INTRODUZIONE

2009_01_05_201947
Falò della notte tra il 5 e il 6 gennaio, di tradizione celtica: si bruciano, in un fantoccio, le brutte cose dell’anno vecchio e dall’orientamento delle faville si possono trarre previsioni sul raccolto futuro.

Mi trovavo una sera con degli amici, quando abbiamo dato inizio ad una conversazione sui ricordi della nostre infanzie e delle nostre tradizioni. Mi riferisco alla parte bassa della vallata del Piave, per la precisione alla zona tra il Montello e l’Adriatico. Le tradizioni e le abitudini di questa zona sono abbastanza omogenee, anche se non perfettamente uguali tra un paese e l’altro. I dialetti stessi hanno tra loro delle leggerissime differenze. Chi scrive, in particolare, ha vissuto a Venezia oltre che in un paese della sinistra Piave: Ormelle, per la precisione.

Quella sera, in cui si parlava, erano presenti anche dei giovani sui trent’anni ed essi ascoltavano attentamente i nostri discorsi, che in tutto o in parte giungevano loro come inauditi: mi sono così reso conto che qualcosa poteva forse andare perso. Ho allora deciso di scrivere queste righe, dove nulla, assolutamente nulla è inventato, tranne ovviamente determinati nomi, per rispetto degli interessati.

                                                                                                                 Home>

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