Personaggi 2 [368]

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Due personaggi: foto del 1960 di Ernesto Giorgi ©

La nostra vita non è nient’altro che un elenco di categorie, all’interno delle quali ci sono solo personaggi che noi etichettiamo. Forse anche per dare un certo ordine alla nostra mente. Se per natura siamo tradizionalisti, vedremo la categoria delle donne libere dicendo: ‘Una volta c’era più serietà…’; se invece per natura siamo propensi al modernismo, vedremo la categoria delle donne libere dicendo:     

‘Una volta c’era più ipocrisia, si teneva tutto nascosto, si aveva più paura delle critiche… in realtà le donne oggi non sono meno serie di quelle di una volta…’

Si potrebbe discutere all’infinito su quale dei due atteggiamenti suddetti sia il più pertinente alla realtà. Dipende dalla formazione mentale.

Con un altro esempio, possiamo far notare che l’individualismo ha sempre identificato la società occidentale. Solo i popoli individualisti hanno un Storia con tanti personaggi illustri. E di solito sono occidentali perché come sappiamo, sono poco fatalisti e fanno dipendere molto dalla volontà. Per contro, i popoli con poca Storia (individuale) hanno la tendenza a recepire il collettivismo in forma più marcata. Ovviamente, gli orientali sono molto più fatalisti degli occidentali. Le categorie create dalle menti umane risentono anche di questo.

Inoltre, le categorie create da un uomo occidentale, basate sulle persone che conosce, comprenderanno quasi esclusivamente gente che crede in sé stessa e che del destino non parla quasi mai. Questo si riflette anche sulla tendenza di destra o di sinistra. Mentre una persona di sinistra tende a dividere i capi dai padroni e a farne due categorie, la persona di destra tende a riunire le due categorie in una sola. Solo da questo si potrebbe distinguere una persona di destra da una di sinistra.

Con questo, stiamo dicendo che le categorie concepite dipendono, oltre che dall’ambiente extra familiare, anche dall’educazione ricevuta in famiglia. Una volta create le categorie, l’osservazione della loro validità o meno tenderà ad influenzare, in un giro vizioso, il modo di pensare del singolo.

Ad esempio, se mi ero fatto l’idea (o mi avevano insegnato) che le banche potessero rubare e pertanto avevo dato un giudizio sull’economia, il fatto che una banca rubi veramente darà conferma ai miei giudizi. L’economia, quindi, giudicata in un certo modo in base alle categorie che uno ha in mente, ha una sua influenza nel cambiare le categorie stesse.

Se invece, dopo che mi avessero insegnato che le banche rubano, mi accorgessi che una banca non ruba, penserei che si tratta di un’eccezione alla regola che mi è stata insegnata. C’è gente che prima di sposarsi ci pensa su cinquemila volte, forse per qualche insegnamento ricevuto. Bisognerebbe buttare via tutti gli insegnamenti sbagliati e sostituirli… ma come distinguere dal mio interno mentale quelli sbagliati (e da buttare) da quelli giusti (e da tenere)?

Eppure, osservando bene delle fotografie di posa e non istantanee, dove cioè uno assume l’atteggiamento adatto a sé stesso, si possono scoprire parecchie cose, soprattutto se si ha una certa conoscenza della persona fotografata.

Nelle mie peripezie fotografiche, conoscevo una contadina di Ormelle che non voleva essere fotografata perché “te ła fotografìa vègne fòra sémpro catìva” [nella foto riesco sempre con un’espressione cattiva] e non voleva aggiungere altro. Forse era lei ad essere convinta di essere cattiva.

Ci sono personaggi che non dicono mai la verità, per una forma di pudore o di protagonismo: si sentono protetti dalle bugie. Approfittano delle occasioni di colloquio per raccontare a sé stessi e agli altri una versione della loro personalità, ma non i loro veri comportamenti.

C’era un commerciante di automobili usate, noto per la sua spregiudicatezza quasi disonesta, il quale diceva, forse per parlare a sé stesso: “Bisognarìe imparàr dai nòstri vèci: par trovàrse bén, bisognarìe ésser onésti...” [Bisognerebbe imparare dai nostri vecchi: per trovarsi bene, bisognerebbe essere onesti]. Quel ‘bisognerebbe’ suonava, all’orecchio dell’attento ascoltatore, più che altro come una confessione.

In politica, non sono pochi gli esempi.

Notoriamente, per ‘rottamare’ tutti i politici o quasi, bisognerebbe provenire dalla categoria dei ‘non politici’ ma, se così fosse, il ‘rottamatore’ non avrebbe fatto carriera in politica perché sarebbe stato un pesce fuori dall’acqua.

Quindi, il ‘rottamatore’ appartiene per forza alla categoria dei politicanti, inevitabilmente: quelli cioè da rottamare.

Senza narrare episodi raccontati magari altrove, una persona (sedicente?) onesta che si affacci alla politica, in cinque minuti capisce che nell’ambiente politico ‘tìra ària póco de sèsto’ [tira un’aria poco per la quale] e se ne va.

Un’altra categoria di personaggi sono quelli che ad ogni piè sospinto dicono “Se mi fùsse el Governatór de ła Bànca d’Itàlia…” [Se io fossi il Governatore della Banca d’Italia] o altre panzane del genere. Ebbene, se tu fossi costui, saresti arrivato là perché ragioneresti come lui o non troppo diversamente.

Mi ricordo a Cortina, in una casa dove soggiornavo, un quadretto appeso alla parete, che recitava:

“Se io fossi, se potessi, se volessi… erano tre fessi che giravano il mondo.”

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