Pensieri 4 [655]

Andric
L’immagine è un omaggio a Ivo Andrić (1892 Dolac, Bosnia Erzegovina – 1975 Belgrado, Serbia), scrittore e diplomatico jugoslavo, premio Nobel per la letteratura nel 1961. Il suo romanzo, Il ponte sulla Drina, è, secondo noi, un capolavoro da leggere assolutamente.

Per problemi di lingua, non più corrente, ci troviamo nella condizione di modificare alcuni testi, se non nello spirito, nelle lettere. Ove possibile, i testi si lasciano invariati.

Michele Colombo (Campodipietra, Salgareda, Treviso, 1747 – Venezia, 1838)

Un uomo malnato non dimentica un torto, che ha ricevuto, per cento piaceri che gli sien fatti; e un uomo bennato, per cento torti, che gli sien fatti, non dimentica un piacere che ha ricevuto.

Il temere le ingiurie è viltà; il non curarle sciocchezza; il dissimularle prudenza; il vendicarle debolezza; Il perdonarle generosità; l’obbliarle altezza d’animo.

Un cattivo filosofo è peggiore di un idiota. L’idiota non ragionando lascia sussistere gli errori che ci sono; il filosofo mal ragionando ne accresce il novero.

L’ambire molto gli onori è grande indizio di meritarli poco.

Ha mai l’uomo trovato alcuno in cui non ravvisasse alcun difetto? – Sì, ne trovò uno. – Chi? – Sé medesimo.

Il maligno dice male de’ buoni; lo sciocco or de’ buoni, or de’ malvagi; il saggio di nessun mai.

Crisanto versa, dall’un degli occhi, lacrime di dolore per la perdita di uno zio, che amava il nipote Crisanto teneramente; e lagrime d’allegrezza dall’altro occhio, per la pingue eredità che questo zio gli ha lasciata. Quanto delizioso è il piangere a questo modo.

Come nella moneta, così nell’uomo, l’oro non è mai puro: e quando tu trovi negli uomini più oro che rame, di pur ch’essi sono moneta di buona lega. Non si devono rifiutare, tuttavia, quelli di lega inferiore ma si debbono accettare per quello che valgono.

Se vuoi chiudere tranquillamente i tuoi occhi quando tu sia coricato, tienili ben bene aperti durante il giorno.

 

Giacomo Leopardi (Recanati, 1798 – Napoli, 1837)

La morte non è male: perché libera l’uomo da tutti i mali e insieme coi beni gli toglie i desideri. La vecchiezza è male sommo: perché priva l’uomo di tutti i piaceri, lasciandogliene gli appetiti; e porta seco tutti i dolori. Nondimeno, gli uomini temono la morte e desiderano la vecchiezza.

Tiziano, che, contro all’opinione d’altri, ha predetto il successo di una cosa (ed effettivamente il successo poi ne segue), non si pensi che coloro che lo contraddicevano, veduto il fatto, gli riconoscano la sua ragione e lo chiamino più savio o più esperto di loro: perché
• o negheranno il fatto
• o negheranno la sua predizione
• o sosterranno come il fatto differisca nelle circostanze
• o sosterranno come la predizione differisca nelle circostanze
• o in qualunque altro modo troveranno cause per le quali si sforzeranno di persuadere loro stessi oppure gli altri che l’opinione retta fu la loro e non quella di Tiziano.

Come il genere umano è uso biasimare le cose presenti e lodare le cose passate, nello stesso modo, la maggior parte dei viaggiatori sono amanti dei loro luoghi nativi e li preferiscono, con una specie d’ira, a quelli dove si trovano. Tornati al luogo nativo, con la stessa ira, lo pospongono a tutti gli altri luoghi dove sono stati.

In ogni paese, i vizi e i mali universali della società umana sono notati come particolari del luogo. Io non sono mai stato in un posto dove io non abbia udito: qui, le donne sono vane ed incostanti, leggono poco e sono mal istruite; qui, il pubblico è curioso dei fatti altrui, molto ciarliero e maledicente; qui, i denari, i favori e la viltà possono tutto; qui, regna l’invidia e le amicizie sono poco sincere; e così discorrendo; come se, altrove, le cose procedessero in altro modo. Gli uomini sono miseri per costituzione e risoluti di credersi miseri per combinazione casuale.

In alcuni luoghi tra civili e barbari, come è, per esempio, Napoli, è osservabile più che altrove una cosa che in qualche modo si verifica in tutti i luoghi: cioè che l’uomo riputato senza denari, non è stimato nemmeno uomo; se, invece, sia creduto danaroso, è sempre in pericolo di vita. Dalla qual cosa nasce che in tali luoghi è necessario, come si fa generalmente, decidere di tenere misterioso il proprio stato in materia di denari, acciocché il pubblico non sappia se ti deve disprezzare oppure ammazzare.

Una donna è derisa se piange di vero cuore il marito morto ma viene biasimata altamente se, magari per grave ragione o necessità, compare in pubblico o smette il lutto un solo giorno prima dell’uso. Il mondo si contenta dell’apparenza. Aggiungasi che, spesso, è intollerantissimo della sostanza. Il mondo ti ordina di parere uomo da bene e ti ordina di non esserlo.

La via forse più diritta di acquistar fama è quella di affermare, con sicurezza, con pertinacia e insomma in quanti modi sia possibile, di averla già acquistata.

Il più certo modo di celare agli altri i confini del proprio sapere, è di non trapassare tali confini.

Chi comunica poco con gli altri, rare volte è misantropo. I veri misantropi non si trovano tra coloro che vivono in solitudine ma nel mondo: perché l’uso pratico della vita e non già la filosofia, è quello che fa odiare gli uomini. E se uno che sia tale, si ritira dalla società, perde, nel ritiro, la sua misantropia.

L’uomo onesto, con l’andar degli anni, facilmente diventa insensibile alla lode e all’onore ma non mai, credo, al biasimo né al disprezzo. Anzi la lode e la stima di molte persone egregie non compenseranno il dolore che gli verrà da un motto o da un segno di noncuranza di qualche uomo da nulla. Forse, ai ribaldi avviene al contrario; che, essendo abituati al biasimo e non abituati alla lode vera, al biasimo saranno insensibili ma saranno sensibili alle lodi, se mai per caso glie ne dovessero toccare.

Criticando sé stesso e confessando i propri mali, quantunque palesi, l’uomo nuoce alla stima e all’affetto che gli portano i suoi amici più cari. Ognuno, con la massima forza, se vuole essere sostenuto dagli altri, deve sempre sostenere sé stesso, a dispetto di ogni evidenza, e che lo faccia in maniera ferma e sicura, perché se la stima di un uomo non comincia da sé stesso, difficilmente s’inizierà altrove. Questa è la società degli uomini.

Il mondo, quando ci sono delle cose che dovrebbe ammirare, ne ride; e biasima come la Volpe e l’Uva di Esòpo, ciò che desidera ed invidia. Una grande passione d’amore, con grandi vicissitudini e con grandi consolazioni è in realtà invidiata universalmente; e perciò, biasimata con più calore. Una consuetudine generosa, un’azione eroica, dovrebb’essere ammirata: ma gli uomini, se ammirassero, si crederebbero umiliati; e perciò, in cambio d’ammirare, ridono. Questa cosa è talmente diffusa che nella vita comune è necessario dissimulare più attentamente la nobiltà dell’operare che non la viltà: perché la viltà è di tutti; e però, almeno è perdonata. La nobiltà d’animo è contro le usanze e pare che indichi presunzione, o che richieda implicitamente la lode; la qual cosa, sia il pubblico e sia massimamente i conoscenti, non amano di dare [tale lode, n.d.a.] con sincerità.

Molte scempiataggini si dicono in compagnia, per favellare. Ma il giovane che ha qualche stima di sé medesimo, quando da principio entra nel mondo, facilmente erra in altro modo: e questo è che, per parlare, aspetta che gli occorrano da dir cose straordinarie per bellezza e per importanza. Così, aspettando, accade che non parli mai. La più sensata conversazione del mondo e la più spiritosa, si compone per la massima parte di detti e discorsi frivoli o triti, i quali, in ogni modo, servono all’intento di passare il tempo parlando. Ed è necessario che ciascuno si decida a dir cose per lo più comuni [per tenere viva la conversazione – n.d.a], perché le cose non comuni da dire son poche e quindi ci si limiterebbe a parlare poche volte [a scapito della vivacità della conversazione – n.d.a].

 

Carlo Leoni (Padova, 1812 – 1974)

Il tiranno è il rovescio dello schiavo.

La libertà richiede molto lavoro, altrimenti ci sarà la schiavitù col dolore.

Un popolo artista è necessariamente un popolo decrepito, non adatto alla politica.

In politica, ad un errore segue immancabilmente un danno e quindi l’espiazione dell’errore stesso.

I banchieri non hanno mai cantato La Marsigliese.

Il sorriso del vero amico e come un fiore da aggiungere ai tuoi ornamenti e come un chiodo da togliere dalla tua bara.

Il biasimo di certi giornali è, per il politico innovatore, la lode più invidiabile.

C’è una vecchia peste italiana, reliquia di servitù e di sudditanza, che colpisce i fannulloni: si chiama mania di criticare. Chi molto critica, poco ha fatto e poco farà.

La perfezione nelle arti si trova alle soglie della decadenza.

Se una persona è veramente virtuosa, ha vissuto nella libertà. Senza la vera libertà, non si può essere veramente virtuosi.

Chi non sa e pertanto tace, dimostra di sapere molto.

Le donne si emanciperanno solo quando voteranno per loro stesse.

Chi mette qualcuno al di sopra della legge, perirà per mano di costui.

Un politico ragionevole è un vero fenomeno, difficilmente reperibile.

A svecchiare il vezzo della servitù nelle italiche genti non basteranno due secoli.

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