Balilla [102]

balilla
Balilla coi polli dipinti, Lamborghini e Nuova Fiat 500.

Anche questa è per i bambini e la prima parte, quella della Balilla, è vera. La parte finale è invece una storia inventata.

Il giovane conte XXX era un tipo che amava gli scherzi. Un giorno, con un suo amico ingegnere meccanico decisero di fare uno scherzo, che è andato anche sui quotidiani. Comperarono una vecchia Fiat Balilla pick-up cioè col cassone da autocarro per di dietro. Sul cassone misero degli scatolotti di cartone, con appiccicate delle fotografie di galline in gabbia. Il risultato era incredibilmente verosimile: sembrava un vecchissimo camioncino carico di gabbie di polli. Ma non finisce qui. Dato che i quattrini non erano un problema, si sono comprati un motore Maserati enorme, usato e l’ingegnere meccanico ci ha lavorato su per sei mesi nel tempo libero: alla fine il motore Maserati era installato nel cofano della Balilla. Fu necessario modificare parecchia meccanica, come freni, cerchioni e pneumatici. Alla fine, il mostro con le foto dei polli raggiungeva quasi i 195 chilometri l’ora. 

Fin qua la storia vera, che dopo un anno finì col sequestro del veicolo da parte della polizia: le contestazioni erano una sfilza impressionante, le più gravi delle quali erano attentato all’incolumità pubblica e veicolo non autorizzato alla circolazione, senza contare tutte le altre, come pneumatici non collaudati, frecce non sufficientemente visibili, cinture di sicurezza non idonee e inventatevi qualunque contravvenzione: c’era anche quella. Insomma fra multe e ammende la cifra da pagare era superiore al valore della Balilla col motore Maserati.

Prima delle contravvenzioni, si narra che… (non si garantisce l’autenticità di questa parte di storia):

Si narra che, vicino all’ingresso dell’autostrada di Treviso Nord ci fosse un cinquino del 1957 (Nuova Fiat 500) in panne: rimaneva in folle e le marce non ingranavano più. Si ferma una meravigliosa Lamborghini verde il cui pilota, aperto il finestrino, si rivolge al proprietario del cinquino e dice, ironicamente: “Scométe ch’el gavarìe bisògno de ‘na man…” [Scommetto che avrebbe bisogno di una mano]

Eh, l’ha da vérse spacà el càmbio, la rèsta sémpro in fółe…” [Eh, deve essersi rotto il cambio, rimane sempre in folle…]

Se la rèsta sémpro in fółe, se pòl tiràrla fìn dal prìmo mecànico…[Se resta sempre in folle, si può trainarla fin dal primo meccanico…]

Magàri fùsse vèro, ma mi no ho gnànca ‘na còrda.[Magari fosse vero, ma io non ho neanche una corda]

Quello della Lamborghini tira fuori un cavo in acciaio da traino blu, super super, che chiudeva l’aggancio da solo e con tutte le precauzioni, come rinforzi in cuoio per non rovinare le carrozzerie, con la bandiera rossa di pericolo: il cavo forse costava più del cinquino.

Il cavo viene agganciato ad un occhio apposito sul retro della Lamborghini e sul paraurti anteriore del cinquino.

Quello della Lamborghini dice: “Mi el pòrte fin dal mecànico. Se ghe pàr che córe màssa, bàsta un còlpo de ‘pi-pit’ e mi capìsse. Pal ‘pi-pit’, baterìa ghe n’ha da èsser: ndéne?” [Io la traino fin dal meccanico. Se le sembra che io corra troppo, basta un colpo di clacson ed io capisco. Per il clacson, batteria ce ne dovrebbe essere: andiamo?]

“‘Ndén pùra… el me fàe el piaθér de ‘nàr piàn…mi ghe vègne drìo: ànca parché son ligà…” [Andiamo pure… mi faccia il piacere di andare piano…io le vengo dietro: anche perché sono legato…]

La Lamborghini si mette in moto con un rombo spaventoso e procede lentamente: il cinquino è legato e non può che procedere alla stessa velocità.

Vanno sì e no a trenta all’ora, quando li raggiunge la famosa Fiat Balilla 508 Autocarro, tre marce, originariamente 998 di cilindrata, ora con motore Maserati 5600 otto cilindri, sei marce, coi pollastri dipinti sul cassone. Il conte XXX, quando vede la Lamborghini, frena e si affianca, poi ride di gusto divertito dalla scena, suona col clacson “Il ponte sul fiume Kway” (anche per questo prenderà una contravvenzione) e sgomma via, lasciando i segni sull’asfalto, con le gabbie dei polli dipinti che saltellano di qua e di là.

Quello della Lamborghini non aveva mai visto uno spettacolo del genere e, soprattutto, non aveva mai subito un’umiliazione del genere. Dato che la Balilla correva davvero in modo impressionante, si dimentica del cinquino e si lancia all’inseguimento.

Il giovane conte XXX, non appena si accorge di essere inseguito dalla Lamborghini, si sbellica dalle risa e si lancia verso il casello dell’autostrada, dove, una volta entrati, la sfida potrà essere più divertente: non si ferma al casello, spacca la sbarra del pedaggio e via, a tutta velocità: la Lamborghini sfreccia subito dopo, sotto gli occhi del casellante, il quale, stralunato, chiama la sua Centrale:

Son Gino de Treviso nord, son malà, son da ricòvero, vignìme ciòr, col 118… ho vìst… ho vìst… son da ricòvero…” [Sono Gino di Treviso nord, sono ammalato,  sono da ricovero, venite a prendermi, col 118… ho visto… ho visto… sono da ricovero…]

Dalla Centrale: “Gino, finìssea, pàrla ciàro! Sa àtu vìst…” [Gino, finiscila, parla chiaro! Cos’hai visto mai…]

L’è passà un scamiunθìn vècio cóme el cùco, ‘na Balìla, pièna de połàstri, la varà fàt trexénto l’óra, son sicùro, prègo Dio morìr, no la se ha gnànca fermà, la ha spacà fòra tùta la sbàra e via… dopo un bàter de òcio l’è pasà ‘na Lamborghìni verða che ła corèa ‘ncòra pì fòrte, ‘nca quéa la è pasàda sénθa fermàrse, son sicùro, prègo Dio morìr, suìto da drìo, quàsi petàda, ièra ‘na θinqueθénto tùta róta che ła sonèa de pièn parché ła vołéa passàr via ła Lamborghini… vignìme ciór… sòn małà…” [è passato un camioncino vecchio, vecchissimo, una Balilla, piena di polli, avrà fatto trecento all’ora, son sicuro, chiamo Dio a testimone, non s’è nemmeno fermata, ha rotto tutta la sbarra del pedaggio e via… dopo un batter d’occhio è passata una Lamborghini verde che correva ancora più forte, anche quella è passata senza fermarsi, son sicuro, chiamo Dio a testimone, subito dietro, quasi attaccata, c’era una cinquecento tutta rotta che suonava a tutto volume perché voleva sorpassare la Lamborghini… venìte a prendermi… sono malato…]

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