Il popolo [706]

PopoloRevisione del 23 aprile 2020 – Penso che sia mio dovere parlare un poco di quello che so, perché mi sono accorto che su argomenti come popolo, democrazia, capo, non ci siano sempre delle idee molto chiare, almeno a mio giudizio.

Se poi parliamo di politici, ben pochi, al giorno d’oggi, fanno discorsi colti ed intelligenti. Se a voi invece sembra che non siano pochi ma molti quelli che sanno quello che fanno… allora è il caso di approfondire.

Dobbiamo partire da due concetti di base, i quali, se non sono chiarissimi, sono la fonte di tutte le ambiguità. I due concetti sono l’obiettivo e la condizione.

  • Obiettivo: una persona si propone un obiettivo. Tale obiettivo è, per esempio, eliminare tutti i topi dalla sua abitazione. Siccome i suoi vicini di casa, in via Rossi, hanno pure il problema dei roditori, tutti costoro si pongono un obiettivo comune: eliminare i topi da tutte le case di via Rossi. Fanno, così, l’associazione che si chiama: PER L’ELIMINAZIONE DEI TOPI IN VIA ROSSI. Metteranno quindi in comune delle risorse finanziarie per chiamare una ditta di derattizzazione eccetera. L’obiettivo viene raggiunto o non viene raggiunto: non ci sono vie di mezzo. Sino a quando ci sarà anche un solo topo, l’obiettivo non sarà stato ancora raggiunto. Una volta raggiunto l’obiettivo, l’associazione coi vicini non ha più motivo di esistere. L’importante è che sia afferrato il concetto. Di solito, in queste circostanze, si designa un capo. Il capo deciderà il da farsi, contatterà la ditta di derattizzazione, stabilirà gli accordi con la stessa, prenderà ulteriori decisioni in caso di emergenze.
    • Il capo sarà l’unico libero di decidere e gli altri, anche se occasionalmente ci saranno delle assemblee, in linea di massima non potranno decidere. Le implicazioni sono le seguenti:
      • Il capo sarà libero ma non sarà felice, perché, ogni volta che prenderà una decisione, è come se si trovasse ad un bivio e dovrà decidere se prendere una strada oppure l’altra: avrà sempre il dubbio che forse la strada non prescelta sarebbe potuta essere la migliore.
      • Gli altri abitanti della via Rossi (il popolo) saranno non liberi ma felici: i problemi li risolverà il capo. Se il capo li risolverà bene, allora la felicità sarà diffusa, altrimenti si potrà sempre dare la colpa al capo, il quale, eventualmente, farà da capro espiatorio.
    • Condizione: Quando si aspira ad una felicità, ad un modo di vita, ad un tenore di vita non quantificabili, che non hanno criteri ben precisi di misurazione, per cui la gente (il popolo) sia soddisfatta, parliamo di condizione. Ad esempio, una condizione è: nel nostro paese (Italia) si mangia bene, si mangia la cucina mediterranea, c’è il rispetto per gli altri, c’è relativamente poca delinquenza eccetera. Queste condizioni potrebbero sempre migliorare e non si potrà mai parlare di obiettivi raggiunti. Le condizioni di vita sono la regola e gli obiettivi della comunità, di solito, sono saltuarî.

La democrazia, pertanto, consiste essenzialmente nel fatto che, per migliorare le proprie condizioni di vita, il popolo decide gli obiettivi ed incarica un capo del loro raggiungimento. I criterî per incaricare (e designare periodicamente) i capi, per raggiungere gli obiettivi, possono essere fissati in certi documenti particolari che stanno alla base della vita della comunità, come la Costituzione. La Costituzione, nella quale i cittadini (il popolo) si dovrebbero riconoscere, è un elenco delle condizioni alle quali il popolo aspira.

In linea di massima, gli obiettivi non sono impostati dalla burocrazia ma dai capi, i quali si avvalgono della burocrazia per ottenere gli obiettivi stessi. I capi conferiscono ai giudici il compito di controllare che tutti rispettino le leggi. I giudici non possono comandare, non sono stati designati dal popolo per esercitare la funzione del comando, non possono quindi creare degli obiettivi e devono controllare che le condizioni di vita del popolo siano rispettate: niente ladri, niente corruzioni eccetera.

Succede tuttavia che capi non adatti, interessati magari a proprî fini particolari, non sappiano decidere il da farsi e questo crei un vuoto di potere. Ma i vuoti di potere vengono sempre riempiti, magari da chi non dovrebbe farlo. Questo stato di cose (politici non adatti, che non sono capi) crea le premesse per l’abbandono della Costituzione. Inevitabilmente, questo significa che c’è qualcosa che non va: il popolo vuole condizioni di vita diverse da quelle presenti, questo perché vuole che la Costituzione sia rispettata oppure perché la Costituzione non va più bene.

Tre indizî fanno una certezza? La situazione attuale italiana, alla fine del 2019, sembra essere tale per cui la Costituzione attuale non viene applicata.

Indizio numero 1: (terzo comma Art. 116) L’Autonomia Regionale. A parte alcuni temi, come la tutela dell’ordine pubblico, non si può negare alle Regioni il diritto all’ autonomia. Questo comma fu introdotto nel 2001 e non è pensabile che, a partire dal Presidente della Repubblica in giù, tale autonomia venga negata alle regioni che la chiedono. È una violazione di un accordo, come se non si pagasse la bolletta della luce. I maggiori responsabili sono, oggi, proprio coloro che strombazzano ai quattro venti di essere i garanti della Costituzione. O si cambia la Costituzione o si deve consentire l’autonomia, come previsto dalla Carta Costituzionale stessa.

Indizio numero 2: (art 39). L’organizzazione sindacale è libera! Questo dicono i sindacati e lo accettano pure, per qualche motivo, i garanti della Costituzione, i quali NON impongono il rispetto del resto dell’articolo 39, il quale recita, chiarissimamente, che debbano esserci la seguenti caratteristiche, altrimenti i sindacati non esistono:

  • Registrazione presso uffici locali o centrali, secondo quando stabilito dalla legge.
  • La registrazione NON può essere effettuata se non viene presentato uno statuto sul regolamento interno del sindacato stesso, su base democratica.
  • Solo i sindacati registrati in base ai primi due punti hanno personalità giuridica.
  • In tal caso, avranno comunque un peso SOLO in base al numero degli iscritti e la loro funzione di rappresentanza sarà quindi determinata dal numero degli iscritti stessi.
  • Sempre che i punti precedenti siano soddisfatti, i contratti collettivi di lavoro avranno efficacia obbligatoria. Altrimenti, tali contratti collettivi sono carta straccia.Si tratta di punti concatenati e la mancanza del rispetto di uno solo di questi punti comporta l’inesistenza del sindacato di fronte alla legge. Ebbene: NON ESISTE, ATTUALMENTE, IN ITALIA, ALCUN SINDACATO! A parte che nessuno si è mai registrato, nessuno ha mai comunicato l’elenco degli iscritti. I maggiori responsabili sono coloro che strombazzano ai quattro venti di essere i garanti della Costituzione stessa. O si cambia la Costituzione o si devono annullare a tutti gli effetti le associazioni sindacali, come previsto dalla Carta Costituzionale. Il motivo prevalente, secondo chi scrive, è che nella situazione attuale non sappiamo non solo quanti siano iscritti al sindacato X, non sappiamo quanti siano iscritti al sindacato Y: non sappiamo nemmeno quali siano effettivamente i loro regolamenti interni. Inoltre, tale situazione non regolamentata fa sì che i dipendenti dei sedicenti sindacati (sé dicenti, lo dicono loro di esserlo, perché in realtà non rispettano l’articolo 39) possano non essere nemmeno in regola coi versamenti dei contributi. Una repubblica di frutta esotica. Chiaramente ci sono degli interessi occulti, nascosti al popolo, di gente disonesta che queste cose le sa perfettamente. Ma qualcuno, prima o poi, invece di starnazzare, dovrà riconoscere il proprio comportamento anti-costituzionale.

Indizio numero 3: (articolo 136) Quando la Corte Costituzionale dichiara l’illegittimità costituzionale di una norma di legge o di un atto avente forza di legge, la norma cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione”.

Viene dichiarata l’incostituzionalità del Trattato di Lisbona, del Fiscal Compact, del Trattato di Maastricht, del MES?

Automaticamente, le stesse smettono di avere efficacia dal giorno dopo. E invece… semplicemente, i politici hanno commesso il delitto di entrare nell’ Unione Europea e questo non poteva essere, perché è stata ceduta la sovranità. Ma i reati commessi dai politici sono ancora là e resteranno là. La cessione di sovranità è un reato contemplato dall’ articolo 96, il quale recita: “Il Presidente del Consiglio dei ministri e i ministri, anche se cessati dalla carica, sono sottoposti, per i reati commessi nell’ esercizio delle loro funzioni, alla giurisdizione ordinaria, previa autorizzazione del Senato della Repubblica o della Camera dei Deputati, secondo le norme stabilite con legge costituzionale”.

Prima o poi, saranno condannati.

E se prima c’era l’attenuante che la maggioranza del parlamento era tacitamente d’accordo, ora non è più così e i garanti della Costituzione NON possono non tenere conto della realtà, di cui parla l’articolo 88: “Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse.

Non può esercitare tale facoltà negli ultimi sei mesi del suo mandato, salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura.”

Per evitare ogni è qualsiasi discussione in proposito, riportiamo quanto scritto da http://opinione.it/editoriali/2019/12/18/cristofaro-sola_bilancio-finanziaria-maggioranza-articolo-88-costituzione-mattarella-scioglimento-camere-elezioni/ :

‘Quando, in agosto (2019, n.d.a.), Matteo Salvini ha aperto la crisi, Mattarella, piuttosto che aggrapparsi a soluzioni contro natura, benedicendo l’unione tra parti politiche che si erano scannate a suon d’insulti e di querele fino al giorno prima, Mattarella, dicevamo, avrebbe dovuto valutare con attenzione la posizione del Movimento Cinque Stelle. I grillini hanno totalmente sconfessato il programma elettorale col quale, il 4 marzo 2018, hanno vinto le elezioni, promuovendo un’azione di governo antitetica a quella promessa agli italiani. Il capo dello Stato, invece di preoccuparsi di dare all’Italia un Governo gradito alle cancellerie europee, avrebbe dovuto porsi la domanda capitale: i Cinque Stelle, se avessero gettato la maschera prima del voto per le politiche, avrebbero avuto uguale successo? In presenza della probatio diabolica, l’inquilino del Quirinale avrebbe dovuto restituire la parola al corpo elettorale.’

Pensiamo che questo commento sia sufficientemente chiaro. Sembra (eufemisticamente), tuttavia, che la sovranità non sia più completa e che sia stata ceduta (almeno in parte…) all’ Unione Europea, violando i diritti degli italiani. Ma c’è, contestualmente, la violazione del succitato articolo 96…

Le ‘Sardine’ si sono trovate abbandonate dai capi della sinistra, che hanno optato per i potentati europei. Le ‘Sardine’ aspirano ad una condizione di felicità ma non dispongono di un capo che le guidi, capo che eventualmente diverrà capro espiatorio. Tale fenomeno non è nuovo e lo abbiamo già visto, finita la guerra, nell’ Uomo Qualunque di Alberto Giannini (da cui il termine qualunquismo, qualunquista): erano gli orfani del PNF che poi, inevitabilmente, sono diventati un partito.

Non possiamo fare a meno di citare il comico Grillo, promotore e co-fondatore del Movimento 5 Stelle. Vista l’assoluta mancanza di coerenza del Movimento, che non ha più obiettivi e che pertanto, per restare nella perifrasi dei topo di cui sopra, non ha né topi da combattere né capi da promuovere, il Grillo stesso ha avuto modo di dire: “Sarebbe necessario che qualcuno avesse un’idea… “. I nostri lettori sono ora in grado di valutare tale frase, che equivale alla seguente: “Non sappiamo dove andare, tanto vale chiudere il movimento: peccato…”. Per restare nell’esempio dei topi, se non ci sono più topi non ci può essere nemmeno l’associazione per combattere i topi. Si vuole invece tenerla in vita ma ci vorrebbe un’idea…

Non è sufficiente dare del fascista all’ avversario, o dargli del comunista o dire ‘Bibbiano, Bibbiano’. Bisogna avere degli obiettivi da raggiungere. Questo (e vale anche per le ‘Sardine’) è l’unico cemento che tiene in piedi un gruppo di persone, per un obiettivo e non come condizione, che è quella sinora espressa dalle ‘Sardine’ stesse, così come per il blocco delle frontiere attuato dalla Lega, i cui esponenti sono stati accusati di fascismo. Ma dobbiamo metterci d’accordo, una volta per tutte, su cosa significhi la parola ‘fascista’. Tutte le definizioni trovate nei dizionari, nelle enciclopedie, parlano di violenza: fascista è pertanto chi usa la violenza.

Dire fascismo e dire violenza sono quindi sinonimi. Ora, le idee sono più chiare: la Lega è considerata fascista perché è violenta.

Dice il sinistroide che sa quello che dice (non quello che non sa ciò dice): Non basta, per essere definito fascista deve essere anche di destra. Si deduce che, se è di sinistra, la violenza è ammessa… invece noi pensiamo che se uno è violento (e pertanto fascista), può essere di destra, di sinistra o di centro, indifferentemente: sempre violento (e quindi fascista) deve essere considerato.

Il termine violenza, tuttavia, viene dal verbo violare: che vïola gli accordi, che vïola le leggi.

Chi ha violato la Costituzione? Costui è un fascista. Chi ha ceduto la sovranità all’Europa, senza modificare prima la Costituzione stessa e quindi senza averlo prima chiesto al popolo sovrano? Costui è parimenti un fascista. Nel caso dell’articolo 39, stanno violando la legge sia i sindacati sia i garanti della Costituzione che lo permettono. Costoro sono pertanto fascisti: hanno violato la legge.

Abituiamoci quindi a considerare fascista chi vïola leggi ed accordi, anche se (ed è ancor peggio) lo fa assumendo un comportamento ieratico, disinvolto e da probo viro.

Poi… sarà pianto e stridore di denti…

Matteo Renzi, interrogato sul fatto di aver contribuito a cedere sovranità, ha avuto l’ inaccortezza (o l’incoscienza? o la sfrontatezza dell’impunito?) di riconoscere apertamente: “Vero che non ho fatto l’interesse dell’Italia ma ho fatto l’interesse dell’Europa”. Ha violato la legge su cui aveva addirittura giurato, è fascista.

Per questo, Renzi pagherà. Non c’è una Costituzione che dice di fare quello che ci dice l’Europa. E Renzi, come altri che starnazzano, aveva giurato (giurato: ha ancora un senso? oppure è rimasta una vuota cerimonia?)  di rispettare la Costituzione. Pagheranno o, quanto meno, dovrebbero pagare.

Bibbiano è un fenomeno di violenza e quindi un atto commesso da fascisti. I varî mafiosi sono violenti e pertanto fascisti. Violenza (nel senso di mancato rispetto degli accordi) è anche fare una campagna elettorale e poi fare esattamente il contrario. Il bello è che, pertanto, il Movimento 5 Stelle è fascista e la riorganizzazione del Partito Fascista (leggi: l’uso della violenza) è proibita dalle disposizioni transitorie e finali della nostra Costituzione.

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