Pensieri 12 [732]

Dante
L’immagine è un omaggio a Dante Alighieri (Firenze, 1265 – Ravenna, 1321). Padre della lingua italiana, è considerato il più grande poeta del mondo. Le sue poesie, soprattutto quelle scritte secondo i canoni del Dolce Stil Novo, sono deliziose.

Revisione del 23 maggio 2020 – Per problemi di lingua, non più corrente, ci troviamo nella condizione di modificare alcuni testi, se non nello spirito, nelle lettere. Ove possibile, i testi si lasciano invariati.

 

 

Umberto Saba (Trieste 1883 – Gorizia, 1957)

 

Fu definito ‘il creatore di sentenze’. Difficili da capire, abbiamo scelto le più semplici. La raccolta di sentenze principale va sotto il nome di ‘Scorciatoie e raccontini’. Lo stile è classicamente indoeuropeo. Trieste, sino a poco tempo prima, era nell’ impero austro-ungarico.

Dopo Napoleone, ogni uomo è un po’ di più, per il solo fatto che Napoleone è esistito. Dopo Auschwitz, invece…

Non esiste il caso; non esiste la famosa tegola sul capo. Esistono nessi – ed autodecisioni – che noi non sappiamo.

I fatti preesistono. Noi li scopriamo, vivendoli.

Goethe avrebbe detto ad Hitler: “Lascia stare gli ebrei. Trattati bene, portano prosperità; male, sfortuna”.

Shakespeare farebbe dire a un suo personaggio, nello scenario di Piazzale Loreto: “Qualcuno, in questi anni e in Italia, doveva recitare la sua parte (di Mussolini N.d.A.). Il destino – né poteva altrimenti – l’affidava a lui.

Strategia. Hitler non ebbe il coraggio di aggredire, a fondo, con tutte le sue forze, l’Inghilterra. Se a questa aggressione si fosse preparato dal giorno in cui andò al potere; e se, scoppiata la guerra, avesse attaccata subito (prima ancora della Francia e prima ancora della Polonia) l’Inghilterra, forse avrebbe, per altri dieci anni, vinta la partita. Ma – alti, biondi, con gli occhi azzurri – gli inglesi erano il suo ideale. Dubitò, indugiò, si sviò… perdette la guerra.

I ragazzi, per non fare come le ragazze, si danno i pugni per non accarezzarsi.

Una lacrima. Come possono gli inglesi aver pensato – e pensare ancora – ad un pericolo comunista in Italia? non hanno gli occhi per vedere che l’Italia è il paradiso dei reazionari? l’Italia – direbbe Shakespeare – è una rosa troppo bella, troppo profumata, per accogliere nel suo grembo il verme più ripugnante. 

[Nella mia casa] ogni giorno si apre una finestra. Entra una luce cruda, aggressiva. Sorprende delle cose, venerabili, in atteggiamenti sospetti.

Non leggevo Leopardi da anni. Ho ripreso un suo libro e l’ho portato con me in un bar. Non c’era luce: avrei potuto pregare il cameriere di accenderla ma… ad un tavolo, in fondo, erano seduti due amanti, che avevano per sé – bene prezioso – l’ombra. Ho rimesso il libro in tasca e credo veramente che non vi leggerò più.

I pazzi e i delinquenti hanno dei rifugi: prigioni, manicomi… altri ancora. Verrà il  giorno nel quale si toglierà loro, con un atto ardito, il beneficio di un tetto sicuro?

Gli artisti non vanno presi troppo sul serio. Sono tutti – Dante compreso – bambini in castigo.

ψ

 

Massimo Bontempelli      (Como 1878 – Roma 1960)

Intellettuale tra i più noti e controversi del proprio tempo, è poeta, romanziere, drammaturgo (intimo di Pirandello), saggista di letteratura, musica, arte, architettura. Stende inoltre gli aforismi Il bianco e il nero, ‘dizionario di idee varie’. I brani sono tratti da questa opera incompiuta, scritta negli anni ’50.

 

L’amore, quando si fa universale, diventa disfattismo.

Puoi difenderti dalle madri cattive ma dalle buone non c’è rimedio.

Bibbia. Ricordarla dove ha detto: “Dio abbandonò il mondo alle discussioni”.

Qualcuno mi sa spiegare perché si offre all’ ospite del vino, del tè, del cognac; e soltanto quando si tratta di caffè gli se ne dà una tazza e non di più? Avete mai veduto versare a uno un bicchiere di vino e poi portar via la bottiglia? Una tazza di tè e portar via la teiera? Perfino con i liquori si è più generosi.

Alcuni servono il caffè già zuccherato: sono degli esseri, a dir poco, ignobili. Ma tra costoro esiste una sottospecie che è scesa ancora un gradino più giù nella ignobilità. Ve lo servono già zuccherato e se voi avete il coraggio di osservare timidamente: “Io, veramente, lo prendo amaro”, sapete cosa dicono, invece di sprofondarsi nel terreno per la vergogna, o per lo meno correre a prenderne un altro? vi dicono: “Oh, non è ancora rimescolato, basta che non lo rimescoli”. In questo modo, nasce la misantropia.

La libertà non può essere “concessa” ad un popolo: è quel popolo che se la deve conquistare. Tutte le volte che un regime è venuto a noia, c’è stato chi pensava che il regime, per salvarsi, avrebbe dovuto concedere “qualche cosa” all’ opinione pubblica; il che non è mai accaduto ne mai accadrà. Un regime che viene a noia ha già finito la sua esistenza, non vive più che d’inerzia, di nutrimenti in iscatola; anche se sbraita, si trascina tra l’aspettazione generale di una convulsione (rivoluzione o guerra) che lo faccia finire. Ma è naturale ad ogni regime non pensare mai ad una fine e non ammettere altro che continuatori. Di sopravvivere indefinitamente: pensiero ridicolo anche se naturale.

 

L’idea liberale ha due uffici:

Primo – mantenere controlli che tengano diviso e allo stesso tempo compatto il sistema politico, come ha fatto l’Impero Romano per 11 secoli e la Repubblica di Venezia per 9 secoli.

Secondo – favorire la libertà quotidiana comprendendo in essa la libertà di pensiero (che si esprime con la parola) e la diffusione di questo pensiero (che si esprime con la stampa, con le riunioni eccetera).

 

Uno non sa mai se il presente sia per lui la fine d’un passato o il principio d’un futuro: una conclusione o un antefatto.

 

 

 

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