Borsera [187]

contadinoVarie volte abbiamo parlato dei giovani maschi che non sono all’altezza delle loro analoghe giovani ragazze: le ragazze, anche con due o tre anni di meno, sono più mature e i maschi invece sembrano dei pesci fuori dall’acqua. Ne abbiamo parlato in Il pretendente 1 e in Il pretendente 2 e comunque il concetto dell’inadeguatezza dei giovani maschi è molto diffuso e si troverà probabilmente nel sito de IL PIAVE anche da qualche altra parte.

Come abbiamo avuto occasione di dire, le cause sono molteplici: mentre la femmina viene allevata per la famiglia, per il matrimonio e quindi si aspetta di ricevere la corte da qualcuno, il maschio viene allevato per il lavoro (di cui lo sport è una premessa, un prodromo) e solitamente nessuno gli insegna a comportarsi da corteggiatore. Di qui proviene la goffaggine, che suscita molta ilarità. Se aggiungiamo il fatto che sino a poco tempo fa i giovani maschi contadini non avevano tempo per studiare perché dovevano aiutare la famiglia nel governo dei campi, allora abbiamo il quadro completo.

Ad un certo punto, però, le esigenze ormonali si fanno sentire e allora il nostro principe azzurro in erba si accorge di non essere all’altezza della situazione: quanto più si rende conto di questo e tanto più può reagire in modo imprevedibile.

Di solito, esiste un istruttore, un sedicente esperto, che cerca di erudire il pupo maldestro. Abbiamo quindi qui esposto il caso di Romeo, innamorato (inesperto) di Giulietta e Mentore, sedicente esperto sessuale.

Mentore: “Caro Romèo, bisògna fàrse sóto, sinò no se màgna òca… bisògna fàrse véder, fàrse conósser, insóma bisògna fàrse vànti o vùtu spetàr, sognàndo?” [Caro Romeo, devi farti sotto, altrimenti non otterrai niente… bisogna farsi vedere, farsi conoscere, insomma bisogna farsi avanti o vuoi aspettare, sognando?]

Romeo: “Te discòre, ti… ma mi, mi no sò gnànca da che bànda sprinθipiàr…” [Tu fai bei discorsi, ma io, io non so nemmeno da che parte cominciare…]

Mentore: “Te va càsa de ła tósa e parlàndo par taliàn the ghe dixe che ti te si là par véderla e par parlàrghe de ròbe importànti. Dòpo, el rèsto vien da sé.” [Vai a casa della ragazza e parlando in italiano le dici che sei là per vederla e per parlarle di cose importanti. Dopo, il resto viene da sé]

Romeo: “Te discòre, ti… ma mi el taliàn no’l so puìto, son stàt sèmpro téi càmp… e po’, se vièn fòra so pàre o so màre? ‘sa òio da fàr?” [Tu discorri… ma io l’italiano non lo so bene, sono stato sempre nei campi… e poi, se si presentano sulla porta suo padre o sua madre? Cosa dovrei fare?]

Mentore: “Se no te sa ben el taliàn, pàrla par diałéto ma mèio che te pòl… se l’è so pàre o so màre, te ghe dixe: ’Buonasera a voi, sono Romeo Montecchi, un amico di Giulietta, vorrei avere il piacere, se me lo consentite, di fare due parole con lei. Se non è in casa, mi scuso per il disturbo e sarà per la prossima volta…” [Se non sai bene l’italiano, parla in dialetto ma meglio che puoi… se trovi suo padre o sua madre, dici:]

Romeo: “Me piàse, gràssiese l’è ła tósa… se no la è… bràvo, Méntore, te łe ha pensàde pròpio tùte, vùi provàr…” [Mi piace, grazie, se c’è la ragazza… se non c’è… bravo, Mentore, le hai pensate proprio tutte, voglio provare…]

Mentore: “Chi no rìss-cia, no ràss-cia!” [Chi non rischia, non raschia!]

Romeo sta nascosto in un campo di mais per due giorni interi a ripetersi mentalmente tutti i casi possibili e immaginabili: se succede A, dico B, se succede C, dico D… perfetto, tutto previsto…

Arriva la sera fatidica: tirato a festa, Romeo prende la bicicletta e si avvia ma, dall’emozione, suda come un cavallo: allora si allenta la cravatta, cerca di slacciarsi il bottone del colletto della camicia ma trova un grosso sasso e, siccome ha una mano sul colletto, perde l’equilibrio e cade malamente per terra, strappa la giacchetta, sporca di fango i pantaloni e anche di olio della catena; come se non bastasse, si fa un bozzo sanguinolento sulla fonte.

Arriva malconcio a casa di Giulietta. Nel cortile, a prendere il fresco, seduti su di una panchina, ci sono i genitori di Giulietta che vedono questo tizio sanguinante, tutto infangato, sporco di olio e con la giacchetta strappata. Romeo dimentica tutti i pistolotti mandati a memoria e urla con quanto fiato ha in gola:

Borséra,

lè na scałògna néra…

ma mi son quà par tósa…

se l’è tósa, l’è tósa e sinò,

borséra!”

[Buonasera (dialetto dei peggiori),

è una scalogna nera…

io sono qua per la ragazza…

se c’è la ragazza, c’è la ragazza ed altrimenti,

buonasera!]

Non ci sarebbero commenti da fare, perché una barzelletta o storiella che sia non è un aneddoto, non richiede né spiegazioni né commenti e il successo dipende dall’intuito della persona che ascolta. Non essendo molto pronunciato tuttavia questo atteggiamento negli anziani della sinistra Piave, mia nonna, dopo mezzo minuto di riflessione, incapace di astenersi dal commento, avrebbe aggiunto:

Pòre móna… no hàło deθipà fòra tùt…” [Povero sciocco… non ha forse, così, rovinato tutto…]

Lungi da lei pensare ad una storia inventata.

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