocchi è sempre buio…]

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