René Girard 2 [629]

Girard2
Delle cose nascoste sin dalla fondazione del mondo.

Proseguiamo dal precedente articolo [627], con dei passi tratti dal libro di René Girard, ai quali possono essere aggiunti eventuali commenti.
A pagina 43, un passo riassuntivo, molto importante: “Si tratta di seguire fino in fondo la logica del conflitto mimetico e della violenza che ne risulta. Più si esasperano le rivalità, più i rivali tendono a dimenticare gli oggetti che al principio la causano, e più sono affascinati gli uni dagli altri.

La rivalità, insomma, si purifica di qualsiasi esteriore posta in gioco, si fa rivalità pura o di prestigio. Ogni rivale diventa per l’altro il modello-ostacolo adorabile ed odioso, colui che bisogna contemporaneamente abbattere ed assorbire. La mimesi è più forte che mai, ma ora non può più esercitarsi al livello dell’oggetto, per il semplice motivo che non c’è più oggetto. Ci sono ormai degli antagonisti, che designiamo come doppi, poiché, dal punto di vista dell’antagonismo, non li separa più nulla.”
La mimesi dell’oggetto conteso si trasforma, alla fine, nella mimesi degli antagonisti. La comunità prenderà allora le difese talora dell’uno e talora dell’altro antagonista. Il nemico comune non sarà pertanto uno degli antagonisti, sarà bensì il concetto stesso di mimesi che potrà distruggere la serena convivenza.
La comunità deve sfogare allora la sua rabbia: se lo facesse contro qualcuno, ciò darebbe inizio a faide e vendette. Il colpevole sarà quindi un capro espiatorio innocente, che non dovrà suscitare desiderio di vendetta in alcuno. L’imperativo del divieto della mimesi deve essere periodicamente corroborato dal sacrificio di un nuovo capro. La parola sacrificio significa “faccio sacro” e si riferisce al capro espiatorio (uomo od animale) che viene considerato santo, sacro perché, innocente, morirà per la tranquillità della comunità.
Ripetiamo il concetto di fondo: lo scontro, non ritualizzato, può portare alla morte di uno o più contendenti. Con la ritualizzazione, il coltello viene sostituito da un simbolo, ad esempio una foglia, un bastoncino, un frutto, qualcosa di inoffensivo.
Al concetto di capro espiatorio vanno assimilati concetti analoghi, che chiaramente rinviano a strutture analoghe. Portiamo un esempio solo, quello del pogrom:
• La nostra comunità è buona.
• Se abbiamo commesso degli errori, è perché dei diversi, non appartenenti alla nostra comunità, gente disprezzabile, ci tenta, ci manipola, ci strega, ci lancia fatture o sortilegi.
• Questi diversi vanno distrutti.
• Solo allora ritroveremo la pace, la serenità e le virtù della nostra comunità.
• Sono loro, i colpevoli, sono gli …
Le origini assurde di questi ragionamenti assurdi si perdono nella notte dei tempi. Delle cose nascoste…
La città può essere fondata (Romolo e Remo) e la storia umana può progredire (Caino ed Abele) se i doppi vengono eliminati. Abele e Remo sono dunque dei capri espiatori. Giulio Cesare, che cos’è?
Per esteso, sicuramente c’è stato, anche nei tempi moderni, qualcuno, innocente, e tuttavia condannato a lunghe detenzioni o alla condanna capitale: la comunità aveva bisogno di purificarsi e, trovando un colpevole purchessia, poteva sognare di essersi liberata dalla violenza.
L’azione espiatoria, del sacrificio del capro, può essere praticata dalla comunità (ad esempio tramite la lapidazione) o dal sacerdote (coltello nel cuore, falò): tuttavia, il concetto generatore rimane lo stesso.
Perché il re può comandare? Perché è santo, pronto per il suo sacrificio per noi, e deve far ricadere su di sé tutti i peccati della comunità. Come premio per il suo futuro sacrificio, lasciamogli desiderare e chiedere il più possibile. Più illeciti saranno i suoi desideri e più peccati ricadranno su di lui, per la nostra redenzione. In Africa, molto spesso, quando uno viene nominato re, scappa nella foresta ma viene ripreso ed obbligato ad iniziare l’iter che lo porterà verso il sacrificio.
In America Centrale, le future vittime di certi riti hanno l’obbligo di commettere alcune trasgressioni, sessuali o d’altro genere, nell’intervallo di tempo che separa la scelta caduta su di loro dalla loro immolazione. In questo modo le colpe della comunità, se per caso avrà commesso o anche solo pensato di compiere tali trasgressioni, saranno rimesse e cancellate.
Presso certe popolazioni, per evitare la mimesi e per far dimenticare eventuali rivalità già nate, esiste il funerale reciproco. La comunità è divisa, ad esempio, in bianchi e neri, oppure, come a Siena, in contrade. La comunità bianca non può seppellire i morti bianchi: li deve far seppellire dalla comunità nera, la quale a sua volta deve far seppellire i suoi morti dai bianchi. Ciò comporta dei favori reciproci che possono servire ad addolcire o ad estinguere certe rivalità.
Le vittime sacrificali sono sempre scelte all’esterno della comunità.
In tutte le culture primitive, tutti i riti, di passaggio o meno, sono sempre un’occasione valida per uccidere una vittima sacrificale, animale o, se uomo, esterno alla comunità e ciò sempre per esorcizzare il problema perenne della mimesi.
Per evitare la mimesi, sino a non molto tempo fa, nella nostra società occidentale, prima ancora che uno nascesse, si sapeva che ruolo avrebbe svolto.
Ad esempio, il primo genito eredita, anche e soprattutto il titolo nobiliare del padre; il secondo genito va prete e comunque non eredita l’eventuale titolo nobiliare (ha diritto solo all’appellativo di N.H., nobiluomo) eccetera: ciò evitava la mimesi, i conflitti. Il principio della Rivoluzione Francese è generatore di mimesi (uguaglianza) e quindi altamente pericoloso. Questi sistemi comportavano l’ignoranza totale del ‘merito’ e del ‘successo’. La società moderna, per poter tener conto del ‘merito’ e del ‘successo’, ha dovuto pagare e sta pagando prezzi enormi in termini di mimesi e quindi di violenza.
Girard parla poi di quattro tipi di giochi, che corrispondono a quattro momenti dei riti:
1. I giochi d’imitazione: mimi, mascherate, teatro. Corrispondono, ovviamente, al rituale intero e al motivo dell’esistenza del rituale stesso.
2. I giochi di competizione o di lotta. Corrispondono alla lotta dei doppi. Lo scopo è la distinzione, la differenziazione di coloro che potrebbero essere dei doppi.
3. I giochi di vertigine (girare rapidamente su sé stessi, fare capriole). Corrispondono al parossismo allucinatorio della crisi nella cerimonia mimetica (estasi, ipnosi, trance, voodoo eccetera).
4. I giochi d’azzardo, che corrispondono alla risoluzione sacrificale.

Mentre le prime tre forme di gioco si trovano anche tra gli animali, la quarta è caratteristica dell’uomo. Anche nel gioco di sorteggio, che appartiene al gruppo 4, colui che “va sotto” subisce un’esclusione e ciò comporta un certo ostracismo, un’ironia: e pensare che potevano, ovviamente, andar sotto anche gli altri… in francese, con riferimento al re sacrificale, il fatto di “andare sotto” si dice ancora “gâteau des rois”, dolce dei re… con riferimento al fatto che il re diverrà spesso il capro espiatorio: un dolce molto amaro.
Una nota sul malocchio. Quando succedono delle disgrazie senza spiegazione, spesse volte ci si inventa che qualcuno è causa delle disgrazie stesse. Lo jettatore non è sempre conscio del ruolo nefasto attribuitogli, purtuttavia è considerato colpevole di innumerevoli misfatti, anche se si sa perfettamente che lui non ha nessuna intenzione di commettere questi misfatti. Costui rappresenta il capro espiatorio ideale, in quanto è effettivamente innocente ma per raggiungere lo scopo di colpevolizzarlo, la comunità finge che sia colpevole. Più o meno inconsciamente, la comunità si rende conto della sua innocenza e quindi egli viene considerato sacro. Dallo jettatore si fugge, raramente lo si affronta. Lo jettatore molto spesso ha dei difetti apparenti: zoppìa, gibbosità, postumi di poliomielite. In caso non si riesca a trovare alcun jettatore, esistono, ad esempio, gli uccelli del malaugurio, povere bestie altrettanto innocenti come gli strigiformi, che sono cinque: assiolo, gufo, barbagianni, civetta, allocco. Il tema, nel libro, è molto sviluppato. Lo jettatore va eventualmente eliminato od allontanato e la sua soppressione non susciterà né faide, né vendette. Il re (o il papa) sono candidati all’espiazione come capri e quindi sono facilmente considerati jettatori. I pogrom sono, ad un dipresso, la stessa cosa.
Nei bambini, si possono capire chiaramente molti miti. Basta osservare, attentamente, il comportamento dei gruppi infantili: le persecuzioni dei bambini, quando sono in gruppo, prendono a bersaglio i diversi, o per difetti (zoppìa, gibbosità, postumi di poliomielite) o per origine (provenienza estera). Non diversamente, come abbiamo visto nella jettatura, si comportano gli adulti. Il diverso è sempre un buon candidato al ruolo di capro espiatorio.
In un autobus troppo affollato, gettando fuori un diverso si può anche riacquistare il senso della tranquillità e dello spazio, senso che prima mancava.
A conclusione, ecco un passo di pagina 163, dove viene approfondita, nei dettagli, la logica del pogrom contro gli Ebrei:
• La comunità è in crisi; la peste produce dei danni terribili, scompaiono le distinzioni gerarchiche; i valori tradizionali sono calpestati; ovunque è il trionfo del disordine, della violenza e della morte.
• Gli Ebrei sono in rivolta contro il vero Dio. Commettono delitti contro natura, del genere infanticidio, incesto, profanazioni rituali eccetera. Gli Ebrei hanno il malocchio e comunque lo propagano: basta incontrarne uno casualmente e sopraggiunge la sventura. Gli Ebrei devono essere sicuramente responsabili della peste. Sono stati visti spargere veleni nelle fontane, oppure hanno assoldato dei lebbrosi per commettere questi delitti al loro posto.
• Si devono mettere in opera, necessariamente, delle violenze collettive contro gli Ebrei.
• Agire così significa purificare la nostra comunità, significa liberarla dal male.

 

[ segue ]

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