Promèteo 2 [604]

Cerebellum
Rappresentazione schematica del processo evolutivo nel cervello umano. © Ernesto Giorgi.

CAPITOLO 2

PALEO-ANTROPOLOGIA

2.1 IL BIG BANG

Diceva Esiodo: “I miti sono cose mai accadute e sempre esistite”. Cioè parleremo di qualcosa che, anche se non è accaduto, è sentito da noi come se fosse vero.

E allora noi, oggi, per farci un’idea di quello che siamo stati o di quello che abbiamo pensato di essere stati, cominciamo a fingere che l’universo sia cominciato il primo gennaio e che in questo momento noi ci trovi alla fine, cioè al 31 dicembre. Comprimiamo con la fantasia in 365 giorni quella che è stata la storia del nostro universo per renderci conto di quanto poco noi ci si sia evoluti rispetto ai tempi precedenti.

Il primo gennaio c’è stata un’esplosione terribile che di solito viene chiamata BIG BANG. Il BIG BANG fu un’esplosione che coinvolse tutta la materia e l’energia dell’universo attuale e la cui vibrazione ancor oggi è rilevabile con strumenti appropriati (radiazione di fondo).

La maniera più efficiente dunque per esprimere la cronologia cosmica è immaginare i circa 14 miliardi e mezzo di anni di esistenza dell’universo ridotti alla scala di un anno solare (ore 0 del 1° gennaio – ore 24 del 31 dicembre) e avremo il seguente calendario cosmico:
01 gennaio      BIG BANG.
01 maggio       Origine della via Lattea (la nostra galàssia).
09 settembre  Origine del sistema solare.
14 settembre  Formazione della Terra.
25 settembre  DNA, cioè origine della vita sulla Terra.
12 novembre  Prime piante capaci di fotosintesi.
18 dicembre   Primo plancton negli oceani, primi pesci.
23 dicembre   Primi rettili (cioè noi: vedremo perché).
26 dicembre   Primi mammiferi (sempre noi, trasformati).
30 dicembre   Primati (scimmie).
31 dicembre

ore 13.30               Proconsul, un pre-ominide.
ore 22.30               Homo erectus.
ore 23.46               Scoperta del fuoco.
ore 23.58               Homo sapiens. (uomo arcaico).
ore 23.59               Homo sapiens sapiens (uomo moderno).
ore 23.59.50         Prime dinastie di Babilonesi, Egiziani.
ore 23.59.56         Gesù Cristo.
ore 24.00.00         Il giorno d’oggi.

È evidente che in questo primo anno cosmico tutta la storia umana documentata occupa gli ultimi 10 secondi del 31 dicembre.

2.2 L’EVOLUZIONE UMANA

2.2.1 Il DNA

Ritorniamo, a questo punto, al concetto di modello e associamo questo concetto al DNA, di cui adesso parleremo. Facciamo per altro un piccolo inciso: come si fa un uomo? Si dà ad un artigiano un pacco di 4000 volumi di 500 pagine l’uno, con 300 parole (di sei lettere ciascuna) per pagina. Ognuna di queste parole quindi corrisponde a ben sei istruzioni. Questo in poche parole è quanto è contenuto in uno spermatozoo umano. Quindi, in una molecola di DNA ci sono tutte queste istruzioni. Sono esattamente 20 miliardi le istruzioni contenute in un cromosoma. Quando noi facciamo un programma in un calcolatore elettronico facciamo esattamente la stessa cosa. Significativo questo: la sonda Viking che scese su Marte conteneva informazioni programmate di poco superiori ad un batterio ma nettamente inferiori a quelle di un’alga. L’esempio ci fa pensare alla quantità di informazioni che contiene il DNA di un essere umano e alla sua complessità.

2.2.2 La casualità

In questa catena di istruzioni messe una dietro l’altra (abbiamo detto che l’artigiano avrebbe bisogno di 4000 volumi ecc. ecc.) sistematicamente, sempre, ci sono dei cambiamenti con un 10% di probabilità che essi siano significativi. Nascono pertanto degli esseri (il processo è casuale) con dei difetti genetici. Questi esseri “mutanti” sono meno protetti ma possono prendere il sopravvento se le condizioni ambientali si dovessero modificare e dovessero risultare più favorevoli al loro diverso stato genetico. Esempio dei bambini con l’acetone: se cambiasse l’atmosfera potrebbero forse essere improvvisamente i favoriti.

Vediamo come da un difetto casuale improvvisamente una specie possa prendere il sopravvento rispetto ad un’altra. Una farfallina bianca che viveva sugli alberi a Londra aveva, col suo colore, una forma di mimetizzazione protettiva. Gli uccelli non riuscivano a vederla e quindi non era loro preda: la farfalla prosperava. Alcune di queste farfalle nascevano (per caso) nere e risultavano facile preda degli uccelli. Negli anni ’50 e ’60 Londra venne invasa dallo smog industriale e le betulle bianche si colorarono di nero. A questo punto, facile preda degli uccelli divennero le farfalle bianche (ben visibili sul fondo nero) e prosperarono le farfalle nere, completamente mimetizzate. Non appena la situazione ecologica si capovolse (smog eliminato o quasi, dagli anni ’70 in poi) ripresero il sopravvento le farfalle bianche.

Questi esseri “mutanti” esistono sempre e prosperano se le condizioni ambientali sono a loro favorevoli. Noi pertanto siamo quelli che siamo perché quando abbiamo vinto il confronto con i “neanderthal” probabilmente in quel momento avevamo qualcosa che era più adatto a superare le difficoltà ambientali e quindi a prendere il sopravvento. Allora noi cosa siamo? Noi non siamo nient’altro che una parte di quella famosa scintilla iniziale che diede origine alla vita sulla terra, il 25 settembre del calendario che abbiamo esaminato. Potrà sembrare strano ma il più semplice microorganismo ha come sistema informativo (DNA) lo stesso sistema che abbiamo noi, anche se più semplice. Scientificamente, si dimostra che tutte le forme di vita esistenti sulla terra sono partite da un’unica forma primordiale e quindi siamo tutti collegati in questo senso.

Con questa continua possibilità casuale che nascano esseri “mutanti” noi siamo in continuo cambiamento. Ultimamente sembra esistano sulla faccia della terra degli uomini che riescono a dormire 2/3 ore per notte. Si tratta di una forma di cambiamento. Abbiamo persone che sembrano dotate, almeno si dice, di poteri strani: spostano oggetti a distanza, telepatia, ecc., sono anche queste forme di cambiamento. (n.b.=alcuni sostengono, forse assurdamente, che la telepatia era presente ed ora è in estinzione, per cui i telepatici sono dei sopravvissuti e non dei mutanti: i mutanti sarebbero i non-telepatici). Tutto questo per dire che ci stiamo continuamente evolvendo e non abbiamo le idee chiare. Siamo da sempre in cambiamento. L’importante è questo concetto.

2.2.3 Le tappe dell’evoluzione

Adesso vedremo da dove è iniziata la nostra evoluzione. E qui cominciamo ad addentrarci nel discorso dei rettili e dei mammiferi. Si dimostra che in media ha più probabilità di evoluzione la specie che ha più cervello rispetto al peso del corpo. Quindi, quanto più cervello c’è rispetto al corpo, tante più possibilità ha la specie di evolversi, di adattarsi. In testa a questa graduatoria si trova l’uomo, seguito dal delfino.

Parliamo ora di noi stessi e del nostro cervello. Abbiamo già detto come noi si abbia certi messaggi genetici in comune con gli organismi più semplici. Vero tuttavia che in natura tutto avviene per sovrapposizione e che la natura stessa conserva anche quello che al momento non utilizza più e lo conserva per molto tempo ancora. Possiamo dire come il processo catabolico (=autodistruttivo) di organi che non servono più sia lentissimo. Un’immagine simpatica può essere quella di vedere la natura come una buona mamma che non butta via niente “perché non si sa mai”. Pensate all’appendice nell’intestino umano (un retaggio di quando camminavamo a quattro zampe) e pensate al coccige che è quanto ci rimane della coda. Per dimostrare ciò, parliamo un attimo delle piante.

2.2.3.1 I carotenoidi –

Le piante che noi conosciamo oggi sono piante che procedono, in generale, tramite la fotosintesi clorofilliana. Sono tutte verdi, ma per il fatto di essere verdi ricevono stranamente una parte di luce non ottimale. Le foglie, cioè, stanno facendo stupidamente molta fatica perché, avendo come unico pigmento fotosintetico la clorofilla, respingono la luce giallo-verde, accontentandosi della luce rossa che è pochissima. Ma alcune piante si sono accorte di questo errore per cui ora sintetizzano anche pigmenti come i carotenoidi e le ficobiline. Qual’è la caratteristica di queste piante? Semplicemente, il pigmento carotenoide accetta la luce gialla e la luce verde, respinge la luce rossa e quindi riesce, consumando meno energia, a sopravvivere in terreni meno assolati e più poveri. Diciamo che sia una macchina più efficiente, più intelligente. Ma pur avendo trovato questo nuovo sistema, la natura non ha assolutamente gettato via il sistema verde-clorofilliano. Oltre alle piante verdi, esistono ora le rosse, come gli aceri, i pruni eccetera.

Queste piante tengono in esercizio il sistema clorofilliano appunto “perché non si sa mai”. Diciamo che anche noi vogliamo conservarci e pertanto tratteniamo l’aspetto di rettile che c’è in noi. Ma quando lo teniamo in forma, in esercizio? Soprattutto di notte, durante il sonno. Anche il nostro cervello si è evoluto per sovrapposizione.

Il “NUCLEO R” è il nucleo rettiliano, cioè il nucleo del rettile. Il “NUCLEO R” si trova identico nei rettili: è il loro cervello. Abbiamo poi una parte del cervello, il “SISTEMA LIMBICO”, che è comune a tutti i tipi di mammiferi. Abbiamo infine il “NEOPALLIO” che si trova per lo meno abbozzato in quasi tutti i mammiferi e naturalmente sviluppato negli esseri umani.

Tornando al discorso dei carotenoidi, vediamo che anche nell’essere umano le funzioni più profonde sono rimaste e rispondono ad una evoluzione ben precisa. Cosa ci viene dalla parte più profonda del nostro cervello, il “NUCLEO R”? L’aggressività, la territorialità, le ritualizzazioni e le gerarchie (il rango).

2.2.3.2 L’aggressività –

Detto che in natura esistono animali armati e animali disarmati (noi apparteniamo al gruppo degli animali disarmati e vedremo più avanti cosa ciò comporti per noi), parliamo del rettile primigenio.

Il rettile maschio è un animale dotato di armi naturali che ha il suo territorio e su questo territorio comanda. Non accetta suoi simili maschi ma solo femmine in base a determinati meccanismi come l’olfatto e attacca chi entra nel suo territorio se non femmina e questo è un modo per perpetuare la specie coi propri geni, col proprio DNA.

2.2.3.3 La territorialità –

Strettamente collegata al concetto dell’aggressività. Cioè la delimitazione di un territorio con confini ben precisi nel quale l’animale non tollera intrusioni, salvo femmine della sua specie (e anche queste non le tollera sempre).

2.2.3.4 La ritualizzazione –

Uno strumento che serve ad evitare l’aggressività. Esempio classico quello dei rettili che prima di accoppiarsi danno inizio ad un rito vero e proprio, una specie di danza. Questa ritualità serve ad inibire l’aggressività. La natura ha fatto sì che questi animali siano aggressivi l’uno con l’altro ma che al tempo stesso questa aggressività venga inibita con la femmina della stessa specie attraverso il processo di ritualizzazione. La ritualizzazione è fondamentale per inibire anche certi meccanismi di aggressione che ci sono nel rettile contro compagni di sesso. Per noi, il processo di ritualizzazione esiste prima di ogni comunicazione. Prima di ogni comunicazione c’è una forma di ritualizzazione. Lo stesso “Buon giorno” è una forma di ritualizzazione: “So che ci sei, so che esisti.”. Il saluto romano con la mano aperta significa: “Guarda bene la mia mano, perché sono disarmato e quindi vengo verso di te in pace.”. Provate ad inginocchiarvi per terra e a mostrare le palme aperte ad un gatto.

2.2.3.5 Il rango –

Abbiamo poi nel “NUCLEO R” quella che è la gerarchia, ovvero il rango. Cioè la posizione di un animale fra i suoi simili. Vale anche per noi, che sappiamo stabilire i giusti ranghi per i nostri simili. I problemi s’iniziano quando comprendiamo anche noi stessi nella classifica: infatti ci mettiamo sempre al primo posto.
A maggior chiarimento, portiamo in dettaglio l’ esempio degli scimmioni. Si consiglia di considerarlo attentamente.

SCIMMIE

Esiste un albero con cinque rami ed esistono cinque scimmioni. Lo scimmione di rango più elevato ha diritto di occupare il ramo più alto e così via. Ognuno dei cinque scimmioni sa perfettamente in quale ordine dovrebbero mettersi sull’albero gli altri quattro scimmioni. Sicuramente nei rami inferiori al primo e in un ordine condiviso da tutti gli altri, tranne che per il ramo più alto: ognuno dei cinque è infatti convinto che il ramo più alto spetti a lui. Questa è la fonte delle incomprensioni…

2.2.4 Animali con nucleo R

Il “NUCLEO R” è la parte più profonda del nostro cervello ed è una parte che abbiamo in comune con i rettili, con gli uccelli e con i mammiferi. Quando qualcuno segue semplicemente i concetti di aggressività, territorialità, ritualizzazione e gerarchia noi possiamo dire che si comporta come un rettile. E quando uno uccide senza dimostrare emozioni, noi diciamo che uccide a sangue freddo, come appunto un rettile. Ci chiederemo poi perché quando noi diciamo “ssss……”, si faccia silenzio; in realtà da un punto di vista onomatopeico stiamo dicendo: “Stai attento e fai silenzio: sta arrivando un serpente”.

Abbiamo così esaminato il “NUCLEO R”. Vedremo poi quali sono le sue implicazioni nel sonno e nel sogno.

2.2.5 Implicazioni del nucleo R

Quando uno sente dentro di sé determinati impulsi, potrebbe pensare di essere un animale particolarmente cattivo o diverso dagli altri. Ci si deve invece abituare a pensare come, dentro di noi, determinati impulsi siano comuni a tutto il genere umano e dipendano da queste origini.

2.2.6 Il sistema limbico in particolare

Parliamo adesso della prima evoluzione successiva, cioè del “SISTEMA LIMBICO”. Dobbiamo innanzitutto dire che nel “SISTEMA LIMBICO” nascono tutte le emozioni. Prima abbiamo parlato di aggressività, adesso stiamo dicendo che le emozioni nascono nel “SISTEMA LIMBICO”. Come si spiega? Semplicemente con il fatto che il rettile aggredisce a sangue freddo, cioè non prova emozioni. Il rettile sa che deve difendere il suo “territorio” e non se ne parla più.

Quando uno invade il nostro “territorio”, se noi fossimo dei rettili non proveremmo assolutamente nulla, ma immediatamente ci metteremmo in moto aggredendo il nostro simile senza provare alcun sentimento.

Infatti nel “NUCLEO R” non esistono sentimenti. I rettili non ne hanno. Invece le emozioni sono proprie dei mammiferi per cui quando uno invade il “territorio” dei mammiferi, si manifesta il nervosismo proprio del “SISTEMA LIMBICO” e contemporaneamente l’aggressività propria del “NUCLEO R”. Quindi le emozioni violente ed intense nascono nel “SISTEMA LIMBICO”. Tutta la sfera emozionale proviene dal “SISTEMA LIMBICO” (altruismo, tenerezza, protezione della prole ecc.).

2.2.7 Il neopallio in particolare

Con l’arrivo del “NEOPALLIO” abbiamo avuto poi una evoluzione successiva, che è quella che ci fa distinguere completamente da tutte le altre specie viventi sulla terra, compresi i primati: lo sviluppo dei lobi frontali. Subito dopo il “NEOPALLIO”, abbiamo avuto uno sviluppo superiore dei lobi frontali, noi “homo sapiens sapiens”. Gli homo precedenti avevano invece un cranio molto allungato ma con uno sviluppo più pronunciato della parte parietale del cervello rispetto alla parte lobo-temporale anteriore. Questa può essere stata una delle cause per le quali siamo riusciti ad adattarci meglio e a prendere il sopravvento sugli altri ominidi.

E allora cosa c’è sui lobi anteriori? Facciamo presto a dirlo, basta riflettere su quello che non riescono a fare le persone che sono state operate ai lobi anteriori oppure che, per loro disgrazia, non li hanno più. Sul “NEOPALLIO”, che è la parte più esterna del cervello, noi abbiamo due protuberanze anteriori che sono i lobi frontali. Li hanno solamente gli esseri umani. Non li hanno neppure le scimmie, ci sono solo degli accenni nei primati più evoluti. È dimostrato che qui risiede il senso del futuro, il senso del sè e quindi, in buona sostanza, il significato della morte. Siamo gli unici animali che sanno di dover morire. Chi è stato operato ai lobi anteriori non riesce a distinguere sè stesso dagli altri, vede se stesso come una specie, cioè si percepisce come un qualcosa di legato a tutti gli altri. Non ha la sensazione individuale, non si rende conto che muore in quanto non concepisce il concetto della morte e non riesce a capire cosa siano passato e futuro. Non riesce a rendersi conto di cosa farà domani. Per esempio, se ha fame, si alza e va a mangiare. Ma non riesce a differire nel tempo il bisogno di cibo ed altre cose di questo genere.

2.2.8 Conclusioni

Abbiamo visto come sia strutturato fisicamente il cervello umano. Vedremo più avanti che possiamo crearci dei modelli, per esempio potremmo dire: distinguiamo la mente in “Genitore”, “Adulto”, e “Bambino”. Ma il fatto che siano tre persone non ha nulla a che fare con questa suddivisione perché ad esempio nel “Bambino” noi comprendiamo gran parte del “sistema limbico” e anche gran parte del “nucleo R”. Quindi vediamo che si ritorna al discorso della “scatola nera” originale. A noi interessa, per poter ragionare, un modello che ci vada abbastanza bene.

2.3 L’INTELLIGENZA UMANA

2.3.1 La libera scelta

Parliamo ora della famosa cacciata dall’Eden. Probabilmente il discorso della libera scelta significa che chi ha scritto la Bibbia aveva avvertito che ad un certo punto gli esseri umani avevano acquisito coscienza di sé, infatti il Padreterno dice all’uomo: visto che hai coscienza di te, morirai. Ora diremo che siamo usciti dall’Eden, che era la condizione animale, per entrare in una condizione di conoscenza del nostro futuro e di morte. E allora il discorso dell’Eden ha questo significato profondo. Abbiamo cioè, con l’avvento del neopallio, la conoscenza certa della nostra morte e da quel momento l’essere umano o i primi ominidi sono completamente cambiati.

Torna a questo punto il meraviglioso mito di Promèteo, il quale ha fatto l’uomo col fango e gli ha dato col suo nome (Promèteo = previsione) la capacità di prevedere il futuro e quindi lo ha dotato dell’alito divino. Ma anche l’ansia e il senso della morte, insiti nella conoscenza del proprio futuro: dunque la conoscenza del nostro futuro ci fa anche rodere il fegato, che è appunto la punizione riservata a Prometeo stesso per averci dato quanto detto.

A proposito di questo argomento, è utile precisare che il capo decide e quindi non può essere felice, perché ogni decisione è in realtà un bivio, dove una delle due strade va per forza di cose abbandonata: in cambio, è libero. Non può essere felice perché si chiederà sempre se avrà presso la decisione giusta o meno. Il sottoposto, invece, è felice perché se le cose vanno bene ci guadagna mentre se vanno male la colpa è del capo: in cambio, ha la vergogna di non essere libero. Adamo quindi optava per felicità e vergogna, Eva per infelicità e libertà (o meglio, il serpente…).

Interessante, nei Fratelli Karamazov di Dostoevskij, la figura del Grande Inquisitore che nella Siviglia del 1490 condanna Gesù Cristo, ridisceso in terra, ad essere bruciato nel rogo: aveva infatti promesso agli uomini contemporaneamente felicità e libertà, il che è impossibile.

2.4 IL SONNO

Allora noi adesso dobbiamo parlare del sonno, perché tutto questo discorso serve come preambolo alla “psicologia di base”. Cioè, prima di addentrarci in argomenti molto più complessi di quelli che stiamo trattando, abbiamo bisogno di avere un minimo di conoscenza di quelli che sono i meccanismi legati al sonno e al sogno. Altrimenti quando noi parleremo del fatto che per risolvere determinati problemi psicologici siamo invitati a lasciarci andare e a sognare, non ci renderemo conto del perché.

Prima di passare all’argomento del sonno, dobbiamo accennare all’argomento dell’ansia. L’ansia è caratteristica degli esseri umani. Non è da confondere con il sentimento. L’ansia è la paura che non succeda quello che noi vorremmo che succedesse. Se non ho il lobo frontale il sentimento agisce in un altro modo: assisto da spettatore a quello che sta succedendo e provo altri sentimenti (vedremo poi).

Adesso introduciamo un argomento affascinante. Innanzi tutto, vi siete mai posta la domanda: come vivono gli animali? E più precisamente, come vivono i mammiferi in genere? Utile richiamarci ad un sogno nel quale, pur rendendoci perfettamente conto delle cose che ci circondano, vedendo un cartello stradale, malgrado la nostra attenzione si concentri sulle righe che vediamo scritte, non riusciamo a capire niente. Sogni nei quali cioè non riusciamo a leggere concretamente. Oppure sogni nei quali vediamo degli oggetti, per esempio un cavatappi e una bottiglia, ma non riusciamo ad aprire la bottiglia. Pensiamo al nostro futuro e non riusciamo a concepirlo. Vediamo cioè gli eventi che si succedono nel sogno, sentiamo dei sentimenti, ma ci sentiamo deboli, impotenti… in questi sogni siamo dei mammiferi senza i lobi frontali, cioè siamo nella stessa situazione di un mammifero diverso da noi.

Quando noi dormiamo, facciamo funzionare il “sistema limbico” e il “nucleo R”. Per tenere in esercizio il “sistema limbico” e il “nucleo R” abbiamo bisogno del sonno. E questo è vero perché dal punto di vista riposo fisiologico abbiamo bisogno di 2 o 3 ore al massimo (esistono anche dei “mutanti” della nostra specie che dormono anche meno di 2 o 3 ore per notte, regolarmente, da 50 anni in qua). Esistono due forme di sonno, esiste cioè il sonno senza sogno e il sonno con sogno.

Prima di affrontare questi argomenti dobbiamo alzare il sipario su un paesaggio antichissimo, il paesaggio del 23 dicembre del famoso calendario, quando compaiono i rettili. I rettili dormono molto poco e soprattutto non sognano. Il rettile primigenio dominava di giorno, per cui i mammiferi (arrivati molto dopo) per nascondersi dormivano di giorno e si muovevano solo di notte, quando i rettili a loro volta dormivano.

Essendo i mammiferi più intelligenti, in quanto avevano più cervello rispetto al peso del corpo, ebbero presto (si fa per dire…) il sopravvento sui rettili: uscivano infatti di notte e distruggevano le uova dei rettili che dormivano, causando più danni ai rettili di quanto gli stessi causassero ai mammiferi durante il giorno. Tuttavia, questi mammiferi in realtà erano a loro volta degli ex-rettili anche loro (evoluzione della specie) e si sentivano combattuti fra il fatto di operare di giorno e il fatto di operare di notte. La natura infatti imponeva di non abbandonare la fenomenologia del rettile nel mammifero.

Abbiamo pertanto in questa prima fase i mammiferi che, di giorno, non potendo operare per la paura dei rettili, si addormentano ed addormentandosi necessariamente devono sognare perché devono lasciar vivere il rettile che è in loro. In questo modo ottengono due risultati, cioè riposano salvaguardando la loro specie dall’attacco dei rettili e contemporaneamente dormendo bloccano il sistema limbico e mettono in funzione il nucleo R. A differenza del sonno senza sogni dove siamo più presenti al mondo esterno, nel sonno dotato di sogni abbiamo l’immobilità assoluta e l’insensibilità all’esterno. Esiste solo un’attività oculomotoria chiamata “REM”, cioè in questo sonno si muovono esclusivamente le terminazioni dei bulbi oculari. Siamo completamente insensibili, siamo immersi nei nostri sogni, stiamo lasciando vivere qualcosa che c’è dentro di noi e che ha bisogno, per essere mantenuto in una certa efficienza, di essere tenuto in esercizio. Questo meccanismo si pone in moto nei periodi di sogno. Nei periodi in cui io sogno sono anche esposto al massimo pericolo di aggressioni, proprio perché sono immerso nel modo più profondo nel sonno. Questo è il sonno classico del mammifero, perché in quel momento il mammifero, che prima era un rettile, deve sopire completamente la sua condizione attuale di mammifero per sognare, cioè per comportarsi da rettile. Perché il rettile non sogna? Semplicemente perché il rettile vive già da rettile. Non ha assolutamente bisogno di sognare di essere un rettile per tenere in esercizio il nucleo R.

Ritornando al mammifero, questi sogna e si esclude completamente dalla sua veste limbica per far vivere la sua attività “rettiliare”. Quindi in questi sogni saranno prevalenti l’aggressività, la territorialità, la ritualizzazione e la gerarchia. I sogni saranno probabilmente anche erotici perché, come abbiamo già avuto modo di vedere, alla ritualizzazione e all’aggressività, tramite dei meccanismi particolari, sono annesse tutte le attività di riproduzione che sono comuni logicamente anche ai rettili. Allora è in questi sonni molto profondi che viviamo queste immagini di erotismo, di lotta, di aggressione e così via. In questa condizione il corpo è completamente estraneo alla realtà che lo circonda. Esistono alcune manifestazioni di movimento oculare e delle manifestazioni sessuali secondarie.

Dobbiamo pertanto immaginare questi mammiferi (stiamo parlando del periodo in cui apparvero sulla Terra) che, costretti a rimanere immobili durante il giorno perché durante il giorno i rettili imperversavano, han deciso, dovendo necessariamente rimanere fermi, di far sparire la loro parte limbica e lasciar rivivere la loro parte rettiliare tenendola così in esercizio. Quindi il sogno riguarda un periodo diurno. Il sogno vero e proprio è connesso con noi al fatto che noi dormivamo di giorno per nasconderci dai rettili. Nello stesso periodo noi di notte ci aggiravamo e riprendevamo la nostra vera veste di mammiferi e andavamo a distruggere le uova dei nostri rivali, i rettili, che in realtà erano anche i nostri antenati.

A un certo punto questi rettili sono diminuiti enormemente di numero, e moltissimi sono scomparsi istantaneamente: questo è accaduto circa 63 milioni di anni fa, alla fine del Mesozoico, cioè nel tardo Cretaceo. Una ipotesi è che sia caduto un meteorite colossale nel Golfo del Messico che, con le perturbazioni causate, ha distrutto l’80 per cento di animali e vegetali e comunque tutti gli animali superiori ai 25 chilogrammi. Se questo non fosse successo, probabilmente oggi non saremmo qui. Forse lo Stenonychisaurus Inequalus, dotato di un rapporto di peso/cervello pari ai primi mammiferi, avrebbe preso il sopravvento… Fu così che, dopo ventimila anni di maltempo conseguente alla caduta del meteorite, scomparsi i mega-rettili, il mammifero si trovò padrone del giorno.

Il mammifero pertanto ha cominciato a vivere di giorno e a dormire di notte. Nel frattempo però s’è iniziato lo sviluppo del neopallio, per cui aveva bisogno a sua volta di lasciar esercitare nel sonno anche la parte limbica. A riprova di ciò, i nostri occhi a pupilla larga sono più adatti per la notte che per il giorno. Ci da fastidio fisicamente la luce del giorno e non l’oscurità. Siamo pelosi per mimetizzarci nella foresta.

Noi “homo sapiens sapiens” abbiamo oggigiorno due fasi di sonno: una di sonno senza sogni nella quale riposiamo a livello animale tipo rettile; una fase di sonno con sogni nella quale riviviamo contemporaneamente sia la nostra parte di rettile, sia quella di mammifero senza neopallio. Tutti i “neopalliani” hanno una fase di sonno con sogni molto più estesa nel tempo degli animali senza neopallio. Quindi la fase onirica, la fase “REM” dei dotati di neopallio è più estesa nel tempo di quella dei non dotati di neopallio.

Nel sogno, abbiamo dei momenti in cui siamo mammiferi e dei momenti in cui siamo rettili. In precedenza abbiamo parlato dei sogni in cui siamo rettili (erotismo, aggressività, ecc.); invece nei sogni in cui siamo mammiferi abbiamo dei sogni dove non esiste la percezione del futuro (non si riesce a leggere, non si riescono a vedere certe cose ecc.), oppure risvegliamo dei sentimenti, cose legate al mammifero.

Il sonno senza sogno che è il sogno chiamato “NREM”, cioè non-REM, biologico, comune ai mammiferi, ai rettili, a tutti quanti, si distingue dal sonno con sogni. In questa fase, quelli sprovvisti di neopallio sognano solo di essere dei rettili, noi invece dobbiamo sognare anche di essere dei mammiferi. Quindi avremo una fase in cui pensiamo di essere dei rettili e basta, tenendo così in esercizio il nucleo R, e una fase in cui invece sogniamo di essere un mammifero. A questo punto però all’interno di questa fase esisterà una sotto-fase che a sua volta sogna di nuovo di essere un rettile perché è il sogno che faceva il mammifero senza neopallio. Quindi diciamo che i sogni siano essenzialmente di due tipi. Sogni che riguardano il rapporto sessuale, l’erotismo notturno, l’eccitazione fisica, l’aggressività, cioè sogni nei quali riviviamo la parte di noi che è un rettile e pertanto completamente sprovvista di sentimenti. Sogni nei quali si inseriscono i sentimenti, cioè sogni nei quali riviviamo la parte di noi che è un mammifero (ad esempio sogno un rapporto erotico e provo delle sensazioni piacevoli).

2.4.1 Utilità dei sogni

Poiché gran parte del nostro cervello rientra nel sistema limbico e nel neopallio, può essere molto importante lasciar venire a galla i sogni di notte per consentire a noi stessi di conoscerci meglio. Supponiamo che invece, per una questione culturale, la parte che è in noi e che risiede nel neopallio sia terrorizzata all’idea di questi sogni (per esempio sogni incestuosi) e che li respinga: questo non consente di riposare bene e quel che è peggio comincia un processo di rifiuto di noi stessi che deve trovare degli sbocchi da qualche altra parte (argomento che tratteremo più avanti quando parleremo delle malattie psicosomatiche e mentali). Tutto questo è stato detto per evidenziare che la fase del sonno è molto importante. Ora possiamo renderci conto del perché una persona che sta riposando in fase “REM”, se viene sistematicamente svegliata, non resiste più di una settimana. A quel punto comincia ad avere delle allucinazioni: ha bisogno di far vivere il nucleo R e se noi la priviamo della fase di sonno con sogni succedono le cose più strane dopo un giorno o due. Non è assolutamente possibile proibire questa necessità biologica: questo per dire quali sforzi tremendi facciamo con noi stessi quando vogliamo respingere determinati sogni e quindi vogliamo respingere determinate cose che vorrebbero venire a galla. Questi sforzi si pagano, per esempio con un mal di fegato o con una colite.

A titolo di completezza diciamo che esistono animali, anche mammiferi, indiziati di non-sonnia. Da tempo si sta studiando un tipo di delfino, il Marsovino di Dall, il quale sembra non dormire affatto.

2.5 LE PAURE

Riprendiamo l’argomento delle paure. Noi fondamentalmente abbiamo tre paure, e precisamente la paura di cadere, la paura dei rettili e la paura del buio.

2.5.1 Paura di cadere

La paura di cadere deriva dal fatto che noi a livello neopallio (che avevamo in parte già quando eravamo primati, scimmie) riviviamo il fatto che cadere, nella condizione di una scimmia, con i carnivori in agguato, significava morire. Quindi la paura di cadere è una paura che ci consente di sopravvivere. I bambini appena nati hanno ancora un istinto di questo genere che viene chiamato Grasping Reflex e un altro ancora che viene chiamato Riflesso di Moro.

2.5.2 Paura dei rettili

La paura dei rettili è la grande paura del sistema limbico, cioè la paura che ha il mammifero di essere sbranato da un rettile.

2.5.3 Paura del buio

La paura del buio è la grande paura del nucleo R, cioè la paura del rettile che di notte dormiva un sonno NREM e nel buio non poteva controllare ciò che accadeva intorno a lui.

2.5.4 Conseguenze delle paure

Quando noi abbiamo paura del buio pertanto siamo dei rettili. Sembrano cose terrificanti ma è proprio così. Non può essere la paura del mammifero perché il mammifero è nato con la notte, ha prosperato con la notte ed ha affermato sé stesso con la notte. Noi infatti abbiamo bisogno di occhiali da sole e non di occhiali da notte. Noi ci scottiamo al sole, noi non siamo ancora adattati alla luce, noi abbiamo il pelo: siamo fatti, in poche parole, per la notte e per confonderci con le foglie. Abbiamo visto che le nostre tre grandi paure sono paure di natura strettamente encefalica e connesse con questi tre stadi evolutivi di cui abbiamo parlato.

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