Uomini [396]

uomini
Oderzo: uomini al lavoro. – 1962 – Ernesto Giorgi ©

Non esiste una verità delle cose: esistono uomini che dicono la loro verità su come percepiscono le cose. Tale verità nasce dai principi diversi di ogni singolo uomo.

Non ci sono, al mondo, due uomini che abbiano gli stessi, identici principi, per cui le verità non possono mai essere uguali.

Molte volte, cioè sempre, si parla con qualcuno di qualcosa (ad esempio di un’automobile) e si pensa che l’argomentazione corra lineare tra i due interlocutori ma uno dei due interlocutori la pensa, magari solo in qualche dettaglio, in modo diverso dall’altro. Eppure, a questo fatto non ci pensiamo mai: partiamo sempre con l’idea che tutti gli altri vedano le cose come le vediamo noi.

Ammesso che non reciti e che sia in buona fede, come può un politico, che ha accettato compromessi e molte altre cose del genere, avere gli stessi princìpi che si sono formati nella mente di un artigiano, il quale nemmeno sa cosa voglia dire accettare compromessi?

Non esiste la corruzione, esistono i corruttori e per ognuno di loro la corruzione ha una valenza, un significato, e sfaccettature diverse da quelle considerate da un altro corruttore.

Non esiste il reale in assoluto: ognuno dà al reale la valenza che più si avvicina alle sue teorie.

Ecco perché non può esistere la democrazia. Il politico non può avere gli stessi valori della maggioranza che lo elegge: egli è una minoranza di fatto e quindi, nella migliore delle ipotesi, egli è avulso dai sentimenti e dalle profonde aspirazioni del popolo che lo ha eletto. D’altronde, il popolo non ha mai chiesto di votare.

Nel 1870, per compensare in un certo modo i tedeschi morti in battaglia, Otto von Bismarck ebbe un’idea geniale e fece votare il popolo per far credere, in previsione di altre guerre, che lo stesso contasse qualcosa ma sono innumerevoli le frasi di Bismarck dove schernisce la gente che vota: “Ci mancherebbe che i loro voti contassero qualcosa.”

Al popolo hanno fatto vedere che ha diritto al voto. Ma per che cosa? Ammesso che la maggioranza del popolo decida in un certo modo, chi ci può dire che tale decisione sia valida? Le decisioni richiedono competenza e solitamente la maggioranza popolare, su argomenti specifici, poche volte ha competenza.

Quando le cose non vanno bene e il popolo si accorge che ciò che non va dipende da chi governa, ha forse modo, il popolo, di cambiare drasticamente la situazione? Ad esempio, il popolo non può pronunciarsi in materia finanziaria e in materia fiscale, il che è come dire che su certi argomenti il popolo deve subire. Insomma, il tutto assomiglia molto ad una messa in scena demagogica.

Si può dire che ci siano dei paesi dove, formalmente, si riconosce che il popolo conti qualcosa e lo si consulta almeno nelle cose minori: questo, in linea di principio. Poi, se la decisione del popolo è gradita anche a chi comanda, si applicherà nei fatti concreti, strombazzando a destra e a sinistra di come la decisione sia stata presa dal popolo sovrano. Se invece la decisione del popolo non è condivisa da chi governa, si opererà diversamente, vanificando la decisione del popolo bue.

Sarebbe bene che, alla televisione, il capoccia di turno dicesse: “Nel prossimo referendum dovreste decidere così come la penso io, altrimenti vanificherò il referendum stesso.”

Gli esempi concreti sono parecchi ma il popolo non protesta. Eccone alcuni:

  • I sindacati devono ricevere le loro spettanze dai lavoratori con conferma esplicita annuale e non con tacito rinnovo: le differenze monetarie sono enormi. Il Referendum è stato semplicemente ignorato e non applicato.
  • Eliminazione del Ministero dell’Agricoltura e passaggio, delle decisioni in materia, alle Regioni. Il Referendum è stato praticamente ignorato. Chiuso il Ministero dell’Agricoltura, in dispregio della gente e senza spiegazione plausibile alcuna, è stato creato il Ministero delle Risorse Agricole. Sono cose che farebbero saltare la mosca al naso ad un santo.
  • Responsabilità civile dei giudici. Referendum stravolto e applicato in modo completamente diverso da come lo voleva il popolo.

Quando le cose sono veramente compromesse e siamo ad un passo dal ridicolo, la gente dice: “Ghe vorìa quéło col légno…” [Ci vorrebbe quello col bastone]. La gente sottintende il fatto che quello col bastone dovrebbe essere una persona onesta e capace di giudizi imparziali. Tuttavia, quest’ultima soluzione non è gradita a politici e burocrati. Perché mai?

Per concludere e in parte vanificare quanto detto, basti dire che ogni popolazione ha, tutto sommato, i politici che si merita ed anche i dittatori: noi ci siamo meritati Mussolini e i tedeschi si sono meritati Hitler. Anche altri hanno avuto dittatori ed altri ancora non ne hanno avuto o almeno non recentemente.

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