Domenica Festa 1 [577]

1958_ Giulietta
1958 – La casa a Verona col famoso davanzale dove, secondo la tradizione, Giulietta si mostrava al suo Romeo, secondo Shakespeare – Fotografia in bianco e nero resa a falsi colori – Anche se non c’è niente di vero, i turisti accorrono comunque a frotte – Ernesto Giorgi©

Il vero appassionato del mare e della tintarella, nella prima quindicina di ottobre, dice ‘ottembre’, prolungando così le piacevoli sensazioni  che provava in settembre, ancor invêr l’estate. Anzi, non ‘prolungando così’, bensì ‘prolungando così così’.

D’altronde,
finita è l’estate
e quel che l’è state, l’è state.

Per quest’anno poi, ascoltate:
le giornate dell’estate sono state disprezzate.
Eran state provocate
da un fenomeno maligno
che si chiama, invero, El Niňo.

Mi piacerebbe tenere una rubrica chiamata ‘Indovinala, grullo’.
La rubrica avrebbe come sottotitolo:

Vari quiz ai grulli, per vedere se indovinano cosa vogliano realmente fare i politici. Per quelli che non lo avessero ancora capito, i grulli che dovrebbero indovinare i quizzes (plurale di quiz) sono le persone che, rimanendo onesti, non si sono dedicati alla politica.

“Pochi uomini sopporterebbero la propria vita se non si sentissero vittime della sorte.”
Nicola Gomez d’Avila

Finché possiamo dire “questo è il peggio che mi sarebbe potuto accadere” vuol dire che siamo ancora vivi.
Anonimo

Il pigro è una persona intelligente e dice:
“Mai rimandare a domani ciò che potresti fare benissimo dopodomani.”
Mark Twain

Se un milione di persone crede ad una cosa idiota, la cosa non cessa di essere idiota.
Anatole France

Il Club dello Stroppolo riesce ad ottenere una serata culturale: il famoso genetista professor Silente Parolini, invitato dal presidente del Club, Onesto Gustavini, terrà, dietro congruo compenso, una conferenza sulla Macchia Asiatica.

asiatica
Macchia asiatica: carattere secondario recessivo di natura genetica.

Parolini espone una gigantografia: “Gentilissime signore e distintissimi signori, come potete vedere dalla fotografia, parecchi di noi hanno una macchia grande circa come una moneta da due euro, color caffellatte, sul fondo schiena, proprio sopra l’osso sacro. Non è una macchia assolutamente pericolosa, anzi, non dice proprio niente da un punto di vista salutistico. Semplicemente, ciò significa che almeno un genitore di questa persona o qualche suo antenato ha avuto un genitore asiatico. Tale macchia è un carattere genetico recessivo secondario.”

Vezzosissima ed attraente signora tra gli ascoltatori: “Professore, si potrebbe dire quindi che si tratta di un vezzo? Di una specie di tatuaggio naturale?”

Parolini: “Carissima signora, volendo, si può ovviamente considerare sia un vezzo che un tatuaggio naturale: come dicevo, tale macchia è un carattere genetico recessivo secondario.”

Vezzosissima ed attraente signora: “Mi piacerebbe sapere se ce l’ho anch’io… professore, si potrebbe controllare anche adesso?”

Risatine in sala: sentiamo cosa risponde l’esimio professore…

Parolini: “Beh, insomma, comprendo perfettamente il suo desiderio di approfondire, signora ma data la posizione… lei si dovrebbe spogliare… non so se sia il caso…”

Vezzosissima ed attraente signora: “Professore, di solito, quando mi spoglio… no, volevo dire, cosa ci sarebbe di male? sarebbe per motivi scientifici…”

Parolini: “Ora vorrei proseguire con la conferenza…”

Vezzosissima ed attraente signora: “Preferisce controllare dopo?”

Parolini: “Ne riparliamo eventualmente alla fine della conferenza. Sentiamo la domanda di quella signora vestita di rosso che ha alzato la mano.”

Signora in rosso: “Professore, io la macchia ce l’ho: mio marito non l’ha mai notata ma… insomma, mi hanno detto che ce l’ho.”

Sorrisini maliziosi in tutta la sala.

Signora in rosso: “Questo significa allora che mia madre ha avuto rapporti con qualche cinese, perché mio padre buon’anima non aveva la macchia. Mi dica se sbaglio.”

Parolini: “Forse non sono stato chiaro. Non è detto assolutamente che sia stata sua madre. Potrebbe essere successo anche cento generazioni fa. Calcolando 25 anni per generazione, farebbero 2500 anni e così risaliremmo ai tempi dell’antica Roma. Comunque come ho detto, in ogni caso si tratta di un carattere recessivo.”

Signora in rosso: “Vero… mio padre aveva un carattere come dice lei: proprio recessivo… quindi è un marchio dell’infamia. Una colpa che rimane per sempre, addirittura per cento generazioni…”

Parolini, leggermente spazientito: “Intanto non è detto che si tratti di un cinese: potrebbe essere stato un asiatico qualsiasi. Egli poteva forse anche essere il legittimo consorte… non mi risulta che sia proibito sposare un asiatico. Può darsi benissimo quindi che non ci sia nessuna infamia. Può darsi che non siano cento generazioni, come nell’esempio precedente, potrebbero essere dieci o cinque.”

Vezzosissima ed attraente signora: “Ma allora, in tal caso l’infamia sarebbe meno lontana nel tempo… per questo lei non era d’accordo sul fatto che fosse un vezzo…”

Parolini, spazientito: ”Insomma, gli esempi sono solo esempi: se la macchia asiatica c’è, significa che qualcuno ha seminato geni asiatici.”

Parroco: “Questi matrimoni tra gente di diverse religioni…”

Iscritto al partito FVC: “Al partito sostengono che non ci sono differenze tra le razze e che anche gli extra-comunitari sono uguali a noi. Ma se ci sono queste macchie…”

Parolini, più spazientito di prima: “Quando si viene a sapere una cosa, è sempre meglio tardi che mai.”

Romualdo Grani, agricoltore: “Non so come si possano seminare questi geni asiatici: faccio il contadino da una vita ma…”

Idraulico, interrompendo Grani: “Son d’accordo con Grani: guardi, professore, che è una brava persona: di questo, possiamo star sicuri.”

Parolini, alla disperazione: “Per seminare i geni asiatici intendevo dire che qualche cinese è andato a letto con qualcuna…”

Una dama di San Vincenzo interrompe il professore: “Qui si comincia ad insinuare…”

Il parroco: “Professore, lei sa qualcosa, sia più chiaro…”

Il sindaco: “Professore, benché io sia di un partito diverso da quello dell’arciprete ed io non condivida quasi mai le sue opinioni, concordo sul fatto che lei dovrebbe essere più chiaro. Io tuttavia non mi riferisco ad eventuali scappatelle attuali: si sa che i tempi sono cambiati, mi riferisco per inciso alla sua affermazione circa i cinesi che avrebbero avuto dei rapporti con le nostre donne ai tempi di Roma: la trovo tendenziosa, addirittura forse incostituzionale, in ogni caso non politically correct, poco elegante ed inutile anche perché, quella volta, non mi risulta che i cinesi frequentassero le nostre regioni: forse lei ha una cultura di destra ma mi creda che, i cinesi, il comunismo se lo sono praticamente dimenticato. Un minimo d’istruzione ce l’abbiamo anche noi, un po’ di Storia ce l’hanno insegnata…”

Parolini: “Sapete cosa vi dico? Niente. Non dico più niente. E dite a Gustavini che non voglio una lira e che me ne vado. Prima però, una cosa la vorrei fare. Lei, vezzosissima ed attraente signora: venga con me, voglio controllare subito tutte le sue macchie asiatiche, centimetro per centimetro e se non le dovessi trovare, cercherò di controllare ancora meglio.”

Dama di San Vincenzo al parroco: “Senza Dio! è un senza Dio!”

Parroco: “Vade retro, Satana!”

Sindaco: “Fascista di mezza tacca! è un fascista di mezza tacca! avete sentito? ce l’aveva coi compagni cinesi!”

Romualdo Grani: “Sul più bello che stava spiegando questi nuovi tipi di seminagione, magari ci si poteva guadagnare qualcosa…”

Idraulico: ”Dato che Gustavini non pagherà niente, mi farò dare indietro i soldi che ho versato per la conferenza…”

Annibale dovrebbe fare il servizio militare di leva ma non lo vorrebbe fare. Ha superato, con suo grande dispiacere, tutte le visite e gli rimane solo la visita oculistica: l’ultima spiaggia.

Il capitano medico oculista gli dice: “Siediti, Annibale e cerca di leggere questo cartello: quale lettera vedi qui?”

Annibale: “Signor capitano, guardi che io non ci vedo proprio.”

Capitano: “Annibale, se permetti, questo lo devo decidere io.”

Annibale: “Signor capitano, vede quella piccola macchia rossa vicino al soffitto?”

Capitano: “Si, Annibale, la vedo molto bene.”

Annibale: “Ecco, signor capitano! io non la vedo! non la vedo! come vuole mai che faccia il servizio militare?”

 

 

 

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