Pensieri 9 [667]

JRoth
L’immagine è un omaggio a Joseph Roth (Brody, Ucraina, 1903 – Parigi, 1987) scrittore e giornalista austro-ungarico. Cantore della fine dell’impero che aveva unito popoli ci origini disparate. I suoi racconti sono notissimi. Dovreste leggere almeno uno dei suoi racconti più famosi: ‘La leggenda del santo bevitore’-

 

Per problemi di lingua, non più corrente, ci troviamo nella condizione di modificare alcuni testi, se non nello spirito, nelle lettere. Ove possibile, i testi si lasciano invariati.

Italo Tavolato (Trieste, 1889 – Roma, 1963)

Scrittore, esponente del futurismo italiano.

Se sei in una combriccola di idioti, il tuo ingegno fa l’effetto di una gaffe.

Niente rivoluzione sociale: sarebbe ingiusto voler condannare gli impiegati, detti umanità, all’indipendenza.

Un bambino domandò al padre perché le foglie degli alberi fossero verdi. Dopodiché, il padre gli tirò uno schiaffo.

Il pregiudizio vale sempre molto di più dell’opinione.

 

Riccardo Bacchelli (Bologna, 1891 – Monza, 1985)

Scrittore, drammaturgo, fra i principali autori di romanzi storici del ‘900.

I viventi non sono mai contenti di nessuna cosa, i morti si contentano di tutto.

Non c’è adulazione così smaccata da non essere creduta, né così ridicola da non far piacere. È questa la forza degli adulatori, procaccianti così i favori dei potenti e della folla, come delle vecchie danarose.

 

Leo Longanesi (Bagnacavallo, Ravenna, 1905 – Milano, 1957)

Giornalista, scrittore, editore, pittore, disegnatore, aforista.

Noi siamo il cuore d’Europa, ed il cuore non sarà mai né il  braccio né la testa: ecco la nostra grandezza e la nostra miseria.

Il popolo italiano è sempre in buona fede.

L’Italia non sa odiare gli altri popoli d’Europa perché sono suoi figli e li combatte perché essi non si dimentichino di ciò.

Quell’idealista ha fatto un pensiero così difficile che nemmeno lui l’ha capito.

Agli italiani, la filosofia fa venire il sonno e ai tedeschi lo fa perdere.

La modernità, per noi italiani, è ormai una favola: siamo troppo civili per essere ancora moderni e siamo troppo stanchi.

Questi tedeschi, che riescono in tutto, non riusciranno mai in nulla.

Le dittature sono due: la dittatura della libertà e la dittatura dell’autorità.

Le parole sono come le donne e si ingentiliscono o si sciupano a seconda degli uomini che le usano.

Il gerarca si crede infallibile ma la sua posizione è talmente delicata, complessa e carica di responsabilità che, se anche sbaglia, gli si può perdonare.

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