Nuova Società 2 [651]

Donazioni
Gagliardetto della Sfera delle Donazioni da inserire nella bandiera. Sarà spiegata a suo tempo.

02 La Fede Tradita (seconda parte)

Punti salienti:
1. La civiltà occidentale.
2. Il mercato finanziario giapponese del 1989.
3. Ulteriore delusione.

1 – La civiltà occidentale.

Ma possibile che noi occidentali e la nostra civiltà non si abbia niente da imparare da altre civiltà?
Sembra che recentemente sia successo il contrario. Così, come i paesi che facevano parte dell’Impero Britannico hanno adottato i sistemi di legge di quell’Impero, nello stesso modo i paesi asiatici (orientali) e africani hanno adottato la filosofia finanziaria occidentale. Daremo un esempio calzante parlando del Giappone.

 

2- Il mercato finanziario giapponese del 1989.

Il Giappone ha perso la Seconda Guerra Mondiale ed ha dovuto accettare l’amministrazione statunitense del generale Douglas Mac Arthur, in qualità di comandante supremo delle forze alleate in quel paese: forse, anche per questo, il Giappone ha avuto delle influenze occidentali, ma tale motivo non è valido per giustificare quanto esporremo.
Le leggi giapponesi, imposte da Mac Arthur, dicono che una società di capitali deve valutare prudenzialmente (termine abusato…) gli investimenti acquisiti: in particolare, deve valutare un bene al prezzo inferiore tra il prezzo di acquisto e il prezzo di mercato.
Esempio: la Mitsubishi Bank ha comperato nel 1985 delle azioni Toyota al prezzo di 500 yen. Fino a quando non le rivende, nel qual caso registrerà il prezzo di vendita, la Mitsubishi deve valutare le azioni Toyota a 500 yen se sul mercato le stesse abbiano un valore superiore; al valore di mercato quando invece le stesse scendano sotto i 500 yen. In questo modo, gli azionisti della Mitsubishi sarebbero tutelati contro bilanci pindarici. Ho usato il verbo ‘sarebbero’…

Questa legge non era mai stata applicata sino al 1989, semplicemente perché il Giappone era il baluardo dell’Occidente contro i nemici Cina e Urss e quindi, in cambio di tale disponibilità, era concesso al Giappone di fare in economia quel che volesse: le azioni giapponesi erano partite nel dopoguerra col Nikkei 225 che valeva 300 punti circa, valore imposto esattamente uguale al Dow Jones. Nel 1989 il Nikkei 225 valeva 40000, mentre il Dow navigava sotto i 3000 punti, quindi il guadagno del Dow Jones, già elevato, era niente rispetto al mercato giapponese. Questo proprio perché il Giappone aveva poteri ricattatori nei confronti degli occidentali: ad esempio, il Giappone applicò il dumping dal 1947 al 1989, con profitti enormi per le aziende del Sol Levante. E tutti gridavano al miracolo giapponese: era invece protezionismo della più bassa lega.
Poi, nell’ottobre 1989, il muro di Berlino…
Gli occidentali dissero al Giappone che la festa era finita: ancora oggi, dopo 30 anni, il Nikkei è attorno a metà del valore del 1989.
Tornando al nostro discorso, ad un certo punto, ad esempio nel 1992, le azioni nel portafoglio delle finanziarie giapponesi valevano niente e quindi le finanziarie stesse (e le banche) avrebbero dovuto prendere i libri contabili, portarli in tribunale e chiedere il fallimento.
Naturalmente, avendo costoro appreso le segrete arti dai politici occidentali, evitarono che potesse succedere questo: le autorità giapponesi dissero che, in via del tutto eccezionale, le azioni potevano essere valutate diversamente, bla… bla…
Ma quale via eccezionale! La legge NON ERA MAI STATA APPLICATA e, alla prima occasione di applicazione, veniva disattesa! Quindi tale legge è servita solo per motivi demagocici. Era quindi una tutela dei politici collegati alla finanza, con buona pace del modello prudenziale.

 

3- Ulteriore delusione.

L’Occidente e chi gli gravita attorno si sono dati quindi delle leggi ridicole? e se sì, ci sono soluzioni?
Alla prima domanda risponderemo: sì, sono leggi ridicole, quanto meno inutili perché mai applicate.
Alla seconda domanda risponderemo: no, il politico non può essere colui che definisce le leggi in modo univoco ed universale. Dovrebbe occuparsi solo di alcune cose e invece, di argomenti come quello appena esposto, così come per l’argomento del precedente articolo [Nuova Società 1], se ne dovrebbe occupare un’autorità con fortissimi connotati morali: è chiaro che il politico non avverte le contraddizioni morali esposte oppure non le vuole avvertire, il che è sicuramente peggio.
Molte sono le idee che ormai da oltre un secolo circolano a questo proposito e moltissimi di noi non ne hanno nemmeno sentito parlare perché i politici hanno i loro pudori.
Altrettanto grandi sono gli interessi che ostacolano queste idee, anche se alla lunga questo non conviene a nessuno. Non conviene a nessuno infatti diffondere la peste.

 

 

03 La Fede Tradita (terza parte)

Punti salienti:
1. Una considerazione.
2. Il vero problema sul tappeto.
3. Il turismo a chi se ne intende.

 

1 – Una considerazione.

Tutto sommato, si sapeva che il Codice Civile stabiliva delle regole per il bilancio aziendale, mentre il bilancio per il fisco era diverso…
Questo è il vero problema: lo abbiamo accettato. E non solo noi, ma tutta la civiltà occidentale e anche i giapponesi. Poi, c’è chi va meglio e chi, come noi, non va tanto meglio…

Abbiamo perso la sensibilità: il doppio bilancio aziendale non è moralmente accettabile.

Colui che ha deciso di scrivere sul Codice Civile che l’azienda, nella distribuzione degli utili, dovrà essere prudente, sapeva che il fisco non avrebbe accettato? qual è il bilancio giusto? Forse quello imposto dal fisco, che ignora i dettami della prudenza?

Quindi, non bisogna essere prudenti?

Per il momento, accontentiamoci di dire che non dovrebbero esserci regole o leggi che si contraddicono così vistosamente.

Questo succede perché il fisco ha fame e il legislatore non vuole limitare l’ingordigia del fisco. Altrimenti si sarebbe dovuto dire: “Il bilancio deve accantonare prudenzialmente quanto stabilito dal Codice Civile e qualsiasi legge contraria, nella lettera o nello spirito, deve ritenersi nulla.”

Anzi, nella Costituzione di un paese dovrebbe esserci un articolo numero zero che dice: “Questa Repubblica non accetterà mai leggi contraddittorie. Ogni nuova legge potrà essere promulgata solo se non contraddice leggi già esistenti, a meno che non si proceda all’abrogazione della legge esistente. Il Codice Civile e il Codice Penale regolano la tutela di questo articolo costituzionale.”
Abbiamo un numero infinito di leggi, proprio per una disonestà di fondo: si punta sull’ignoranza della gente e si crea fumo per gli occhi.

 

2 – Il vero problema sul tappeto.

Il vero problema è che il Parlamento non dovrebbe legiferare su tali argomenti, dovendosi limitare solo:

• alle questioni internazionali.
• alla gestione della magistratura.

Il Parlamento può chiedere imposizioni fiscali solo su questi due citati argomenti, dovendo per il resto rimettersi alle decisioni degli enti preposti all’economia e agli enti morali-culturali.

Nota bene: stiamo procedendo in modo da dimostrare la necessità non tanto di nuove leggi ma di nuovi modi di pensare le nuove leggi.

Dovrebbero esistere delle istituzioni del commercio e del lavoro che prendano decisioni del genere: solo tali istituzioni possono decidere, nel loro stesso interesse, quali siano le tasse da far pagare a chi lavora, a chi produce e a chi commercia.

Gran parte delle tasse vanno indirizzate a favore delle istituzioni culturali, scuole, ricerca, sanità, previdenza eccetera. Non c’è nessuna ragione per cui i politici ci debbano mettere il becco, se non per favorire i loro clientelismi.

Il professore che insegna agli allievi i princìpi dell’economia, non può spiegare che esistono due bilanci, uno prudenziale ipocrita e uno fiscale da balzello. Il suo prestigio, la sua forza spirituale saranno vanificati e rimarranno, in tal caso, i professori peggiori (come, infatti, sta succedendo) e gli allievi capiranno che stanno vivendo in un paese disonesto: questo è uno sprone ad andare verso la disonestà di tutti.

Il politico non può pretendere che gli allievi siano intelligenti quando gli comoda (fare aziende e quindi pagare tasse) e siano stupidi quando gli comoda (non accorgersi che il politico prevarica).

Comunque, la situazione ormai è arrivata agli ultimi termini e sembra che ancora il politico non se ne stia rendendo conto.

Il sistema attuale non può funzionare, per il semplice motivo che un politico non può essere competente in argomenti come la medicina, il commercio, l’industria, l’arte militare, il turismo, lo spettacolo, le arti, la previdenza sociale, la sanità, il diritto internazionale, l’ordine sociale, il diritto di famiglia, il diritto matrimoniale, gli spettacoli televisivi, il teatro… dobbiamo forse proseguire? se è competente in tutte queste materie, meriterebbe sicuramente sette mila euro lordi al mese ma non lo è: quindi, merita sicuramente di meno.

Spaziare in tutti questi argomenti serve solo ad aumentare le probabilità di clientelismi.
Ma non solo: ogni due anni, ad essere generosi, ci sono le elezioni ed arriva una nuova masnada che contraddice quanto fatto dalla precedente, che ha interessi diversi, che è stata eletta con criteri diversi, che dagli enti internazionali viene sottoposta a sollecitazioni diverse…
Insomma, non è una situazione seria e sembra che nessuno abbia la soluzione adatta.

 

3 – Il turismo a chi se ne intende.

Per il turismo, con buona pace dei politici, ci saranno degli enti con degli eletti, i quali si saranno sempre occupati di turismo.
Questi eletti, per essere eletti appunto, dovrebbero avere capacità dimostrate, dovrebbero aver operato nel turismo come bassa forza o forza intermedia per due anni, per aver conseguito un tirocinio e per vedere i problemi nella visuale vera e non teorica. Il figlio dell’industriale, anche se si è laureato, non è sempre in grado di sostituire il padre. Questo dimostra che una laurea non sempre è sufficiente.
Competente per il turismo non potrà probabilmente essere il politico che sino a ieri si era occupato di navigazione inter-lagunare.

Questi pochi spunti sono sufficienti per riflettere abbondantemente.

La ristrutturazione di Pompei va assegnata a chi ha fatto qualcosa (e con successo) nel settore del turismo, non ad un politico. Questo qualcuno deve esporre il suo piano, il quale sarà accettato e ratificato dalle organizzazioni culturali, turistiche ed intellettuali. Non vedo perché dovrebbe esserci un politico.
Chi ha eletto un politico, lo ha eletto per Pompei? l’elettore, a sua volta, che competenza aveva di archeologia, turismo o quant’altro e cosa sapeva di questo politico? Oppure il politico è stato addirittura eletto dal partito?

Vedremo come il denaro per Pompei viene stampato dalle banche con un apposito decreto degli enti morali e commerciali: non si tratta di denaro fittizio, ma di denaro vero al quale dovrà corrispondere un aumento del prodotto-turismo. Il denaro dovrà essere restituito con profitto: “Abbiamo approvato il tuo programma, ti vengono assegnati 100 milioni di buoni-Pompei che spenderai per costruire e valorizzare l’area e gli introiti dovranno essere questi e questi: una commissione culturale controllerà se ti stai comportando onestamente.” Ovviamente, stiamo creando un’immagine generale, propedeutica e le spiegazioni dettagliatissime seguiranno.

L’Unione Europea non può e non deve dire niente in questo contesto. Certo che se i politici hanno indebitato il paese sperperando, saranno esiliati e i loro beni saranno confiscati. Ovviamente, il piano Pompei dovrà avere l’approvazione degli enti morali e culturali, dove chi comanda avrà a sua volta dimostrato con la gavetta di sapere quello che fa. O arriva il politico nipote dello zio?

Non possiamo più scherzare.
Si può pensare, provocatoriamente, di dare in affitto Pompei ad Israele per 99 anni. Pensate che ci converrebbe? Se la risposta è sì, significa che non abbiamo più niente da perdere e che dobbiamo (ancora…) tirarci su le maniche.

Chiaramente, oggi siamo distanti anni luce da questi discorsi. Porto l’esempio dell’ingegnere che costruisce un ponte. Dopo quindici giorni, il ponte crolla. Anche il ponte costruito precedentemente gli era crollato miseramente: questo ingegnere non troverà più un cane che si fiderà di lui.
Non aveva un modello di ponte nella sua testa ed ha fallito il suo compito: nello stesso modo, i nostri politici, o meglio, il nostro sistema di civiltà.

Il politico fa di peggio, ma essendo la gente incapace di giudicare, c’è sempre il dubbio che non sia colpa sua. Sicuramente la colpa è del sistema, mai del singolo.

Il politico non deve sbagliare, così come non deve sbagliare l’ingegnere. Se è competente, va lasciato lavorare e poi, eventualmente, pagherà.
Avremmo ben presto la seguente confessione: “Col sistema attuale, non faremo mai niente e perciò dobbiamo fermarci.”
Sarà il politico stesso a rendersi conto che ci vuole competenza ed idee chiare: ma fino ad ora ha gabbato gli allocchi e se dipendesse da lui andrebbe avanti per l’eternità, incredulo di quello che la gente gli lascia fare.
Si sente dire in certi ambienti politici che non si può lasciare il paese in mano ai ricchi. Verissimo: dobbiamo dare il paese in mano a chi è partito dal niente ed ha dimostrato di saper fare qualcosa. Quest’ultimo, tuttavia, per sopravvivere, ha dovuto ungere ed oliare.
Dobbiamo distruggere il sistema di oliatura e dare le possibilità, a chi è capace, di avere successo onestamente. I risultati verranno. Sino a quando le banche prestano i soldi ai loro compari, difficilmente andremo avanti. E al piccolo non prestano niente, ma non solo perché non ci credono ma anche perché sanno che, dato il sistema attuale, per emergere, molto probabilmente il nuovo arrivato dovrà sottostare e partecipare a giochi poco puliti.

Sino ad ora abbiamo pagato degli ingegneri che non sanno fare i ponti perché, per cedere denaro ai politici, devono impiegare cemento di bassa qualità. I politici, alla fin fine, non hanno saputo costruire il paese, dove ormai difficilmente si può rimediare in modo indolore.

Per dirla con Cicerone: “Sino a quando?”.

 

 

04 La Fede Tradita (quarta parte)

Riepilogo.

Consideriamo di nuovo l’esempio del doppio bilancio, uno secondo il Codice Civile e uno seguendo le direttive fiscali.

Ci si dimentica che lo Stato è costruito dagli uomini per essere utile agli uomini. Questo forse non è mai ricordato abbastanza. Siamo invece nella situazione opposta: lo Stato prevarica.

Il doppio bilancio è immorale e quanto meno lo si dovrebbe dichiarare ad alta voce: inoltre, gli esponenti e i notabili della comunità tutta, dotati di un minimo di etica, dovrebbero trovare una soluzione agli innumerevoli problemi come questo.

Gli insegnanti, a loro volta, dovrebbero additare agli studenti il fatto che tale situazione è intollerabile, sia da un punto di vista etico che da un punto di vista di efficienza economica.

Da situazioni come quella del doppio bilancio si generano delle logiche distruttive e perverse.

Chiaramente, il politico che non ha rimosso tale aberrazione dimostra che:

1. Non ha interesse a rimuovere tale doppio bilancio perché vuole che rimanga il bilancio fiscale per oscuri motivi suoi (ma non troppo oscuri) e non ha il coraggio di togliere la contraddizione nel Codice Civile. Vuole che le cose restino così.
2. Ostacolerà chiunque cerchi di evidenziare questo problema ed altri analoghi. Queste cose devono andare nel dimenticatoio.

Chiaramente, circa la questione esposta, gli insegnanti saranno indotti a raccontare delle bugie per non subire ostracismi di qualche tipo.

La prima conseguenza, ripetiamo, è che i migliori insegnanti se ne andranno e resteranno i peggiori.

Questa non è una situazione che può far evolvere in meglio una comunità.

Dobbiamo pensare in modo nuovo e renderci conto che difficilissimamente usciremo da queste situazioni con delle modifiche: ne usciremo solo cambiando i princìpi sui cui si fonda la nostra società.

Prima di tutto, niente leggi o regolamenti auto-contraddicentisi.

I prossimi articoli sulla Nuova Società riguarderanno ragionamenti di questo genere.

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