Città di Venezia 6 [444]

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Venezia – Palazzo Ducale – La facciata del molo che da sulla laguna.

Esiste un mistero spiegato male che, pertanto, rimane un mistero: la Colonna del Condannato. Nel Palazzo Ducale di Venezia esiste la facciata che guarda il molo e quindi la laguna: quasi al centro di questa facciata c’è la cosiddetta Porta del Grano o Porta del Frumento.    

Attraverso questa Porta, si accedeva inizialmente agli uffici doganali delle granaglie per denunciare le merci in arrivo, da cui il nome.

 L’accesso alle carceri avveniva da scale poste nel cortile interno, in vicinanza di tali uffici doganali. Quando un condannato usciva dalla sua cella per recarsi al patibolo, usciva da questa Porta. Il patibolo, di solito impiccagione o decapitazione, avveniva in un palco posto tra le due colonne di Marco e Todaro, a 50 metri di distanza. Si usava, molto spesso, imbavagliare strettamente il condannato, con uno straccio in bocca, in modo che non potesse minimamente parlare. La posizione approssimativa della Porta del Grano è segnata nella fotografia da una linea marrone.

Ebbene: tutte le colonne che sostengono il sottoportico della Porta del Grano sono perfettamente allineate, tranne che la quarta colonna (segnata nella fotografia da una linea verde), la quale è molto più sporgente, insomma non allineata, in modo da lasciare meno spazio per i piedi (vedi disegno più sotto, coi due manichini).

Di cosa si è trattato? I casi sono due:

  • Un errore della posa in opera ma, conoscendo la severità della Serenissima, è un’ipotesi difficilmente accettabile.
  • Non un errore, ma un disassamento della quarta colonna rispetto alle altre per una ragione ben precisa.
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Venezia – Piazza San Marco – Palazzo Ducale – La quarta colonna dei condannati – Ernesto Giorgi ©

Mentre un uomo, con le mani legate sul petto, riesce a passare da un lato all’altro di tutte le colonne, mantenendo i piedi sulla pavimentazione colorata in grigio, senza cadere nella pavimentazione colorata in verde, questo, nella quarta colonna, non è possibile farlo. Con le mani legate davanti, poi, che sbilanciano ancora di più, non è neanche pensabile: sembra di farcela ma inevitabilmente si cade sulla pavimentazione disegnata in verde, che in realtà è costituita dalla tradizionale ‘salizada’ (strada selciata) veneziana in pietra d’Istria.

Io ho provato decine e decine di volte, senza tenere le braccia conserte (le quali sbilanciano ancora di più) e solo una volta sono riuscito a passare: avevo tuttavia delle suole rigide. Ripeto: senza suole rigide e con le mani legate sul petto (o conserte, che dal punto di vista dell’equilibrio è la stessa cosa), non ci sono mai riuscito né ci sono mai riusciti tutti coloro che conosco. Eppure, sembra sempre di potercela fare.

In buona sostanza, la spiegazione che viene perpetuata (e alla quale io stento a credere) è che al condannato venisse offerta un’ultima possibilità di essere graziato se fosse riuscito nell’acrobazia.  Tenete presente che il disgraziato respirava anche male per lo straccio in bocca e che, quando era uscito dalla sua cella, certamente non si trovava in condizioni atletiche particolarmente buone.

Come se non bastasse, il molo e la piazzetta erano gremiti da una folla urlante che non favoriva le premesse di tranquillità psicologica necessaria.

Se si tratta di una storia vera, allora è ancora più macabra perché in realtà si trattava di una presa in giro.

Mentre le altre colonne sono battute dal martello degli scalpellini, osserverete che la quarta colonna, pure battuta, è diventata lucida e levigata per gli innumerevoli tentativi che vengono fatti in continuazione da tutti coloro che conoscono la… storia? leggenda? favola? non saprei come definirla.

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