Angela e il fumo che uccide. [69]

ViaGaribaldi
Il rio interrato nel 1807 che costituisce l’attuale Via Garibaldi.

A Venezia città esistono due Vie: “Quéa dei sióri e quéa dei poaréti”. [Quella dei ricchi e quella dei poveri.]

Tutte le altre sono calli, fondamente (strade lungo un rio), rughe (calli lunghissime e strette), calli larghe (Calle larga San Marco), calli delle arti (Spadarìa dove si facevano le spade, Frezzerìa dove si facevano le frecce), diversi rio terà [rii interrati]. C’è poi una Strada Nova che va da Campo Santi Apostoli a Santa Lucia.

La via dei ricchi è la Via XXII Marzo, vicino al Campo San Moisé, dove si trova, oltre alla chiesa barocca omonima, l’albergo Bauer. In Via XXII Marzo ha la sua sede la Banca d’Italia e immediatamente vicino c’è anche la Borsa Valori di Venezia. Il tutto a tre o quattro minuti di cammino dalla Piazza (San Marco).

La via dei poveri è invece la Via Garibaldi, che si apre perpendicolarmente alla Riva dei Sette Martiri, alla fine della Riva degli Schiavoni: prosegue larga e lunga sino ai Giardini Pubblici, dove talvolta, recentemente, è stata ospitata anche la Biennale d’Arte. Costruita nel 1807 assieme ai Giardini Pubblici, è in realtà un rìo tera, rio che correva tra due fondamente. Si trattava della parte più popolare del sestiere di Castello e la decisione fu presa, sotto Napoleone, particolarmente pensando ai Giardini, per dare un tono di maggior civiltà alla zona stessa. Con l’occasione si abbatterono varie chiese e varî conventi. Tutte le callette che davano sul rio, tuttavia, sono rimaste immutate ed ora danno sulla Via Garibaldi.

Subito dopo la Seconda Guerra Mondiale la via non era raccomandabile per farvi una passeggiata.

ViaGaribaldi2
Una delle vecchie calli trasversali a Via Garibaldi, esistenti da secoli.

Era praticamente come un angiporto, popolato da molta gente che viveva di espedienti.

A Venezia, per dire che un negozio non prosperava, si diceva: “Come ch’el fùsse in Via Garibaldi.” [Come se fosse in Via Garibaldi]

Nelle abitazioni c’erano parecchie vedove di militari morti nella seconda guerra mondiale, soprattutto in Marina.

Lungo la via, comparivano improvvisamente dei banchetti piccolissimi, con le gambe a cavalletto, dove donne anziane o mamme con bambini piccolissimi in braccio vendevano sigarette di contrabbando. Era gente che doveva mangiare (anche loro…) e si dice che la Guardia di Finanza, quando arrivava, facesse il maggior trambusto possibile per far sì che queste donne, avvisate dal rumore, tornassero nelle loro calli e nelle loro abitazioni, onde evitare conseguenze che comunque sarebbero risultate insostenibili.  Non ricordo di aver mai visto, in Via Garibaldi, uomini che vendessero sigarette di contrabbando.

Una figura caratteristica era ła Zànze, ła dotoréssa. [Angela, la dottoressa].

Ad esempio, gli avventori dicevano tra di loro: “Gò comprà łe sigaréte dała dotorésa…” [Ho comperato le sigarette dalla dottoressa…]

Era costei una donna anziana, matronale, piena di argenti, orecchini, collane, anelli, spille. Aveva un banchetto abbastanza grande, comunque rapidamente pieghevole e trasportabile in caso di visite autoritarie sgradite.

Chiunque andasse da lei a comperare le sigarette, si sentiva dire: “Vàrda, ti podarìssi ésar me fìo: no sta compràr ste porcarìe che te rovina la sałùte. Mi, me tòca vèndarle parché gò a càsa i tàti picenìni, che no ti crèdi… se ti łe vòl proprio, mi te łe dàgo…”. [Guarda, potresti essere mio figlio: non comperare queste porcherie che ti rovinano la salute. Io le devo vendere perché ho a casa i bambini piccoli, che alle volte tu non mi giudichi male… ma se le vuoi proprio, io te le vendo.]

Al che l’avventore, per esempio, rispondeva: “Zànze, sò vignùo fin qua ‘pòsta… ma gràssie del consìlio…” [Angela, sono venuto fin qua apposta… comunque grazie del consiglio…] e si comperava le sigarette. Il tutto acquistava comunque un clima di rispetto reciproco, come di collaborazione tra esperti di medicina…

Per questo motivo veniva chiamata la dottoressa: lei si preoccupava della salute di chi comperava, non si limitava a vendere veleno e lo faceva comunque per necessità. Aveva moltissimi clienti che amavano sentirsi ricordare, con un certo pudore e quasi per ottenere una catarsi, che il fumo fa male.

Ho riflettuto spesso sul fatto che Angela in pratica ha anticipato di mezzo secolo il Monopolio di Stato: “Se volete le sigarette, comperatele pure, ma sappiate che il fumo uccide.”

Mentre ła Zànze (a suo dire) aveva bisogno dei soldi per sfamare i suoi nipotini, forse il Monopolio impiega il ricavato per scopi non sempre altrettanto nobili o così almeno mi piace pensare, per una istintiva  simpatia verso ła Zànze, ła dotoréssa.

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