Fessi e Furbi [611]

FessiFurbi
Disegno di Ernesto Giorgi ©

Giuseppe Prezzolini, senese, nasce nel 1882 e muore centenario nel 1982, a Lugano. Innamorato dell’Italia, è stato all’estero per lunghissimo tempo, perché, a suo dire, ‘non si trovava’ con chi prendeva le decisioni, cioè con i politici.

Nel 1921, ha scritto ‘Il codice della vita italiana’ (vedi bibliografia), di cui riportiamo alcuni passi su cui si dovrebbe meditare. Nella psicologia degli italiani, infatti, non è cambiato nulla.
Queste considerazioni di Prezzolini, sono al tempo stesso ironiche, divertenti e simpatiche: hanno, tuttavia, un fondo di amarezza profonda. Prezzolini sognava dei connazionali diversi e ci sembra che in queste osservazioni egli lasci capire perfettamente perché la sua vita centenaria sia trascorsa lontano, il più possibile, dall’Italia.

Lasciamo la parola a Giuseppe Prezzolini:

  • I cittadini italiani si dividono in due categorie: i fessi ed i furbi. Non esiste una definizione di furbo ma si può capire se uno è furbo dalle seguenti considerazioni:
  1. Non paga il biglietto intero quando sale in treno.
  2. Non paga il biglietto quando va a teatro.
  3. Ha un commendatore zio, che è potente sulla magistratura, nella pubblica istruzione, ha la moglie parente di politici, eccetera.
  4. Fa parte della massoneria o è amico dei gesuiti.
  5. Non dichiara all’agente delle imposte il suo vero reddito.
  6. Mantiene la parola data quando ne vede la convenienza, quindi non sempre.

 

  • Mentre il fesso usa parole più o meno chiare, a seconda delle sue capacità, il furbo, per principio, non parla mai chiaramente.
  • Il furbo è sempre in un posto interessante, che si è meritato non per le sue capacità ma per la sua abilità nel fingere di averle.
  • Il furbo non va confuso con l’intelligente: di solito, l’intelligente è un fesso anche lui.
  • Colui che sa, è sicuramente un fesso: il furbo riesce nella vita senza sapere le cose.
  • Il furbo si distingue, nella vita, per i seguenti segni: Donne, pelliccia, bella automobile, teatro, ristorante.
  • I fessi raggiungono i loro fini se rispettano i loro principi morali. Per il furbo, ciò non ha la benché minima importanza: il fine giustifica i mezzi.
  • Armiamoci e partite: questa frase viene pronunziata dal furbo e coloro che partono sono i fessi.
  • L’Italia va avanti perché ci sono i fessi. I fessi lavorano, pagano, crepano. Tuttavia, chi fa la figura di mandare avanti l’Italia, sono i furbi, che non fanno alcunché, spendono quattrini e si godono la vita.
  • Il fesso è anche stupido: se non fosse stupido, avrebbe cacciato i furbi da molto tempo.
  • Ne discende che, anche se ci fossero dei fessi intelligenti e colti, che volessero mandar via i furbi, nei fatti, non possono per le due seguenti ragioni:
    1. Perché, per l’appunto, sono fessi.
    2. Perché non avrebbero, comunque, la solidarietà degli altri fessi che, come detto, sono stupidi e incolti.
  • I fessi, per sopravvivere, hanno a disposizione due sistemi:
    1. Leccare i furbi.
    2. Fare paura ai furbi, per due motivi:
      • Perché non c’è furbo che non abbia scheletri nell’armadio.
      • Perché non c’è furbo che non preferisca il quieto vivere alla lotta aperta. Il furbo, infatti, preferisce alla lotta aperta l’associazione con altri furbi come lui.
  • Il fesso cerca di interessarsi a come produrre ricchezza. Il furbo s’interessa a dilapidare la ricchezza.
  • Il fesso ammira il furbo che lo danneggia. Quindi il furbo occupa le posizioni privilegiate, non solo perché è furbo ma anche per la reverenza che ha il fesso verso la furbizia.
  • Il fesso si lamenta del furbo che lo ha colpito ma in cuor suo si ripromette di imparare la lezione per una prossima occasione.
  • Il fesso vorrebbe essere furbo ma il furbo, di diventare fesso, non ci pensa nemmeno.

 

Altre osservazioni sulle istituzioni italiane.

 

  • L’Italia non è democratica, né aristocratica: è anarchica, ovvero insofferente.
  • Tutto il male dell’Italia viene dal punto precedente. Tutto il bene dell’Italia viene dal punto precedente.
  • In Italia, contro l’arbitrio che viene dall’alto, si ha l’unica arma della disobbedienza, che viene dal basso.
  • Per le cose grosse non si cade mai. Per le cose piccole si cade spesso. L’italiano subisce le cose grosse perché teme che dietro ci siano personaggi grossi. Invece è insofferente al massimo per le cose piccole, perché pensa che dietro ci siano  persone piccole.
  • L’italiano non dice mai bene di quello che fa il governo, anche se è fatto bene. Se il governo non fa, l’italiano se ne lagna.
  • Ogni italiano è disposto ad affidare tutto al governo.
  • Tutto ciò che è proibito per ragioni pubbliche, si può tranquillamente ignorare, a meno che non sia presente qualcuno che potrebbe lagnarsi. Esempio: vietato fumare; si fuma lo stesso, a meno che non ci sia qualcuno che gli dà fastidio: allora non si fuma.
  • In Italia, nulla è stabile, fuorché il provvisorio.

 

 

 

 

 

 

 

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