Proprio per questo [401]

cicerone
Marco Tullio Cicerone (106 a.C., 43 a.C.) prototipo dell’avvocato e del politico.

Era nato per fare politica. Chiamiamolo X. Potevate dirgli qualunque cosa, dirgli che aveva sbagliato, dirgli, ad esempio, che la sua frase pronunciata come previsione nel corso dell’ultimo simposio si era dimostrata fuori da ogni realtà, che sua moglie lo tradiva, che era stato visto in una casa di malaffare. La sua invariabile risposta era: “Ma è proprio per questo che…” e dal suo errore, dall’accusa ricevuta, dall’osservazione spietata, con una capacità dialettica degna di Cicerone ne veniva a capo, vincente.      

Una cosa impressionante e qualcuno di voi lo avrà conosciuto senz’altro. Era terrorizzato all’idea che qualcuno capisse che anche lui poteva sbagliare, come tutti gli esseri mortali. Il bello è che un poco alla volta, alla sua omniscienza, ha cominciato a credere anche lui.

Ad esempio, era stato attivo in un partito che, nonostante lui, si era dimostrato un fallimento. Ci aveva spiegato che proprio per il fallimento del partito era stato lieto di esservi presente, perché aveva subito varie ingiustizie e quindi aveva tratto in salvo dal fallimento, per tempo, varie persone che non meritavano di essere trascinate nell’abisso. E argomentava per una buona mezz’ora le sue ragioni. Ovviamente, era un non senso.

Come Machiavelli, sosteneva talvolta a spada tratta che la politica non può essere che immorale, perché in politica il fine giustifica i mezzi. Al che gli veniva detto, per scherzo ma non troppo: “Caro X, non è il fine ma la fine che dipende dai mezzi usati…” Rispondeva allora, spudoratamente, all’opposto della dichiarazione precedente: “Ovviamente, i mezzi non debbono essere in contrasto con il fine… l’uomo va sempre rispettato, i mezzi non lo possono ledere, è proprio per questo che mi sono espresso in tal maniera…”

Insomma, la tecnica era, quando si trovava in difficoltà, di creare una cortina fumogena che coinvolgeva tutto, facendo in modo che gli interlocutori fossero colti dal dubbio.

Se il discorso di qualcuno volava troppo in alto, verso i massimi sistemi, usciva con la frase: “Ma è proprio per questo che l’uomo della strada ha bisogno innanzitutto di cose concrete…”

Se invece il discorso di questo qualcuno era troppo concreto e pragmatico, diceva: “Ma è proprio per questo che ci vuole un poca di etica: non di solo pane vive l’uomo…”

Da questi discorsi, bisogna imparare che ci sono delle persone inavvicinabili.

Ci sono altre categorie di persone inavvicinabili: ad esempio, quelli che non ascoltano e parlano per sé. Semplicemente, non hanno il coraggio di parlare da soli e perciò fanno finta di parlare con un’altra persona.

Ve ne accorgete quando questo tizio, dopo aver parlato a lungo, vi fa una domanda ma non aspetta la risposta e prosegue per conto suo. Se vi può consolare, sono degli infelici che si sono creati una corazza difensiva e sono terrorizzati all’idea che una parola, una sola, possa far crollare il loro castello di niente.

 

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