Annosa questione [459]

clientelismoIl clientelismo è diffuso in tutto il mondo, ovviamente in modo non uguale. Per quale ragione?    

Ci sono paesi dove il clientelismo è più profondamente diffuso (ed arriva poi alla corruzione) e paesi invece dove è meno diffuso (e magari non arriva alla corruzione).

Le origini del clientelismo sono da ricercare nel fatto che l’uomo è un animale sociale e vive costantemente a contatto coi suoi simili. In ogni tipo di società umana, si stabiliscono inevitabilmente dei ranghi, dove alcuni sono più in alto ed alcuni altri sono meno considerati.

Inevitabilmente, qualcuno eccelle in qualche comportamento e questo è il primo sprone per considerare che non siamo tutti uguali. Se non siamo tutti uguali, allora il gioco è già fatto.

Parliamo, ad esempio, di un esponente altolocato in una piccola comunità. Ha dimostrato di risolvere i problemi meglio degli altri ed è considerato quindi come una eccellente persona. Tutti vanno a chiedergli consigli, creando un debito di gratitudine nei suoi confronti. In cambio dei consigli, ringraziano primamente ma al quarto consiglio si sentono in dovere di contraccambiare con un pollo. Ma qualcuno, invece di attendere il quarto consiglio contraccambia col pollo già dal terzo consiglio. Un altro ancora, contraccambia con un pollo già dal secondo consiglio…

Abbiamo un primo meccanismo, basato su un tacito accordo, dove si capisce che per avvalersi dei consigli del maggiorente si deve contraccambiare in qualche modo. Ma questo crea un precedente: esiste una persona in grado di risolvere i problemi ed esistono altre persone che fanno dei regali. Ovviamente, colui che regala un pollo immediatamente, sarà favorito se chiederà altri consigli in futuro. Fin qui, ci limitiamo ai consigli e, in verità, apparentemente non c’è nulla di male. Ma…

Ma il maggiorente, importante ed apprezzato, ha pure una cerchia di conoscenti, un poco meno importanti ma pur sempre importanti.

Se io ho già regalato un pollo al maggiorente e so che egli è amico di un industriale, gli porterò 24 polli pur che parli bene di mio figlio, che ha bisogno di lavorare.

Fa parte della natura umana quindi cercare di favorire il proprio figlio e di raccomandarlo al maggiorente. Se mi si dice che una legge non consente di raccomandare mio figlio, cercherò di aggirarla in tutti i modi possibili e immaginabili.

Da quanto esposto sino a questo punto, risulta chiaro di come sia difficilissimo che i genitori non appoggino i propri figli. Tutti sono uguali, lo capisco, nessuno dovrebbe appoggiare i propri parenti, capisco anche questo… ma con tutte le eccezioni che ci sono, vorrei che ce ne fosse una anche per mio figlio: una più, una meno…

La corruzione, poi, nasce come qualcosa di non troppo diverso da quanto esposto. Corrompo per favorire mio figlio e non ho nemmeno la coscienza che mi rimorde. Come se non bastasse, mia moglie dice che ho fatto bene a cercare di appoggiare il figlio disoccupato e su questi argomenti non ragiona troppo bene (in teoria) ma in pratica ragiona benissimo e cita che, alla faccia delle leggi, i potenti si aiutano a più non posso, come credono più opportuno.

Bisognerebbe eliminare i clubs, i circoli, le associazioni bocciofile e tutte le organizzazioni umane che aiutano i loro affiliati, alla faccia delle leggi che sono teoriche e contrarie all’indole umana.

Quando si va dal parroco pregandolo di trovare un posto a nostro figlio, si va perché siamo gente di chiesa e speriamo che il parroco ci dia una mano. Ma la mano del parroco, se teniamo conto delle leggi, è un’ingiustizia nei confronti di chi non è gente di chiesa. Il parroco, tuttavia, pensa: “Io voglio favorire chi viene in chiesa.”

A scanso di equivoci, non stiamo sostenendo che clientelismo e nepotismo (dai quali, come esposto, si genera poi la corruzione) siano belle cose: tuttavia il concetto di uguaglianza assoluta è fuori dalla realtà.

I giudici, che dovrebbero applicare le leggi, sono pur essi esseri umani e quando il giudice viene favorito nell’ingresso al teatro (cosa innocente) dimostra che egli, se equanime, applicherà ai suoi simili dei comportamenti che non vengono applicati nei suoi confronti.

Per cui, concludiamo col proverbio veneto:

Chi no gà sàntołi, no gà bussołài.” [Chi non ha padrini non ha biscotti]. Il proverbio ci dice quindi che si tratta della natura umana.

Per estirpare la corruzione, che nasce originariamente, evolvendosi, dal piccolo favore richiesto, bisognerebbe cambiare la natura umana. La pretesa uguaglianza attuale è un assurdo che non può riguardare gli esseri umani.

Non c’è infatti reale differenza, se non per la profondità, nei seguenti esempi:

  1. Ti chiedo un consiglio.
  2. Ti chiedo un altro consiglio e in cambio ti regalo un pollo.
  3. Ti chiedo un piccolo favore e in cambio ti regalo un pollo.
  4. Trova un posto di lavoro a mio figlio e ti regalo 24 polli.
  5. Fammi vincere l’appalto senza concorso perché ne ho bisogno e te ne sarò grato.
  6. Fammi vincere l’appalto senza concorso perché ne ho bisogno e mi sdebiterò con una mazzetta per contraccambiare.

Per evitare che si verifichi il punto 6, bisogna dapprima lottare, per migliaia di anni, per evitare che si verifichi il punto 1.

Come diceva Indro Montanelli: “La corruzione comincia con un piatto di pasta.”

Come diceva un Anonimo: “In un paese, più leggi ci sono e più corruzione esiste.”

Come diceva Bertolt Brecht: “Molti giudici sono incorruttibili, nulla può indurli a fare giustizia.”

Ed Oscar Wilde:” Molti giudici sono così fieri della loro incorruttibilità che dimenticano la giustizia.”

E Tacito: “Le leggi sono moltissime quando lo stato è corrottissimo.”

Anonimo: “Soldi e amicizia vincono la giustizia.”

Anonimo: “Dove non bastassero quattrini e conoscenze, non resterà che provare con il sorriso di una donnina compiacente.”

Ancora Bertolt Brecht: “La corruzione è la nostra unica speranza. Finché c’è quella, i giudici sono più miti, e in tribunale, perfino un innocente, può cavarsela.”

Manlio Cecovini (Dizionarietto di filosofia quotidiana, 2002): “La corruzione, nelle sue molteplici applicazioni, è da sempre la spina dorsale della politica e chi non la pratica è considerato un elemento di disturbo, da eliminare alla prima occasione.”

“Omnia Romae cum pretio.” [A Roma tutte le cose hanno un prezzo]. (Decimo Giunio Giovenale, Satire, II sec.)

Siamo arrivati al punto che una persona che non si faccia corrompere è considerato non semplicemente onesto ma meritevole di lodi e complimenti.

 

 

 

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