Senza computer [276]

computerPrima che ci fosse il computer, il computer non c’era. E dato che i francesi lo chiamano ordinateur [ordinatore] non è che prima non ci fosse ordine: c’era un ordine diverso.

Benché in italiano si chiamasse elaboratore elettronico, ora in italiano, in inglese e in tedesco si chiama computer (calcolatore). I francesi lo chiamano sempre ostinatamente ordinateur e gli spagnoli han pensato bene di metterlo al femminile e lo chiamano computadora, forse in omaggio alle segretarie degli uffici (in realtà, nella lingua spagnola si sottintende ‘macchina’).

Il primo computer commerciale (gli altri risalgono agli ultimi anni trenta, per uso essenzialmente militare) è stato un Univac statunitense, una roba con pochi K di memoria che occupava tre o quattro piani di un condominio. A me interessa parlarvi del primo computer da tavolo prodotto al mondo, il glorioso Olivetti Programma 101 (1964), che ho avuto l’onore di comperare. Per darvi un’idea, io lavoravo in banca e con lo stipendio avrei pagato il P101 con due anni di lavoro. Ho fatto rate per sei anni, però ero il primo (o uno dei primi) a possederlo, come una Ferrari. La memoria era un millesimo di quella di un cellulare odierno e consumava corrente come quasi due ferri da stiro.

Pesava 60 chili e dopo averlo acceso, bisognava resettare la macchina, il che richiedeva un brevissimo tempo: dai due ai tre minuti al massimo… per eseguire la moltiplicazione 2 x 3 si operava così:

  • Premere il tasto numero 2. Il 2 andava nel totalizzatore.
  • Premere freccia in su. Il 2 veniva copiato nel registro operativo.
  • Premere il tasto 3. Il 3 andava nel totalizzatore e cancellava il 2.
  • Premere il tasto ‘moltiplica’. La macchina moltiplicava il 2 del registro operativo per il 3 del totalizzatore e il prodotto 6 andava nel totalizzatore ma non si vedeva e il 3 andava perso.
  • Premendo il tasto uguale, sul rotolino di carta la macchina stampava il numero 6.
  • Si poteva premere prima il tasto ‘Stampa tutto’ e allora il tutto veniva stampato.
  • La scheda di memoria era esterna, 30 centimetri per 8, e raccoglieva i 4 k della memoria interna.
  • Quando si spegneva, si perdeva tutto quanto non copiato sulla scheda esterna.
  • Si programmavano le schede in linguaggio macchina.
  • Quando, dopo quattro anni è arrivato l’Assembler, ho portato una candela in chiesa.

Eppure, nonostante tutto, si poteva programmare e fare tutta una serie di calcoli statistici e matematici. Questo succedeva nel 1964: prima, c’era il nulla. C’erano tuttavia la carta e la penna.

Per ricordarsi le cose, si usavano dei trucchi.

Vi insegno (per chi non lo sa) un trucco della retorica. I rétori parlavano in Senato, nell’antica Roma, e non potevano andare in Senato con gli appunti: sarebbero servite loro delle carriole per portare le tavolette di cera o i rotoli di pergamena. Usavano dei trucchi per ricordarsi le cose. Se leggete attentamente, vi insegnerò a memorizzare un numero di oggetti imprecisato, diciamo trenta, e dirli poi, ad esempio:

  • Tutti gli oggetti pari.
  • Tutti gli oggetti pari in ordine inverso.
  • Lo stesso per i dispari.
  • Lo stesso per quelli divisibili per tre…
  • Eccetera.

Per semplicità, facciamo l’esempio con cinque oggetti. Per farlo, dobbiamo imparare a memoria cinque spazi e numerarli, ad esempio:

  1. Lo spazio davanti alla porta di casa, quella che si chiude ed apre con la chiave.
  2. Lo spazio interno, subito dopo la porta di casa.
  3. La prima stanza che trovate sulla sinistra, diciamo il soggiorno.
  4. La seconda stanza che trovate subito dopo, ad esempio il ripostiglio delle scarpe.
  5. La terza stanza che trovate subito dopo, ad esempio la cucina.

Esercitatevi bene, in modo che sia chiaro che il 5, ad esempio, corrisponde alla cucina e che alla cucina corrisponde il 5. Questo, per sempre. Potrete, un poco alla volta, arrivare sino a trenta oggetti, numerando anche altri locali, il vostro bar preferito, la vostra palestra e così via. Una volta che siate padroni assoluti della numerazione legata ai luoghi, fate scrivere a qualcuno i cinque oggetti dell’esempio su un foglio. Più strani sono e meglio sarà. Supponiamo:

  1. Gatto.
  2. Piatto di pastasciutta.
  3. Vigile urbano.
  4. Orologio.
  5. Scarpa.

Fate gli abbinamenti con delle scenette, più ridicole sono e meglio è:

  1. C’è un gatto che fa le fusa sulla porta di casa mentre infilate la chiave.
  2. Siccome è buio, appena aperta la porta incespicate su di un piatto di pastasciutta messo per terra per farvi un dispetto.
  3. In soggiorno c’è un vigile urbano seduto in poltrona che vi aspetta con una brutta multa.
  4. Qualche lazzarone ha preso tutti gli orologi di casa e li ha messi nel ripostiglio delle scarpe.
  5. In cucina, per cena, oggi c’è una bella scarpa lessa che bolle in pentola.

Rileggete il foglietto un paio di volte e restituitelo. Quando vi diranno ‘tre’, siccome il tre è il soggiorno, vi verrà in mente la scenetta del vigile con la multa e direte: “Vigile urbano!”.

Se vi diranno di elencare i numeri pari in senso inverso, cioè il quattro e il due, sarà uno scherzo rispondere ‘orologio’ e ‘piatto di pastasciutta’.

Già con quindici oggetti conquisterete gli applausi.

Adesso, col computer, ricordare le cose fa ridere.

Ad esempio, per le Alpi, si usava la mnemonica ‘Ma Con Gran Pena Le Reca Giù’. E alla domanda quali siano i nomi delle Alpi da occidente ad oriente si sapeva che:

  • Ma Marittime
  • Con Cozie
  • Gran Graie
  • Pena Pennine
  • Le Lepontine
  • ReCa Retiche e Carniche
  • Giu Gulie

Oppure, per i principali fiumi a sud del Po che si versano nell’Adriatico valeva ‘ReMe E TroPe, SaBiFò: O’ che risponde a Reno, Metauro, Esino, Tronto, Pescara, Sangro, Biferno, Fortóre, Òfanto.

Volevo dire che si escogitavano queste formulette per ricordare e ci si riuniva per sapere se qualcuno avesse inventato qualcosa: oggi, con Internétte…

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