In prima linea [609]

FiabeLeggete questa storia ai vostri ragazzi. Grazie.

Siamo nel gennaio del 1918, subito dopo la battaglia di Caporetto.

Una colonna importante di militari italiani, in pieno assetto di guerra, si sta dirigendo verso Refrontolo, nel trevigiano, dove risulta esserci un presidio dell’esercito austro-ungarico.

I militari italiani sono arrivati a Susegana, a 9 chilometri di distanza da Refrontolo.

Il soldato semplice, Antonio Bisigato, Toni per gli amici, si rende conto di essere nei dintorni di Susegana, a 9 chilometri dal nemico, che si trova a Refrontolo.

Pensa: ”Forse è meglio che informi il mio immediato superiore. Io sono solo al grado 31 nella scala militare.”

Si volta indietro e dice a bassissima voce: “Caporale, siamo a nove chilometri dal nemico.”

Il caporale pensa di essere solo al grado 30, si volta indietro e sussurra: “Caporal maggiore, siamo a nove chilometri dal nemico.”

Il caporale maggiore pensa di essere solo al grado 29, si volta indietro e sussurra: “Primo caporal maggiore, siamo a nove chilometri dal nemico.”

Il primo caporal maggiore pensa di essere solo al grado 28, si volta indietro e dice con un fil di voce: “Caporal maggiore scelto, siamo a nove chilometri dal nemico.”

Il caporal maggiore scelto pensa di essere solo al grado 27, pertanto si volta indietro e dice pianissimo: “Caporal maggiore capo, siamo a nove chilometri dal nemico.”

Il caporal maggiore capo pensa di essere solo al grado 26, quindi si volta indietro e dice a fior di labbra: “Caporal maggiore capo scelto, siamo a nove chilometri dal nemico.”

Il caporal maggiore capo scelto pensa di essere solo al grado 25, quindi si volta indietro e dice, che quasi non si sente: “Caporal maggiore capo scelto qualificato, siamo a nove chilometri dal nemico.”

Il caporal maggiore capo scelto qualificato pensa di essere solo al grado 24, quindi si volta indietro e dice impercettibilmente: “Sergente, siamo ormai a nove chilometri dal nemico.”

Il sergente pensa di essere solo al grado 23, quindi si gira indietro e dice, che quasi non si sente: “Sergente maggiore, mi riferiscono che siamo a nove chilometri dal nemico.”

Il sergente maggiore, che sa di essere solo al grado 22, non esita, si volta dietro di sé stesso e dice, pianissimo: “Sergente maggiore capo, sembra che noi ci si trovi a nove chilometri dal nemico.”

Il sergente maggiore capo, che si rende conto del suo grado 21, decide di dire, a voce bassissima, al suo immediato superiore, che si trova dietro di lui: “Sergente maggiore capo qualificato, dai calcoli effettuati, sembra che solo nove chilometri ci separino dall’esercito nemico.”

Il sergente maggiore capo qualificato, conscio di trovarsi solo al grado 20 della gerarchia militare, decide di rivolgersi al suo immediato superiore, che gli sta dietro e riferisce la notizia piano, pianissimo, quasi a gesti: “Maresciallo, dopo lunghi calcoli, è certo che l’esercito austro-ungarico si trova a nove chilometri di distanza.”

Il maresciallo, un esperto della gerarchia militare, fa un calcolo rapidissimo e, constatato che il suo grado è solamente il 19, prende la decisione a due mani e borbotta pianissimo, rivolgendosi al suo superiore che sta alle sue calcagna: “Carissimo maresciallo ordinario, le comunico un dato di fatto. Ci troviamo a nove chilometri di distanza dall’avamposto nemico.”

Il maresciallo ordinario, dopo un attimo di riflessione, prende carta e penna e fa un calcolo da cui conclude di essere solo al grado 18. Che fare? Dopo una riflessione di mezzo minuto, essendo un uomo di carattere, si volta indietro e a voce bassa, bassissima, quasi in un soffio, mugola: “Signor maresciallo capo, ho una notizia urgente. Ci troviamo a nove chilometri di distanza dai nostri nemici.”

Il maresciallo capo, un esperto dell’arte militare, valuta la situazione e prende una decisione irrevocabile: riferirà, a voce quasi bisbigliata, la notizia, al suo immediato superiore, che per fatalità si trova proprio dietro di lui. Questo anche perché egli e consapevole di rappresentare solo il grado 17. Sussurra quindi: “Egregio primo maresciallo, so che lei è un combattente senza paura. Ho il piacere di comunicarle che, in questo momento, noi ci troviamo esattamente a nove chilometri di distanza dai crucchi.”

Il primo maresciallo ascolta, sorride e prende la grande decisione: dato che egli rappresenta il grado 16, si rivolgerà a chi sta sopra di lui ma in realtà dietro di lui e profferirà, a buon intenditor, basse parole (nel volume sonoro, si intende) e biascica, pianissimo: “Signor luogotenente, mi assicurano, dopo accuratissimi controlli, che gli avamposti delle truppe ostili si trovano a nove chilometri di distanza.”

Il luogotenente, ride sotto i baffi, conta sulle dita e si accorge di essere solamente al grado 15. Decide immantinente di riferire, a voce incredibilmente bassa, a colui che si trova alle sue terga: “Signor primo luogotenente… nella mia veste di graduato, le riferisco che la nostra colonna si trova a nove chilometri da Refrontolo, dove si sono attestati i nemici.”

Il primo luogotenente, sorpreso, strabuzza gli occhi e pensa che tutto sommato lui è solo al grado 14. Comprende la situazione e a bassa voce, come in una confessione, riferisce a chi gli sta guardando la schiena: “Signor sottotenente: è con la più profonda emozione che le sussurro la notizia: l’odiato nemico si trova a nove chilometri da noi.”

Il sottotenente, comprende che qualcosa di deve pur fare ma, ligio al regolamento, rivestendo solamente il grado 13 (che tra l’altro, essendo lui superstizioso, non era un grado che vedeva di buon occhio) con la massima flemma e ad un livello di voce quasi impercettibile, dice al suo superiore che, casualmente, si trova dietro di lui: “Signor tenente: finalmente una notizia. Siamo a nove chilometri dai lanzichenecchi.”

Il tenente, quasi quasi non ci crede, ma tant’è: rivestendo egli il grado 12, pensa bene di parlare con chi si trova dietro di lui e dice a un livello di voce che pochi potrebbero sentire: “Signor capitano: penso di farle cosa gradita, tenendola informata dell’ultima novità; gli invasori sono qui vicino, a nove chilometri di distanza.”

Il capitano non aspettava altro. Decide di propagare la notizia nella sua immediata retrovia, anche perché il suo grado è solo il numero 11, e, mormorando appena, sibila: “Signor primo capitano: lei non ci crederà, ma mi danno per certo che fra un po’ potremo menar le mani: i maledetti nemici di trovano ad appena nove chilometri di distanza.”

Era quest’ultimo, il primo capitano, consapevole del suo grado e cioè il grado 10. Tra l’altro, era un poetastro che riusciva ad esprimersi solo in rima. Valutata la situazione, si girò, come un sol uomo, verso un individuo che gli stava quasi appiccicato alle spalle. Farfugliò, ché più basso non si può: “Maggiore, è giunta l’ora, l’ora fatidica, della buonora. Non so come faremo, ma ci vendicheremo. Siamo quasi arrivati dai nemici giurati. Nove chilometri distano attualmente: saran sterminati, sicuramente.”

Era quest’ultimo, il maggiore, consapevole del suo grado e cioè il grado 9. Non era un poetastro e pensò di rivolgersi in prosa a chi lo seguiva senza posa. E farfugliando, smozzicando, la voce abbassando, disse: “Signor tenente colonnello, alea jacta est: il dado è tratto. Siamo quasi al dunque. Il dunque è a nove chilometri. Il dunque sono i tedeschi.”

Mentre Caio Giulio Cesare sussultava nella tomba, il tenente colonnello estrasse un calepino che usava a mo’ di vademecum e controllò il suo di lui grado: ebbe conferma che il suo livello, nella gerarchia militare, era il numero 8. Non sapendo se far buon viso a cattivo gioco o viceversa, ovvero buon gioco a cattivo viso, prese una decisione che ben pochi, in verità, avrebbero osato prendere: la decisione inaudita fu di rivolgersi a voce quasi inarticolata al suo superiore che si trovava dietro il suo posteriore. E così, barbugliò: “Signor colonnello, i fatti precipitano: non sembrava che dovessero precipitare, ma tant’è. L’esercito nemico, che tanto orgogliosamente discese nelle nostre valli per rubarci i polli, è asserragliato come un pollo in un pollaio, a nove chilometri da qui. Siamo pronti a tirare il collo. Intendo del pollo, cioè dei tedeschi”. Credeva di essere spiritoso ed era infatti soprannominato il tenente colonnello Spiridione.

Apriti cielo!  Le Erinni, le tre furie (in greco: Ερινύες, Erinìes), che sono la personificazione della vendetta: Aletto, Megera e Tisifone, sembravano aver morso il deretano del colonnello; era giunto il momento di vendicare Caporetto! Pensò subito di rendere partecipe chi gli stava dietro al deretano e che probabilmente aveva visto il morso delle tre furie. Anche perché egli, gerarchicamente, era al posto numero 7. Fu così che, articolando pianissimo la mascella e con uno spiro impercettibile, ciancicò: “Generale di brigata Agostinazzi, sono sempre ai suoi ordini. Tuttavia, mi consenta, absit iniuria verbis (non faceva prima a dire ‘senza offesa’?) ma anche la vendetta fa parte dei sentimenti. Le preannuncio che ci troviamo a nove chilometri dai lazzaroni mangia-patate.

Il generale di brigata Agostinazzi mantenne il più assoluto e riservato sussiego. Come lo specchio riflette la luce, il suo cervello rifletté parimenti e decise, essendo lui il numero 6 della gerarchia, di riferire più in alto, come grado e più dietro, come dislocazione toponomastica. Con un filino di voce da moribondo, sillabò: “Signor generale di divisione, la moltiplicazione dei nemici è giunta al capolinea. La linea dei nemici fa capo a Refrontolo, a nove chilometri. Le prometto, sul mio onore, che laveremo il disonore.”

Il generale di divisione, che era fortissimo non solo nella divisione ma in tutta la matematica, eseguì precipitevolissimevolmente il calcolo, qui sotto esposto:

“Primo: ho calcolato di essere al livello 5 della gerarchia militare.

Secondo: ce n’è almeno uno sopra di me.

Terzo: Riferirò, come di dovere, a costui, evitando chiacchiere inutili, concisamente, e ad un livello talmente basso da risultare inaudito. Nel senso che non si è mai sentito un livello così basso da essere appena sentito. Quindi non può essere inaudito ma quasi.” E immantinente, ruminò: “Signor generale di moltiplicazione! Pardon, scusi il lapis! Volevo ben dire: Signor generale di corpo d’armata, se potessi essere franco (ma mi chiamo Asdrubale) direi: bando agli indugi! Ma essendo Asdrubale, ed esulando al mio dire frasi del genere, mi limito a dire che gli avversari sono a nove chilometri di distanza.”

Il generale di corpo d’armata non attendeva altro. Gli risultava che, essendosi sua moglie armata di pazienza ed avendo spiegato, la di lui consorte, al generale di corpo d’armata medesimo, che egli era a livello 4, si armò di coraggio e decise, a voce talmente bassa da risultare quasi incomprensibile, di profferire verso uno di coloro che pur gli stavano dietro: “Signor generale capo di stato maggiore dell’Esercito: è a voce appena udibile che le comunico il seguente incontestabile accadimento: siam or ora giunti a nove chilometri dai gaglioffi della Triplice Alleanza.”

Il generale capo di stato maggiore dell’Esercito fece mente locale e pensò che lui era il numero 3 e comandava solo l’Esercito, mentre sopra di lui c’era chi comandava, oltre che l’Esercito, anche la Marina e l’Aviazione, benché quest’ultima fosse ancora alle prime armi (sic!). Insomma, sopra di lui c’era un militare che comandava tutti i militari esistenti in Italia. Fu così che, articolando appena la voce, ad un livello sparagnino, disse, volgendosi indietro: “Signor generale capo di stato maggiore della Difesa: ritengo di fare cosa opportuna informandola che, or non è guari, giunti siamo ad una poca distanza, anzi pochissima, dalle truppe nemiche. Siamo infatti a non più di nove chilometri da costoro.

Il generale di capo di stato maggiore della Difesa era il numero uno dei militari, ma in realtà era il numero 2 della gerarchia, perché sopra di lui vi era un civile. Conciossiacosacché egli nel dubbio di profferir verbo o meno di dimenasse, optò per pronunciare verso le sue terga, a voce eziandio ridicolmente bassa: “Signor Ministro della Difesa, aveva ragione lei (commento dell’autore: dire così, non fa mai male…): siamo a un dipresso, oltre i cipressi, a nove chilometri dal baldanzoso teutone…”

Il Ministro della Difesa, come numero 1, ebbe un lampo, nonostante che nei paraggi non ci fossero perturbazioni atmosferiche e profferì sommessamente:

“Bene, signor generale di capo di stato maggiore della Difesa, anzi benissimo, laveremo l’onta col sangue, benché io non sia un guerrafondaio e faccia il ministro della Difesa, quando avrei potuto fare benissimo il Ministro dell’Educazione. L’importante è fare il Ministro. Ma bando alle ciance e veniamo al dunque: perché mai, signor generale di capo di stato maggiore della Difesa, me lo ha detto con un fil di voce ad un dipresso inudibile? Crede lei che il nemico, a nove chilometri di distanza, potrebbe udire? Capisco la prudenza, ma nove chilometri sono tantini…”

Il Generale capo di stato maggiore della Difesa, colpito nel segno, chiese al suo immediato antistante, parlando pianissimo: “Perché me lo ha detto così sommessamente?”

Il Generale capo di stato maggiore dell’Esercito, colpito nel segno, chiese al suo immediato antistante, parlando pianissimo: “Perché me lo ha detto così sommessamente?”

Il Generale di corpo d’armata, colpito nel segno, chiese al suo immediato antistante, parlando pianissimo: “Perché me lo ha detto così sommessamente?”

Il Generale di divisione, colpito nel segno, chiese al suo immediato antistante, parlando pianissimo: “Perché me lo ha detto così sommessamente?”

Il Generale di brigata, colpito nel segno, chiese al suo immediato antistante, parlando pianissimo: “Perché me lo ha detto così sommessamente?”

Il Colonnello, colpito nel segno, chiese al suo immediato antistante, parlando pianissimo: “Perché me lo ha detto così sommessamente?”

Il Tenente colonnello, colpito nel segno, chiese al suo immediato antistante, parlando pianissimo: “Perché me lo ha detto così sommessamente?”

Il Maggiore, colpito nel segno, chiese al suo immediato antistante, parlando pianissimo: “Perché me lo ha detto così sommessamente?”

Il Primo capitano, colpito nel segno, chiese al suo immediato antistante, parlando pianissimo: “Perché me lo ha detto così sommessamente?”

Il Capitano, colpito nel segno, chiese al suo immediato antistante, parlando pianissimo: “Perché me lo ha detto così sommessamente?”

Il Tenente, colpito nel segno, chiese al suo immediato antistante, parlando pianissimo: “Perché me lo ha detto così sommessamente?”

Il Sottotenente, colpito nel segno, chiese al suo immediato antistante, parlando pianissimo: “Perché me lo ha detto così sommessamente?”

Il Primo luogotenente, colpito nel segno, chiese al suo immediato antistante, parlando pianissimo: “Perché me lo ha detto così sommessamente?”

Il Luogotenente, colpito nel segno, chiese al suo immediato antistante, parlando pianissimo: “Perché me lo ha detto così sommessamente?”

Il Primo maresciallo, colpito nel segno, chiese al suo immediato antistante, parlando pianissimo: “Perché me lo ha detto così sommessamente?”

Il Maresciallo capo, colpito nel segno, chiese al suo immediato antistante, parlando pianissimo: “Perché me lo ha detto così sommessamente?”

Il Maresciallo ordinario, colpito nel segno, chiese al suo immediato antistante, parlando pianissimo: “Perché me lo ha detto così sommessamente?”

Il Maresciallo, colpito nel segno, chiese al suo immediato antistante, parlando pianissimo: “Perché me lo ha detto così sommessamente?”

Il Sergente maggiore capo qualificato, colpito nel segno, chiese al suo immediato antistante, parlando pianissimo: “Perché me lo ha detto così sommessamente?”

Il Sergente maggiore capo, colpito nel segno, chiese al suo immediato antistante, parlando pianissimo: “Perché me lo ha detto così sommessamente?”

Il Sergente maggiore, colpito nel segno, chiese al suo immediato antistante, parlando pianissimo: “Perché me lo ha detto così sommessamente?”

Il Sergente, colpito nel segno, chiese al suo immediato antistante, parlando pianissimo: “Perché me lo ha detto così sommessamente?”

Il Caporal maggiore capo scelto qualificato, colpito nel segno, chiese al suo immediato antistante, parlando pianissimo: “Perché me lo ha detto così sommessamente?”

Il Caporal maggiore capo scelto, colpito nel segno, chiese al suo immediato antistante, parlando pianissimo: “Perché me lo ha detto così sommessamente?”

Il Caporal maggiore capo, colpito nel segno, chiese al suo immediato antistante, parlando pianissimo: “Perché me lo ha detto così sommessamente?”

Il Caporal maggiore scelto, colpito nel segno, chiese al suo immediato antistante, parlando pianissimo: “Perché me lo ha detto così sommessamente?”

Il Primo caporal maggiore, colpito nel segno, chiese al suo immediato antistante, parlando pianissimo: “Perché me lo ha detto così sommessamente?”

Il Caporal maggiore, colpito nel segno, chiese al suo immediato antistante, parlando pianissimo: “Perché me lo ha detto così sommessamente?”

Il Caporale, colpito nel segno, chiese al suo immediato antistante, parlando pianissimo: “Soldato semplice Antonio Bisigato!”

Risponde Antonio Bisigato, gridando: “Agli ordini, signor caporale!”

Il caporale: ”Adesso ti sei messo a gridare, ma prima mi hai parlato pianissimo: perché?”

Risponde Antonio Bisigato, gridando: “Perché ero rimasto senza voce, signor caporale! Ma adesso mi è tornata, signor caporale! Agli ordini, signor caporale! Se vuole gliele ridico ad alta voce, signor caporale! Ora siamo a sette chilometri, signor caporale!”

Il caporale, gridando: “Soldato Bisigato, non serve che mi ridici niente!”

Il soldato Bisigato, gridando e sull’attenti: “Ai suoi ordini, signor caporale!”

Il caporale, affranto: “Riposo, riposo, soldato Bisigato.”

Il soldato Bisigato: “Riposo! Signorsì, signor caporale! Ai suoi ordini, signor caporale!”

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