Pensieri 5 [657]

nietzsche
L’immagine è un omaggio a Friedrich Wilhelm Nietzsche (Germania, 1844 – 1900), filosofo, poeta, saggista, compositore e filologo tedesco. Considerato tra i massimi filosofi e scrittori di sempre.

Per problemi di lingua, non più corrente, ci troviamo nella condizione di modificare alcuni testi, se non nello spirito, nelle lettere. Ove possibile, i testi si lasciano invariati.

 

 

Aristide Gabelli (Belluno, 1830 – Padova, 1891)

 

Nulla è più comune in Italia delle apparenze, della sontuosità e del lusso, accoppiate alla mancanza di ogni comodità moderna. Dappertutto, segnatamente nell’Italia centrale e meridionale, ci sono alberghi con le pareti di damaschi, nei quali mancano la latrina, il bagno e il campanello. Dappertutto, nelle case, ci sono dorature, quadri, specchi, lampade, oggetti d’arte e anticaglie, e nulla di ciò che serve per i bisogni della vita di oggi. Nella provincia di Roma, segnatamente, non c’è cosa più strana di questo contrasto. In mezzo alle cornici, alle colonne, ai capitelli, alle nicchie, alle statue, non è raro il pericolo di morire di fame. Tutto è a somiglianza del cattolicesimo: un grande apparato spettacoloso e teatrale al di fuori; e dentro, nessun solido, pensato e illuminato convincimento.

Gli uomini, quanto più sanno, tanto più dubitano, e quanto sanno meno, tanto più credono. Non è quindi maraviglia, che la Chiesa cattolica, bisognosa com’è di fede cieca, raccomandi e favorisca l’ignoranza.

Dove c’è vita intellettuale, c’è varietà di opinioni. Perciò, non solo fra i protestanti di oggi, ma fra i cristiani dei primi secoli, furono numerosissime le sette. Tra i cattolici, ora non ce ne sono, perché nel cattolicesimo è proibito l’esame e il pensiero, e chiunque si scosti in ogni menoma cosa dagli altri, cessa di essere considerato cattolico.

Si ingannano, tutti coloro che credono di dover essere rispettati per la ragione che non fanno male a nessuno. Nella società degli uomini, come in quelle degli altri animali, i rispettati sogliono essere quelli che si crede possano essere nocivi.

Chi disse: vox populi, vox dei [la voce del popolo è la voce di Dio], o mirava ad imbrogliare le carte, adulando il volgo o aveva di Dio un’idea molto infelice.

Si crede facilmente ad un gran malfattore che si mostri pentito, mentre non si presta la minima fede al pentimento di un bricconcello.

 

Francesco Crispi (Agrigento, 1818 – Napoli, 1901)

Nei paesi parlamentari va al potere il partito vincitore ma il suo governo deve essere nazionale. Deve essere perché se fosse partigiano sarebbe fazioso ed i governi faziosi divengono dispotici e cadono. Il partito politico non è una coalizione di individui i quali con l’opera loro abbiano per iscopo il loro interesse personale, bensì una coalizione di individui che hanno un ideale di governo col quale credono di fare il bene del paese.

Il socialismo, nelle sue varie forme, è la negazione della libertà. I socialisti promettono una vita di asceti o di belve. Sono i vessilliferi del regresso e della barbarie. Nella storia dei popoli, troviamo che il socialismo ha aperto la via al despotismo.

Io non so se dobbiamo pentirci di avere allargato il suffragio popolare prima di aver educato le plebi. Abbiamo dato un’arma pericolosa in mano a coloro che non sanno servirsene, preparato il disordine morale e la corruzione.

Le teorie Socialiste turbano l’animo dell’operaio, gli guastano il senso morale, che non è abbastanza sicuro per mancanza di educazione. Le prediche contro la proprietà e contro la famiglia aprono la via a peggiori deviazioni ed il sentimento della internazionalità gli fa perdere, se mai l’ebbe, l’amor della patria.
Quelli che più soffrono non sono i lavoratori della terra, né i lavoratori delle città. Soffre l’infima classe della borghesia, quella che è tra l’operaio è il proprietario, tra l’operaio e il capitalista, tra l’operaio e l’alto funzionario dello Stato. In questo primo strato della borghesia, trovansi gli spostati, incerti della vita, agitatori perpetui, mestieranti che si mostrano filantropi, che turbano la pace delle plebi con l’apparenza di volerle redimere.

Sospettati a Berlino, disprezzati a Parigi, maltrattati quasi ovunque. Questo è l’amaro frutto che gl’italiani ritraggono dalla politica incerta del loro governo.

Nel nostro paese, non è la libertà che manca: ne abbiamo quanta in Inghilterra. Mancano i cittadini abituati alla libertà.

La pace dell’avvenire, in Italia, è turbata da due nemici: il ventre della destra borghese ed il ventre della sinistra plebea. Il ventre della destra borghese non vuol cedere nulla del suo e finirà per compromettere tutto. Il ventre della sinistra plebea porterà il disordine, inciterà alla guerra civile e non giungerà mai a soddisfare le voglie sue. Solo un buon governo potrà evitare codesto male, con buone leggi, dando a ciascuno quello che gli appartiene veramente e non ciò che appartiene agli altri.

 

 

Carlo Dossi (Pavia, 1849 – Cardina, Como, 1910)

 

Il falso amico è come l’ombra che ci segue finché dura il sole.

Il miglior incenso a Dio è il fumo delle officine.

Un povero, mi chiedeva sempre la carità e io dissi: “Te l’ho già fatta ieri.” Rispose: “Ma io devo mangiare anche oggi.”

Regola di onestà: essere buoni da non imbrogliare alcuno, tuttavia non così buoni da essere imbrogliati.

Quando l’interesse di chi governa non s’accorda con quello del popolo, i governanti sono un danno. Quando l’interesse invece si accorda, chi governa è inutile.

Chi vuol riposare, lavori.

C’è gente che è sempre del parere dell’ultimo libro che ha letto. Tra costoro, chi resta sempre dello stesso parere è perché ha letto un libro solo.

Molti sarebbero onesti se avessero denaro a sufficienza.

Purtroppo, l’inganno è la base del commercio.

S’impara spesso dai ricchi a comportarsi da pitocchi morti di fame.

Alle volte, sia coi libri di filosofia che coi libri di teologia, si fa moltissima fatica per capire che, quanto si è arrivati a capire, non valeva la pena di essere capito.

Piuttosto che essere infelici da soli, meglio essere infelici in coppia con una donna.

Appena muore la persona consorte, si fa scolpire un vaso di marmo e ci si propone di portarvi ogni giorno dei fiori. Dopo un certo periodo, si fa togliere quel vaso di marmo e lo si sostituisce con un altro, che ha scolpiti in marmo pure i fiori.

La satira contro il politico va limitata ai suoi difetti. Non si deve far satira contro i suoi delitti. Per quelli c’è il codice.

Molte volte, chi racconta un nobile azione altrui, ne gode come se la nobile azione fosse sua.

Molto più facile astenersi del tutto che moderarsi.

Un libro, indegno di essere letto una seconda volta, era indegno di essere letto anche la prima.

Salomone chiese a Dio la sapienza. Dio, filosoficamente, gli diede l’oro.

I libri di morale insegnano quel che si è sempre fatto, malvolentieri, prima di averli letti.

La scienza è una sorta d’ ignoranza molto positiva.

La legge è uguale per tutti gli straccioni.

L’entusiasmo di sapere è superbia. Chi veramente procede sulla via del sapere, non ha entusiasmo perché sa che la sua ignoranza è grande.

Ciò che è comico fa ridere e ciò che è umoristico fa sorridere.

Quando io penso a Dio, sono sicuro che Egli pensa a me.

Bacone dice che quattro sono i doveri di ogni uomo:
• Piantare un albero.
• Fabbricare una casa.
• Scrivere un libro.
• Generare un altro uomo.
Un mio amico, ne aggiunge un quinto: fare debiti, osservando però di non pagarli, per non distruggere la propria opera.

Se sei un grand’uomo, preparati: sarai infelice.

Anticamente, gli uomini pensavano che migliaia di dèi fossero pochi; oggidì, sembra che uno sia anche troppo.

L’abitudine uccide tutto.

La vita è meta desiderio e metà insoddisfazione.

Ciò che sa, gli impedisce di migliorarsi e di sapere quando dovrebbe sapere.

Fu chiesto ad una signora: “Ha bambini?” Rispose: “Se escludiamo mio marito, no.”

Di notte i suoi pensieri erano pieni di luce. Il giorno s’impossessava della luce e la toglieva dai suoi pensieri.

Molti hanno il talento innato di farsi odiare.

Per far vivere l’amore, sono necessari il sentimento e la bistecca.

Un’opera letteraria tradotta: se la traduzione è fedele, il risultato è pessimo; se il risultato è buono, la traduzione dev’essere necessariamente infedele.

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