Nel nome del Padre [878]

NelNomeDelPadreRevisione del testo: 08 maggio 2021 14:30 – Revisione delle immagini: 07 maggio 2021 – I cattolici, facendosi il segno della Croce, pongono il Figlio sulla spalla sinistra, mentre gli ortodossi pongono il Figlio sulla spalla destra. Dato che è stato ripetuto nelle Scritture che il Figlio siede alla destra del Padre, il modo di farsi il segno della Croce degli ortodossi sembra il più corretto.

La Trinità (trimurti presso gli indù) richiama il numero tre, usatissimo dagli indoeuropei, come da noi scritto molte volte, precedentemente. Abbiamo detto anche delle bandiere, della triarticolazione indoeuropea (suddivisione della vita sociale tra economia, politica e religione), la quale è un tentativo di classificare la realtà che ci circonda.

Per approfondire, cominciamo dal Padre. Il Padre è (come Lui stesso dice: Io sono Colui che Sono) la Legge, la Creazione e potrebbe essere la Distruzione. Il Padre è la terra, il mare, il cielo, tutto ciò che è e non diviene, che è sempre stato. Il Padre è il mito profondo. I miti, di cui parla il greco Esiodo, sono delle cose mai accadute e tuttavia sempre esistite nelle menti umane. Il Padre, indipendentemente dal fatto di avere fede o meno, è dentro di noi come simbolo rappresentativo di quel Qualcosa che ha creato tutto ciò che è stato creato. Questi concetti sono presso il Padre ma sono anche il Padre. Il Padre, nell’intimo dell’uomo, ha dovuto creare gli uomini per sentirsi completo ed è quindi, se possiamo dire, propenso a proteggere il creato come ogni artista tende a proteggere la propria opera. Solo proteggendo la propria opera si sentirà completo. Tanti sono i nomi che gli indoeuropei hanno dato a questo concetto, come Brahma, Odino e così via. Mentre il Dio dei semiti (Jahweh per gli ebrei, Hallah per gli islamici) è uno ed uno solo, gli indoeuropei tendono ad avere l’immagine triarticolata anche nella rappresentazione del loro Dio. Ma l’uomo non può accontentarsi di ciò che è. L’uomo ha bisogno di uno scopo, di una finalizzazione per dare una ragione alla sua vita. Questo concetto è l’emanazione del Padre che si chiama Figlio, il Costruttore. Oltre a ciò che ha fatto il Padre, il Figlio, fatto uomo, è il simbolo del Costruttore, protegge chi fa, chi costruisce, chi abbellisce l’opera del Padre. Viene chiamato dagli indiani (indoeuropei…) col nome di Visnu.

Una volta creato il Creato, il Padre promana il Figlio che in realtà siamo noi, per ottenere una costruzione incessante, un miglioramento continuo della vita. Questi, ovviamente,   sono modelli, ovvero miti sempre esistiti, cose che si trovano nella mente di tutti. Il Padre aveva messo Adamo nell’Eden ma fu un errore, perché Adamo non aveva altro scopo che quello di glorificare il Padre. Ma il Padre non poteva fare un errore del genere e si disse che l’errore lo fece Eva, influenzata dal serpente. Fu così che Adamo ed Eva divennero costruttori: Eva della progenie (partorirai…) ed Adamo della vita quotidiana da guadagnarsi col sudore della fronte. Sono sempre miti che concorrono a formare l’ulteriore mito dell’Età dell’Oro, un tempo molto diffuso (dall’Età dell’Oro in poi, l’umanità sta peggiorando). Il Figlio è  quindi la rappresentazione dell’uomo, della pastorizia, delle attività agricole, primamente non accettate perché distruggevano la pastorizia (Caino assassina Abele), la rappresentazione dell’artigianato, dei commerci. Il Costruttore rappresenta il protettore di tutto ciò che fa l’uomo per interagire col mondo statico creato dal Padre. L’uomo, quindi, grazie alla protezione del Figlio, emanazione del Padre, intraprende, si adopera, ha la sua famiglia.

Bene… c’è, tuttavia, la necessità di un Guerriero Distruttore… chiamiamolo   Siva o Marte o Thor o Spirito Santo: altra emanazione del Padre. Si tratta di un generale militare vero e proprio (naturalmente, un altro mito),  il quale ha due compiti:

Su ordine del Padre, deve distruggere ciò che il Padre considera sbagliato e quindi deve sapere cosa ci sia da distruggere.

Proteggere dalla distruzione ciò che è giusto e che, pertanto, non deve essere distrutto.

In entrambi i casi, si presuppone che esista un Male, più o meno conosciuto, di cui l’uomo è più o meno conscio.

Le conclusioni che si traggono da questa triplice struttura sono molto interessanti: ora ne parleremo.

Il compito del Costruttore è complesso e difficilissimo. La chiesa cattedrale della Sacrada Familia di Barcellona s’iniziò nel 1882 ad opera del catalano Antoni Gaudi e si pensa che sarà completata nel 2026. Per costruirla… ma per distruggerla basterebbero cinque minuti…

Il Distruttore (lo Spirito Santo) non riceve certo l’ordine di distruggere una chiesa ma ha ricevuto l’ordine di distruggere l’Eden, la Torre di Babele, Sodoma e Gomorra, di inviare il Diluvio distruttore salvando Noè…

Alcuni uomini, capaci, si mettono a disposizione del Figlio e costruiscono, altri, questa volta incapaci, cercano di fare come lo Spirito Santo ma, sciaguratamente, per distruggere qualcosa che non andrebbe distrutto: non avendo altra spiegazione per la loro opera distruttrice, piuttosto che riconoscere la loro incapacità di costruire, s’inventano delle storie per spiegare che loro sono stati chiamati a distruggere, così come farebbe un vindice Spirito Santo se fosse vero ciò che loro sostengono. Costoro s’inventano quindi delle teorie contraddittorie per giustificare le loro distruzioni, che dipendono invece esclusivamente dalla loro incapacità di costruire.

Una spiegazione del genere ci soccorre per il fenomeno recente del Marxismo. Vediamo:

Dobbiamo distinguere tra obiettivi e condizioni di vita. Nulla si può fare se non c’è un obiettivo. Una unione sociale di intenti ha motivo di essere se c’è un obiettivo.

Ad esempio, i topi hanno invaso il quartiere X. Gli abitanti fanno una associazione per la distruzione dei topi. Fanno collette, trappole e così via. Una volta sterminati tutti i topi, l’obiettivo è stato raggiunto e, al massimo, si controllerà che non arrivino nuovamente i topi ma ci sarà un preposto, al massimo due, per controllare la situazione in divenire. Non si può prorogare l’associazione cercando qualche altro obiettivo.

Marx non ha mai indicato altri obiettivi che quello di distruggere il capitalismo. Solo distruggere. Nello Stato X, una volta distrutto il capitalismo, i marxisti vanno al potere tramite legittime elezioni ma… cosa fanno? non hanno altri obiettivi e quindi dovrebbero farsi da parte e controllare semplicemente che non ritorni il capitalismo. Dato che i marxisti sono capaci solamente di distruggere, ora che il capitalismo non c’è più, non c’è più niente da distruggere. Consci della loro situazione, non vogliono mollare l’osso e cercano affannosamente cos’altro si possa distruggere: distruggere la famiglia… la Chiesa… i costumi… proporre cose aberranti al di fuori dell’ordine naturale… protestare, difendere a spada tratta la parità uomo-donna e contemporaneamente difendere a spada tratta l’islamismo, dove l’uomo privilegiato non è sicuramente al pari con le molteplici donne che può sposare… si crea così una popolazione di distruttori di qualunque cosa.

Quando, finita la guerra, Adriano Olivetti chiamò i sindacalisti, disse loro:  “Avevate ragione: d’ora in poi, se accettate, io terrò il 50% della Olivetti e vi regalo l’altro 50%, dirigeremo assieme.” Ebbene! Udite! I sindacati hanno rifiutato! Una volta arrivati nella stanza dei bottoni, non avrebbero più saputo che pesci pigliare!

Gente fatta per distruggere. Comunque, si trovano sempre delle incoerenze in questa gente che grida e non costruisce. Chi costruisce avrebbe sempre potuto fare meglio e colui che non fa niente ha sempre buon gioco con le critiche.

Un tempo, i marxisti rappresentavano la classe operaia e gli operai, in buona fede, ci  credevano. Ma ora, i marxisti non sanno cosa fare… la classe operaia si sente abbandonata ed i marxisti sono diventati neo-ricchi, radical chic…

A quando un partito che distruggerà i neo-ricchi? i radical-chic?

Questo nuovo partito, tuttavia, dovrebbe avere qualcosa di più del solo distruggere: dovrebbe avere in cantiere qualche nuova costruzione o per lo meno ripristinare la meritocrazia. Il generale non può essere uno qualunque, deve sapere tante cose, tante… ma se siamo tutti uguali, come possiamo essere differenti nelle votazioni scolastiche?

Ricordo, quando  frequentavo Ca’ Foscari, che s’era istituito il voto collettivo. Una vera follia… uno fa l’esame e tutti vengono promossi. Io, che, senza falsa modestia, ero bravino, mi sono sentito proporre di fare l’esame… ho rifiutato con la seguente argomentazione: “Perché io? dato che siamo tutti uguali, estraiamo a sorte chi sosterrà l’esame…”

Risposta: “No… tu sei più bravo…”

Controrisposta: “Allora, se sono più bravo, il mio voto me lo sono costruito io… e me lo tengo io…”

Mi sono fatto, naturalmente, dei nemici. Ma era gente che comunque, più o meno consapevolmente (il che è ancora peggio), aveva iniziato a distruggere la scuola, come dopo, comunque, successe.

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