Scarpe nuove [129]

scarpeAnche per i bambini: Nani (al secolo, Giovanni) abitava in un paesino della sinistra Piave ed era un tipo un po’ distratto, di poche chiacchiere, non dava molta importanza a quello che gli veniva detto e nemmeno s’interessava degli affari degli altri.

La sua massima di vita eraPar mi: pì de mi, ‘chìo che pól savér?  nessùni… pròpio nessùni… e cheàltri a mi no i me intarèssa… che i se rànge… de fàto ‘nca mi me rànge…”

[Per quello che riguarda me: più di me, chi può sapere? Nessuno, proprio nessuno… e gli altri a me non interessano… che si arrangino… infatti anch’io mi arrangio…]

Insomma, non credeva assolutamente ai consigli che gli venivano dati e tanto meno si preoccupava di dare consigli agli altri.

Aveva un trattore ma non aveva molta terra, per cui lavorava in giro nei pasi vicini, a dissodare terreni degli altri. Quando gli chiedevano consigli sul da farsi, su cosa seminare, su cosa facessero gli altri, rispondeva: “Mi son qua par far quel che i me dìse: co son sentà sul tratór no son tel pùlpito…” [Sono qua per fare quello che mi si dice: quando sono seduto sul trattore non sono in un pulpito (per dare suggerimenti)].

Alla lunga, Nani che non s’impicciava mai degli affari degli altri, non dispiaceva e lavorava anche più dei suoi concorrenti.

Un giorno era stato invitato ad un matrimonio e voleva ben figurare.

Si recò ad Oderzo, nel rinomato negozio di calzature … omissis … per comperarsi un bel paio di scarpe nuove. Entra nel negozio e saluta.

Nani: “No vùi gnànca un consìlio, voràe quéłe scàrpe nère da òn fòra là, in vetrìna, quéłe co łe spighéte: bisognarìe che provésse el 43 e ànca el 44. Gràθie.” [Non voglio nemmeno un consiglio, vorrei quelle scarpe nere da uomo fuori la, in vetrina, quelle con i lacci: dovrei provare il 43 e anche il 44. Grazie.]

Arriva la commessa con le scarpe e fa il cenno di aiutarlo a provare ma Nani la blocca con un gesto cortese ma deciso, afferrando il calzante che tiene in mano la ragazza:

Gràθie, siurìna ma me rànge mi, se no ghe dispiàse.” [Grazie, signorina ma mi arrangio io, se non le dispiace.]

Nani prova la scarpa destra, la quale assolutamente non va su: il piede è quasi tutto fuori perché Nani non ha sollevato verso l’alto la linguetta della calzatura. La linguetta è ancora appoggiata sul fondo e così impedisce al piede d’entrare nella scarpa.

Nani: “Ma che nùmero èo… no ła va… no ła va pròpio…” [Ma che numero è… non va… non va proprio…]

Poi Nani si accorge che il negoziante, in un angolo, ride…

Nani, indispettito, chiede cosa ci sia da ridere e se vogliano vendere un paio di scarpe o no.

Negoziante: “ Certo che vogliamo vendere ma siccome lei non vuole consigli, io sono stato zitto…”

Nani, a denti stretti: “E ‘lora… el me dìsi…”  [E allora mi dica]

Negoziante: “Per provare la scarpa e infilare il piede, bisogna tirar fuori la linguetta…”

Nani apre la bocca, tira fuori una linguaccia orribile e contemporaneamente cerca di parlare:

No… va… su… gnà…ca… in… sté… ss…

[Non va su neanche lo stesso…]

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