Nuova Società 26 (Ultimo) [697]

Statale
Gagliardetto della Sfera Statale con le cinque Suddivisioni da inserire nella bandiera.

29 Nuova Repubblica: Riflessioni 03

Quale sarà mai la caratteristica necessaria nella singola persona perché un nuovo modello abbia successo? Ovviamente, questa caratteristica deve essere anche pretesa dal modello che parimenti ambisca al successo. Questa caratteristica è la responsabilità individuale.

Se il modello non prevede una responsabilità individuale assoluta, sarà destinato al fallimento. Peraltro, se il modello prevede la responsabilità individuale ma i cittadini non si comporteranno responsabilmente, parimenti l’iniziativa sarà destinata al fallimento.

La classica obiezione a quanto detto sopra si trova in Machiavelli, in Guicciardini, così come in Schopenhauer e in Nietzsche, così come in Marx ed Engels. L’esempio più chiaro, per il lettore medio, lo ha fornito Fëdor Michajlovič Dostoevskij nel suo romanzo ‘I fratelli Karamàzov’.

La questione va posta nell’antinomia ( = contraddizione ) libertà – felicità, dove, mentre Dostoevskij non esprime preferenze, gli altri autori citati sono sempre a favore della felicità per il popolo, tranne forse Nietzsche, che assume una posizione chiara nella sua opera ‘Ecce Homo’.

Si tratta di un dilemma, peraltro ripreso come fondamentale dalla scuola psicologica di Palo Alto, in California, la quale scuola ha ribattezzato il problema col nome di ‘Doppio Legame’.

Il modo più semplice per esemplificare il problema di cui stiamo parlando è stato presentato da Milton H. Erickson, psichiatra, psicoterapeuta ed ipnoterapeuta statunitense, il quale delinea una persona chiusa in una gabbia dorata.

Questa persona, rinchiusa appunto nella gabbia, mentre sta dormendo, riceve ogni giorno del cibo, dei quotidiani nuovi, dei libri, ha insomma tutte le comodità compatibili con la carcerazione. Dopo un lungo periodo, una brutta mattina si sveglia e, come al solito, dopo la toilette, decide di prendere dalle ciotole qualcosa da mangiare. Solo che quella mattina, toccando con la mano il cibo, riceve una scossa elettrica violentissima. Dopo aver fatto un balzo all’indietro, si ferma a considerare l’accaduto e, dopo cinque minuti, decide di ritentare. Inutile dire che, da quel momento in poi, ad ogni tentativo corrisponde una nuova scossa. Desidera fuggire: la gabbia d’oro si rivela improvvisamente il grande ostacolo. Il Doppio Legame consiste nel fatto che egli vuole due cose contemporaneamente, l’una contraddicente l’altra: alimentarsi ed evitare la scossa. Solo uscendo dalla gabbia d’oro potrebbe evitare il dilemma del Doppio Legame.

La questione posta da tutti gli autori succitati e quindi il Doppio Legame relativo, consiste nell’antinomia Felicità – Libertà.

Chi giunga ad un bivio e sia libero di decidere come vuole, dovrà scegliere quale strada prendere: se prenderà a destra, avrà in futuro il risultato Destro, viceversa, se prenderà a sinistra, avrà in futuro il risultato Sinistro. Se il risultato Destro sarà deludente, avrà per sempre l’angoscia che, se avesse optato per il Sinistro, la delusione sarebbe forse potuta essere inferiore. D’altronde, ammesso che il risultato Destro risulti accettabile, il Sinistro poteva comunque essere migliore. Il capo, quindi, che della comunità è il più libero e che prende decisioni continuamente, a non finire, non può che essere infelice. Per gli altri membri della comunità, che invece non decidono, non ci sarà la libertà ma, per loro, la felicità sarà una cosa possibile.

Le masse seguono il capo che, almeno inizialmente, darà loro una parvenza di felicità. Se poi le cose dovessero andar male, essendo deresponsabilizzati, incolperebbero il capo e, se del caso, costui diverrebbe il capro espiatorio. Leggendo James Frazer, si capisce questo e non suona strano che la sua opera ‘Il Ramo d’Oro’ s’inizi con un candidato re che fugge, perché teme per la propria vita nel caso che lo si incolpi. D’altronde, in certe tribù africane, ancora oggi, succede proprio questo: la fuga dei candidati re, terrorizzati.

Tutta la storia umana è basata sul cercare di sostituire nei cerimoniali il capro espiatorio umano con un capro espiatorio animale, il capro vero e proprio, per l’appunto.

Quindi, sarebbe sufficiente che tutti gli esseri umani fossero responsabili e liberi (termini che sono in realtà sinonimi) ma la struttura sociale umana, biologicamente parlando, prevede l’aggregazione per catturare la preda, un bufalo magari, perché l’essere umano non ha la forza di una tigre, ed addirittura anche il leone preferisce cacciare in gruppo. Ma nel gruppo, qualcuno, il più forte o il più astuto, tende a comandare e questo non già solamente perché l’essere umano ha forze fisiche limitate, bensì perché la natura vuole che il più forte o il più astuto sia il procreatore preferito per la futura generazione, per la conservazione migliore della specie.

Mentre gli altri animali, per quanto noi se ne sappia, non si rendono conto di questo, l’uomo se ne rende conto, anche se solo inconsciamente. Non è quindi da definire l’uomo come l’unico animale che sa di dover morire, meglio definirlo piuttosto come l’unico animale che sa di non essere il più adatto alla procreazione, nonostante il suo istinto lo illuda del contrario. Dire all’uomo: “Sei nato per creare le generazioni future ma forse sei un fallimento, perché altri sono migliori di te.”, è il vero problema di fondo degli esseri senzienti. L’ipocrisia dell’umanità parte da queste considerazioni.

Dopo questa lunga digressione, notiamo che, per sopire questi problemi, le società umane hanno la tendenza a deresponsabilizzare la grande maggioranza dei cittadini. Questo suscita, inevitabilmente, i problemi delle società attuali, perché coloro che sono nelle posizioni direttive CERCHERANNO DI APPROFITTARNE, DERESPONSABILIZZANDO ANCHE LORO STESSI, in quanto la deresponsabilizzazione è accettata, dopo tutto, dalla massa ossequiente.

Il nucleo della questione è il seguente: In attesa che tutta l’umanità si responsabilizzi, dobbiamo cominciare a responsabilizzare veramente almeno coloro che decidano di essere responsabili, cioè i capi. In effetti, costoro tendono a farlo solo a parole, mentre tutto ciò andrà necessariamente modificato in futuro, con una massima  scritta nei luoghi ufficiali, così come oggi lo è la massima recitante che ‘La legge è uguale per tutti’.

La massima dovrebbe essere, più o meno, la seguente: OGNI DECISIONE CHE NON RIGUARDI ESCLUSIVAMENTE LA PROPRIA PERSONA MA CHE COINVOLGA ANCHE SOLO UNA SECONDA PERSONA, COMPORTA LA RESPONSABILITA’ NEL PRESENTE E NEL FUTURO CIRCA LE CONSEGUENZE DELLA DECISIONE STESSA.”

Possiamo quindi immaginare che, in futuro, saranno responsabili, ad esempio, in una votazione al Parlamento, tutti coloro che avranno votato una legge: se la legge avrà avuto effetti positivi (e questo sarà misurato con criteri oggettivi) ci saranno riconoscimenti per coloro che hanno votato a favore e ostracismi per coloro che hanno votato contro. Viceversa, sarà vero l’inverso.

Come dice un vecchio motivo popolare scozzese, lunga è la strada per Tipperary.

Abbiamo visto come sia fondamentale la responsabilità individuale di chi decide, premiata o punita, a seconda del risultato della decisione stessa.

L’inizio del disordine e dell’anarchia si trovano nel fatto che chi decide non sia poi responsabile delle conseguenze della sua decisione.

Se la persona non viene educata fin dall’infanzia, tenderà spontaneamente a scegliere il percorso meno faticoso, che sarà quello di non essere responsabile quando le decisioni si riveleranno sbagliate e di considerare invece sé stessa come un leader quando le decisioni si riveleranno coronate da successo. Nessun altro, all’interno della comunità, dovrebbe essere, in futuro, disposto ad accettare questi comportamenti. Magari, per un determinato periodo, può darsi che il nostro soggetto riesca a manipolare gli altri, raccontando storie di fantasia, ma, alla lunga, questo non sarà possibile.

Le conseguenze sarebbero una diseducazione generalizzata, un tentativo da parte di tutti (o quasi) di fare altrettanto ed avremmo una classe dirigente costituita non dai più onesti e capaci, bensì dai più disonesti e privi di scrupoli, così come possiamo constatare oggigiorno.

Il tentativo di usare la propria furbizia non dipende solamente dall’istinto di conservazione, che spinge a scegliere la strada più comoda e meno faticosa, ma anche dalla condizione mentale infantile dove il soggetto giudica sé stesso come protagonista assoluto della realtà e giudica gli altri non come suoi simili, ma come mezzi per raggiungere i propri obiettivi. Quest’ultimo atteggiamento mentale infantile era caratteristico del nazismo (gli altri esseri umani sono per me solamente dei mezzi per raggiungere i miei obiettivi) e solo per questo motivo si poteva ben arguire che il sistema nazista sarebbe andato verso l’inevitabile fallimento. Che è quello che è successo d’altronde anche in Unione Sovietica e in altri paesi.

A questo proposito, si sente oggigiorno il politico X che accusa il politico avversario di fascismo e di nazismo. Dove sta la verità? Vogliamo qui suggerire un criterio in base al quale il cittadino possa comodamente giudicare se un politico sia un nazista e meno e questo non in base alla casacca ma in base alla realtà dei fatti.

Ebbene, il principio a cui attenersi è il seguente:

Tutti i politici che vedano i loro cittadini come mezzi per raggiungere i loro propri obiettivi (intendiamo gli obiettivi dei politici stessi), ignorando gli obiettivi, la volontà e le aspirazioni dei loro cittadini, si possono tranquillamente definire come colpiti dalla sindrome nazista. Il politico quindi non è un mezzo  perché il cittadino raggiunga i propri obiettivi, bensì è vero solo il contrario: il cittadino è per costoro solo un mezzo per i propri fini. Questo si conferma quando il politico fa delle cose non chiare e per le quali non fornisce all’elettore spiegazione alcuna.

Ma riprendiamo il nostro discorso.

Possiamo annunciare, quindi, il seguente principio sociale: quanto più la classe al potere tende a non avere responsabilità e a trasferire le colpe degli insuccessi, che ha causato, sugli altri, manipolando la realtà, tanto più breve sarà la vita di quella classe sociale al potere.

Abramo Lincoln (presidente statunitense, 1809 – 1865), tenne un discorso nella città di Clinton, l’8 settembre del 1858 e disse: You can fool all the people some of the time, and some of the people all the time, but you cannot fool all the people all the time. [Puoi imbrogliare tutta la popolazione alcune volte, o imbrogliare parte della popolazione tutte le volte, ma non puoi imbrogliare, tutte le volte, tutta la popolazione].

Si tratta quindi di far diventare adulti coloro che mentalmente rimangono solo bambini.

A questo punto, il nostro discorso sulla Nuova Società è finito.

Potremmo proseguire con alcuni articoli che riguardano la formazione dei cittadini della Nuova Società. Eventualmente, lo faremo in un prossimo futuro.

              QUI FINISCE L’OPERA LA NUOVA SOCIETA’

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